Lady Amherst

CHRYSOLOPHUS  AMHERSTIAE 

FAGIANO di LADY AMHERST

ORDINE: GALLIFORMES.

FAMIGLIA: PHASIANIDAE.

GENERE: CHRYSOLOPHUS.

SPECIE: AMERSTIAE.

 

Originaria della Cina sud-occidentale e del nord-est Birmania (attuale Myanmar), il fagiano Lady deve il suo nome a Lady Sarah Amherst ( 1762-1838 ), contessa di Amherst e moglie di Sir William Pitt Amherst, diplomatico inglese e governatore  generale dell’India dal 1823 al 1828.

Coppia di Lady Amherst foto da http://www.birdnet.cn

Il primo esemplare di questa specie venne spedito a Londra proprio nel 1828, ma, sfortunatamente, morì durante il lungo viaggio dall’Asia verso il Vecchio Continente. Nonostante ciò, durante questo tragico viaggio si ebbe la possibilità di studiare questa razza di fagiano, descriverne accuratamente le caratteristiche e catalogarlo ufficialmente.

In seguito, all’incirca fra il 1869 ed il 1874, altri esemplari arrivarono in Europa, questa volta sani e salvi. Tuttavia, in quasi tutte le importazioni vi era una grande prevalenza di soggetti di sesso maschile. Ed è proprio per questo motivo, oltre che alla grande somiglianza della femmina di Lady con quella di fagiano Dorato, che già a quei tempi i maschi di Lady Amherst venissero spesso incrociati con femmine di Dorato, dando vita a degli ibridi fertili con colorazioni e caratteristiche intermedie. Suquesto punto è bene sottolineare come, con dei reincroci per sostituzione, si torni facilmente al tipo Dorato; mentre si fa molta fatica a tornare al tipo Lady, in quanto, anche dopo svariate generazioni, la colorazione, soprattutto del petto e della coda, resta inquinata da tracce bruno/rossastre. 

In particolare nei maschi di questa specie la purezza è evidenziata dal colore della mantellina, del petto e della coda, che devono essere sempre perfettamente argentati senza alcuna traccia di altri colori come bruno e rosso, in quanto sarebbe appunto sintomo di una ibridazione con il fagiano Dorato.

Dettagli del piumaggio maschile foto di Paolo C.

Ben si comprende, quindi come ai giorni nostri sia estremamente difficile entrare in possesso di esemplari puri.

Dettaglio del petto assente di inclusioni Bruno dorate. foto di Paolo C.

A corroborare tale tesi, recenti studi sul DNA di questa specie hanno dimostrato come la quasi totalità dei Lady presenti in territorio europeo portino in sé, chi più chi meno, materiale genetico del fagiano Dorato, seppur in molti casi siano perfettamente identici agli esemplari puri, tanto da risultare indistinguibili senza tali accurati esami genetici. 

 

Venendo alla descrizione delle peculiarità della razza, la nostra disamina non può non partire dalla livrea, tipica del soggetto maschile, molto appariscente e colorata, che in Cina gli ha fatto guadagnare diversi appellativi tra cui ‘’Houa-ze-ki’’ o ‘’Kwa-kwa-chi’’, che significano rispettivamente «fagiano fiorito» e «fagiano diamante» (quest’ultimo rispecchia anche il corrispettivo nome tedesco ‘’Diamantfasan’’ ).

Il maschio misura dai 100 ai 130 cm di lunghezza, dei quali 80-110 spettanti alla coda, per un peso che va dai 650 ai 900 g. 

Molto più piccola è invece la femmina, che misura tra i 55-70 cm di lunghezza, dei quali 30-45 spettanti alla coda, per un peso di 600-750 g.

Impossibile non notare un grande dimorfismo sessuale tra i due sessi, soprattutto per via della sgargiante livrea del maschio, il cui capo è di colore verde metallico, sormontato da un’appariscente ciuffo formato da lunghe piume filiformi di colore rosso rubino. 

La pelle attorno agli anelli oculari è nuda e di colore azzurrognolo-grigiastro;  la faccia, il mento e la gola sono di colore verde iridescente, come anche la parte superiore del petto che crea un forte contrasto con il bianco candido della parte inferiore, indice di purezza.

La mantellina, che si presenta molto ampia ed arrotondata, è composta da penne bianche con orlature nere cangianti in verde che gli danno un aspetto squamato.

Il groppone appare giallo dorato chiaro con copritrici superiori della coda e frangiature esterne di un colore rosso scarlatto molto appariscenti.

La coda, molto lunga,  si presenta bianca con forti barrature e variegature  di colore nero che la fanno apparire quasi argentata.  L’iride è bianco-argenteo; mentre il becco e le zampe sono grigio-azzurrognole con i tarsi dotati di speroni.

Le ali sono di colore azzurro porpora scuro, ad eccezione delle grandi e medie copritrici che sono di colore verde irridescente con orlature nere.

I soggetti non ancora maturi, seppur già dal primo anno fertili e atti a riprodursi, somigliano molto alle femmine adulte. Tuttavia, possono essere sessati molto prima del finissaggio dei colori che, invece, viene ultimato al secondo anno di vita, osservando il colore dell’iride che si presenta bruno scuro nelle femmine e di colore bianco-argenteo nei maschi. 

A differenza dell’esemplare maschio, la femmina è caratterizzata da una livrea più “sobria” e meno vistosa, in genere di color bruno-camosciato, vagamente rossiccio scuro, con barrature nere. L’iride è bruno scuro; La pelle è nuda attorno agli anelli oculari ma più estesa rispetto al maschio e di colore più scuro.

Becco e zampe si presentano di colore azzurrognolo-grigiastro ma i tarsi, a differenza del maschio, sono privi di speroni o, al massimo, sono solamente leggermente accennati.

 

In natura questi animali prediligono macchie e boschetti di bambù, in zone con un’altitudine di 2-3.000 metri, in quanto i germogli costituiscono il  loro nutrimento preferito. Tuttavia,  si adattano bene anche in macchie arbustive con radi alberi.

Nonostante siano animali che vivono quasi tutto l’anno nello stesso territorio, capita che durante un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate con ruscelli e laghi gelati, o comunque in periodi particolarmente freddi, si spostino a quote più basse, dove sopravvivere è sicuramente meno arduo e la disponibilità di acqua da bere e di cibo è sicuramente maggiore.

Essendo animali dal temperamento timido e discreto preferiscono la folta vegetazione alle zone eccessivamente scoperte, dove di solito formano piccole “famiglie” composte da 2/3 femmine ed un maschio.

Tuttavia, durante l’inverno o comunque fuori dalla stagione riproduttiva, formano spesso gruppi molto numerosi, che possono essere composti anche da 25/35soggetti. 

La sera si appollaiano sugli alberi, nel tentativo di difendersi dai numerosi predatori.

L’iniziare della stagione riproduttiva può variare a seconda del luogo e delle condizioni climatiche, ma di solito inizia a metà aprile e si protrae sino a giugno, luglio inoltrato, nel caso siano in cattività e le uova vengano regolarmente tolte.

Se le uova vengono lasciate alla cova naturale vengono di norma deposte dalle 6 alle 12 uova prima che la femmina decida di iniziare a covarle, mentre se regolarmente prelevate possono arrivare anche a 30-40 uova a stagione, con una deposizione che può essere quotidiana o a giorni alterni.

In questo periodo i maschi diventano particolarmente nervosi ed iniziano a determinare i propri territori, si accoppiano con quante più femmine possibili, che  si allontanano immediatamente dopo la copula, mentre loro rimangono a difenderne il proprio territorio, pronti ad attaccare qualsiasi invasore. 

In libertà il nido, che viene solitamente costruito a terra, consiste fondamentalmente in una piccola buca creata raschiando sul terreno, grossolanamente rifinita e “tappezzata” con materiali morbidi ed asciutti trovati nelle immediate vicinanze, di solito foglie secche. Quasi sempre alla base di un cespuglio, sotto un ramo morto o nella fitta vegetazione, in un posto che garantisca la giusta privacy alla femmina durante tutta la durata della cova.

La deposizione consiste in 6-12 uova di colore bianco-rosato che vengono covate dalla sola femmina per 22-23 giorni.

 

 

Una volta schiusi la madre scalderà ancora per qualche ora i suoi piccoli che una volta asciutti e recuperate le energie sprecate per la schiusa, stimolerà ad uscire dal nido, ed a seguirla alla ricerca di cibo. Rimangono solitamente uniti sino alla fine dell’inverno che preannuncia l’inizio di una nuova stagione riproduttiva.

In cattività è consigliabile che i due sessi vengano separati appena si rendono riconoscibili.  

Visto il loro atteggiamento battagliero sarebbe meglio evitare la convivenza di più maschi adulti all’interno della stessa voliera, ma, se per esigenze particolari, fosse necessario si può cercare di distrarli inserendo una femmina in una voliera vicino in modo che possano vederla e concentrandosi su di essa, evitino di azzuffarsi. 

 

In cattività sono animali molto conosciuti ed apprezzati, che vengono allevati sia dagli allevatori esperti, che dalle persone che si avvicinano al mondo dei fasianidi per la prima volta.

Questo grazie anche alla loro rusticità e adattabilità ai vari ambienti che li rende molto indicati anche per i principianti. 

 

Nonostante siano molto riservati e schivi non sono rari i casi in cui si riesce a far abituare questi animali al contatto con l’uomo, sino all’allevamento a mano. 

Il maschio di Lady è di indole abbastanza aggressiva nei confronti delle femmine, più del “cugino” Dorato, infatti durante il periodo riproduttivo, passa le sue intere giornate a controllare le sue  femmine e a corteggiarle incessantemente, esibendosi in spettacolari parate. 

 

Ed è proprio per questa sua insistenza che è preferibile allevarli in un regime di poligamia, ovvero tenendo più femmine con ogni singolo maschio, in modo che quest’ultimo non vada ad accanirsi su un’unica femmina e non la stressi troppo con le sue continue richieste amorose. 

 

Provenendo dalle aree montane questi animali tollerano molto bene anche le temperature invernali più rigide, ma un rifugio, anche rudimentale, che può essere costituito da una semplice tettoia chiusa almeno su tre lati, con al suo interno un posatoio posizionato ad un’altezza adeguata in modo da preservare le lunghe code dei maschi, è comunque necessario per difenderli dalle intemperie, e che dia agli animali una zona d’ombra e fresca in cui avere riparo nelle calde giornate estive, proteggendoli anche dalla luce troppo intensa che può portare ad un rapido sbiadimento dei colori della loro livrea.

 

Come già detto, questa specie è estremamente adattabile e le femmine ne sono una prova, non manifestando particolari esigenze nemmeno riguardo al nido (ogni tipo di cassetta o struttura  venga messa a loro disposizione è idonea). 

Unica accortezza è quella di destinare a quest’uso degli angoli tranquilli e riparati della voliera o del rifugio utilizzando del materiale, possibilmente naturale, come fascine di legna, frasche di conifere, cannette o altri tipi di vegetali, che, oltre a rendere per le fagiane più invitante il nido, dia a quest’ultima quella sensazione di sicurezza e privacy molto ricercata ed apprezzata dalle femmine che hanno intenzione di iniziare a covare. 

Sia le cassette nido che le ceste, possono essere posizionate a terra o fissati alle pareti perimetrali di voliera e/o rifugio, comunque non oltre i 120-150 cm e con posatoi o rami che ne facilitino l’accesso alla femmina. 

 

Nel caso in cui non venga messo nessun nido a disposizione o quelli presenti non siano considerati adeguati dalla femmina è molto probabile che quest’ultima decida, proprio come in natura, di scavare una buca, non troppo profonda, in un angolo tranquillo e riparato, dove dopo aver utilizzato i materiali trovati nelle vicinanze per rivestirne le pareti deporrà le sue preziose uova. 

Anche se raramente può succedere che qualche femmina non sia dotata di grande istinto materno o di predisposizione alla cova e deponga le uova in giro per tutta la voliera: in questi casi è molto improbabile che l’incubazione naturale vada a buon fine. Pertanto, sarà d’obbligo prelevare le uova e procedere con un incubazione di tipo artificiale o affidare le uova ad un’altra fagiana in cova o ad una chioccia. 

 

 

Molto diversa sarà la situazione nel caso di un gruppo composto da più femmine ed un maschio, in quanto molto difficilmente le femmine inizino a covare nello stesso momento, quindi la presenza del maschio all’interno del gruppo sarà indispensabile, in modo da continuare ad accoppiarsi con le femmine non impegnate nell’incubazione, così da non compromettere la fecondità delle uova di quest’ultime e quindi le loro prossime covate. 

Tuttavia sia con cova delle stesse madri, sia con un incubazione di tipo artificiale ( temperatura pari a 37,5 gradi, con un tasso del 45-50% di umidità), sia utilizzando chiocce( meglio se nane)o fagiane di altre specie si ottengono ottimi risultati. 

 

Per quanto concerne il loro regime alimentare, in generale, questo non presenta particolari difficoltà in quanto può essere somministrata un’alimentazione di tipo “commerciale” basata sui comuni mangimi bilanciati che si trovano nelle agrarie, da gestire e rivedere ovviamente in relazione all’età.

 

In genere, la dieta di questi animali in cattività viene composta da mix selvaggina o ancora meglio un buon mangime per fagiani, mix granaglie spaccate.

In tutti i periodi dell’anno e ad ogni età degli animali, una buona integrazione a base di erbe, verdure, frutta, come anche tarme della farina essiccate o fresche è necessaria in quanto utile al loro benessere psico-fisico.  

 

 

 

 

 

Quando si parla di spazi da dedicare ai nostri animali bisogna tener  ben presente che più spazio avranno a disposizione migliore sarà la loro esistenza ed il loro comportamento sarà molto più simile a quello che queste specie hanno in Natura,favorendo anche la riproduzione e la crescita forte e sana degli animali.

Questa specie solitamente convive molto tranquillamente con altri volatili come colombi, tortore e pappagalli: proprio per questo non è raro vedere le loro voliere condivise con altre specie.

Trattandosi di una specie molto rustica ed adattabile all’ambiente dove viene allevata, non esistono particolari parametri riguardo alle misure della voliera, ma si consiglia per una coppia o un trio di animali, formato da 2 femmine ed un maschio una voliera di almeno 10-12 mq, ed alta non meno di 2,50 metri, in modo da dare la possibilità, soprattutto ai maschi, di preservare la loro lunga coda volando e appollaiandosi su eventuali alberi o posatoio posti all’interno della voliera. 

Di GIovanni Mugavero

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