INTRODUZIONE AI COLOMBI VIAGGIATORI

Nel primo articolo di questa sezione dedicata ai colombi ed al variegato mondo della colombicoltura abbiamo dato ampio spazio ai colombi ornamentali, descrivendone le sottocategorie che ne garantiscono una più dettagliata classificazione. Oltre però a questa tipologia di piccioni esiste anche un’altra branca: si tratta dei COLOMBI VIAGGIATORI.

La tradizione che lega l’uomo ai colombi precede l’allevamento a fine ornamentale ed ha avuto come obiettivo originario la produzione di carne (chiara dimostrazione sono anche le razze italiane, che nella maggior parte dei casi sono animali di medie-grandi dimensioni).

In seguito l’uomo però ha notato anche la particolare attitudine di questi volatili a tornare nel loro nido una volta usciti fuori dalle voliere, indipendentemente da quale sia la distanza da esse. L’uomo ha saputo così sfruttare la caratteristica naturale di questo volatile per l’invio di messaggi ed è nato così il primo sistema di comunicazione a distanza della Storia: già al tempo dei Sumeri (5000 a.C.) e degli antichi Egizi (3000 a.C.) il colombo era utilizzato per lo scambio di messaggi e mentre in epoche più recenti l’animale era dotato di accessori per contenere messaggi scritti, originariamente si era soliti colorare di bianco o di nero le penne del volatile, per comunicare per esempio la vittoria o la sconfitta su un campo di battaglia.

Il colombo viaggiatore coi portamessaggi – Taschetta pettorale e tubetto alla gamba
Dal bollettino ufficiale FCI – 1928
(Immagine recuperate dalla pagina Facebook “Ricordi e un po di storia della colombofilia”)

Senza andare troppo indietro nel tempo anche durante la Seconda Guerra Mondiale, quando telegrafo ed altri strumenti di comunicazione moderni erano alla portata di eserciti e reggimenti, il colombo viaggiatore svolse un ruolo di cruciale importanza, non solo trasportando messaggi, ma anche come “droni animali”, in quando sul proprio petto venivano installate delle telecamere per visionare il posizionamento delle truppe avversarie ed lo stato dei nemici.

Estratto da alcuni opuscoli di “colombaia Militare” 1933
dove è possibile vedere le fotocamere di soli 40 grammi imbracate al piccione
(foto e documenti di Ermes Sacchetti)

E’ di fondamentale importanza precisare nuovamente che il colombo viaggiatore non percorre tratte generiche da un punto A (qualsiasi) ad un punto B (qualsiasi) a seconda di dove si trovi il mittente o il ricevente, ma allontanato dalla sua colombaia per mezzo di un trasportino e liberato, esso è naturalmente stimolato nel ritorno al suo nido come punto di arrivo. Il ricevente del messaggio del colombo sarà sempre il proprietario della colombaia o qualcuno che si trovi vicino ad essa (per esempio nella stessa città) e possa recuperare l’informazione trasportata.

Volando nel cielo, attraversando mari, monti e deserti, senza sosta, di notte e di giorno il colombo viaggiatore tornerà così sempre alla propria colombaia, al sicuro nel proprio nido: questa è una caratteristica propria di tutte le tipologie di colombi o comunque di quelle che vantino discrete qualità di volatori, ma ovviamente in tutto questo il viaggiatore rappresenta il fiore all’occhiello, poiché è stato selezionato per acutizzare e perfezionare questa attitudine e trasformarla in una dote.

Nei secoli, attraverso un percorso di selezione ed incroci tra razze ufficiali e colombi selvatici, si è raggiunto uno standard di animali che fossero leggeri, uniformi, scattanti e dotati di buone masse muscolari: questo è stato l’iter che ha portato a definire l’aspetto attuale del colombo viaggiatore, volatile dallo spiccato senso dell’orientamento, vista sopraffina, memoria topografica degli ambienti molto sviluppata, ottima capacità di volo, legame con il nido e forte volontà nel ritornarvi.

Documento testimonianza di un evento magnifico
In cui patriottismo e Natura si legano
(foto e documento di Ermes Sacchetti)

L’uomo sicuramente in questo processo ha contribuito moltissimo, portando avanti in fase di selezione quegli animali che rispecchiassero determinati punti di forza per il viaggiatore, come velocità, tempra, senso dell’orientamento e tralasciandone altri meno rilevanti. Oggi il risultato finale è un colombo viaggiatori che con un parallelismo con il mondo umano potremmo definire “atleta”.

Questo gioco di parole non è semplice ironia, ma una vera realtà: il continuo miglioramento ed un naturale confronto tra allevatori di viaggiatori ha portato nei decenni alla nascita di competizioni con protagonisti questi colombi. Come abbiamo detto infatti ogni colombo ha lo stimolo di tornare alla propria colombaia ed in queste competizioni si gareggia per scoprire quale tra tutti i partecipanti sia il più rapido nel fare questo.

La pratica sportiva legata ai viaggiatori nacque in Belgio nel 1818, anno in cui si tenne la prima gara Francoforte sul Meno- Herve su un tracciato di 250Km. Da quel momento in poi si generò prima dai paesi nordici poi a macchia d’olio in tutta Europa un forte interesse dietro questo “colombo-sportivo”, tanto che nell’arco del 1882 furono liberati addirittura oltre 450mila colombi solo in Belgio.

Come abbiamo detto poco sopra in Italia le razze spesso erano allevate per la carne e la loro stazza non aiutava il colombo nel percorrere lunghi voli: in questo le due razze più iconiche furono il Cravattato Italiano (“Reggianino”), il Triganino Modenese ed il Viaggiatore di Parma (oggi estinto), ma le loro ridotte masse muscolari permettevano soltanto brevi spostamenti.

Solo nel 1875 Alfredo Brunacci importò dal Belgio a Firenze alcuni esemplari di Viaggiatore Belga, la razza progenitrice, e grazie a varie sue apparizioni pubbliche con i colombi incuriosì persone di rilievo dell’epoca, grazie ai quali si diffuse nel territori l’amore per questa attività sportiva.

Negli anni si costituirono varie società, andando poi, nella maggior parte dei casi per varie vicende socio-politiche, a scomparire. Il primo raggruppamento di società per mano di Alessandro Ghigi nel ruolo di presidente avvenne nel 1902 ed assunse il nome di Federazione Colombofila Emiliana, visto che riunì sotto di sé club della zona di Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia. L’anno dopo la federazione divenne “Italiana” con l’integrazione della Società Colombofila Fiorentina e della Società Giano di Genova.

Locandine di programmi gare organizzate nel 1922-1924-1925 da varie Federazioni
(foto e documenti di Ermes Sacchetti)

In entrambi i conflitti mondiali il colombo viaggiatore ha rivestito un ruolo fondamentale: seppur l’invenzione di moderni sistemi di comunicazione, come il telegrafo, avesse suggerito la possibilità che questo volatile cadesse in disuso, la realtà è stata quella di un suo costante impiego al fronte; frequentemente infatti le stazioni radio furono bersaglio di bombardamenti, capaci di isolare intere città o reggimenti. Grazie ai colombi viaggiatori questo problema fu aggirato. L’uomo impiegò vari sistemi per spostare questi volatili nelle aree belliche: dall’impiego di cani addestrati per il trasporto di ceste contenenti viaggiatori a paracaduti con contenitori in vimini con all’interno i “messaggeri”.

Prime pagine de “La Domenica del Corriere” raffiguranti momenti
di vita militare dal fronte caratterizzati dall’utilizzo di colombi viaggiatori (1943-1927)
Immagini recuperate dalla pagina Facebook “Ricordi e un po di storia della colombofilia”

Oggi gli allevatori italiani di colombi viaggiatori sono oltre 1800: la F.C.I. descrive nel proprio regolamento la suddivisione delle gare in base al chilometraggio:

– VELOCITA’: da 100Km a 400 Km

– MEZZOFONDO: da 300Km a 600Km

– FONDO: oltre 500Km

– MARATONA: oltre 700Km

Pensando che queste distanze i colombi viaggiatori li percorrono senza fermarsi mai, permette di comprendere come essi siano veramente degli atleti e gli allevatori che li preparano a queste competizioni non stiano allevando dei semplici volatili da compagnia, ma la loro dieta, il loro allenamento e tutte e loro qualità siano frutto di un continuo percorso di apprendimento e miglioramento.

Si intuisce quindi che la suddivisione categorica delle gare non sia solo per distanza, ma anche per sesso (maschi e femmine competono separatamente) e per età (gare dedicate agli adulti e gare per novelli).

Nel nostro Paese esiste anche una colombaia unica a Pratissolo di Scandiano (RE) con una capienza massima di 900 colombi: a differenza delle altre colombaie private, qui tutti gli allevatori iscritti alla Federazione Colombofila Italiana possono portare i loro novelli di un’età compresa tra 35 e 45 giorni (identificati da un anello fissato alla zampa dell’animale), così che trascorrano qui il loro primo anno di vita. In occasione di gare, tutti i colombi tornano a quella stessa colombaia dove sono cresciuti ed il vincitore è quindi il primo che arriva nella sede, incoronato campione italiano. Una volta che l’allevatore lascerà il proprio pullo nella colombaia nazionale, l’animale diverrà di proprietà della Federazione (aspetto fondamentale dato che il parco colombi ogni anno viene sostituito da nuovi novelli ed i vecchi di 1 anno saranno venduti o ceduti).

Il colombicoltore quotidianamente controlla visivamente i propri animali nella voliera e
li prende anche in mano per valutarne la salute e la forma muscolare:
in questo caso l’allevatore Ermes Sacchetti verifica la condizione di un suo colombo di 10 anni (3 primi in carriera)

La Federazione pianifica anche specifici allenamenti per i novelli con date esatte; nel 2021 il piano allenamenti per abituare i novelli al ritorno alla colombaia fu il seguente (giusto come esempio per notare la periodicità degli eventi e la distanza degli spostamenti):

04/08/21: Sassuolo 10Km

09/08/21: Maranello 20Km

14/08/21: Bazzano 35Km

20/08/21: Sasso Marconi 50Km

Mentre il programma gare fu il seguente:

25/08/21: Faenza 100Km

01/09/21: Santarcangelo 160Km

06/09/21: Senigallia 225Km

11/09/21: Porto Potenza Picena 275Km

18/09/21: SEMIFINALE Porto San Giorgio 300Km

26/09/22: FINALE Marina di Lesina 485Km

La Federazione Colombofila Italiano ogni anno definisce premi per i migliori piazzamenti agli originari proprietari dei novelli di inizio stagione.

Nelle competizioni classiche invece i colombi, seppur liberati tutti dallo stesso punto, tornano ognuno alla sua colombaia di proprietà, che deve essere dotata nel punto di ingresso dei colombi nella struttura di un pannello capace di riconoscere la targhetta assegnata al colombo in gara. Il tempo di volo viene quindi calcolato quando l’animale rientra nella struttura. Conoscendo il chilometraggio ed il tempo impiegato se ne calcola la velocità media ed il colombo capace di far registrare il valore più alto si aggiudica la vittoria.

MA COME RIESCE IL COLOMBO VIAGGIATORE A TORNARE SEMPRE AL SUO NIDO?

A questo punto dell’articolo il lettore si sarà sicuramente posto la domanda appena letta: la scienza ancora oggi non è riuscita a spiegare con sicurezza il comportamento del colombo viaggiatore e la sua straordinaria capacità. Due sono le tesi maggiormente accreditate al momento:

– il piccione, già da appena nato, identifica grazie al magnetismo terrestre la posizione esatta della propria colombaia, geolocalizzandola e definendo con esattezza le sue coordinate; in questo modo una volta liberato, indipendentemente che sia ad est oppure ad ovest, a nord o sud, rispetto al suo nido, il viaggiatore, come se fosse dotato di una bussola, identifica la corretta direzione in cui volare per tornare alla propria colombaia;

– l’altra tesi, altamente accreditata e supportata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa guidata dalla dott.ssa Gagliardo Anna, da anni studia il mondo dei viaggiatori ed ipotizza che il colombo fin dalla nascita sfrutti il proprio senso dell’olfatto, altamente sviluppato, per identificare determinati odori trasportati da specifici venti ed utilizzi queste informazioni da adulto per rintracciare la propria voliera. Questo studio parte dal presupposto che esaminando colombi privi di olfatto, questi non riuscissero tornare al loro nido partendo da un luogo sconosciuto, anche se non è ancora chiaro quali siano gli specifici composti organici su cui i colombi facciano affidamento.

Foto di Ermes Saccheeti di un volo di viaggiatori a Novembre

Gli studi più recenti sembrano proprio condurre verso questa seconda tesi come la più accreditata, dato che anche altri uccelli migratori utilizzano l’olfatto come strumento di orientamento: sembra che in situazioni di manipolazione del campo magnetico questi volatili riescano a comprendere la loro collocazione e, seppur con qualche deviazione su una tratta “migliore” (ponendo dei magneti sulla loro testa), riescano comunque a raggiungere la destinazione corretta.

Il comune denominatore delle due credenze è che il becco e le caruncole nasali (escrescenze carnose presenti nel punto di attaccatura del becco al resto della testa del volatile, particolarmente sviluppate nei maschi) siano l’organo di ricezione dei segnali olfattivi e del campo magnetico terrestre e grazie ad esso il colombo riesca a trovare la corretta via di ritorno.

Il colombo viaggiatore è un eccellente esploratore che trova però lungo i propri lunghi spostamenti anche antagonisti pericolosi per la sua sopravvivenza: oltre agli eventi atmosferici avversi, i predatori rappresentano un importante rischio a cui ogni colombo va incontro durante il suo volo e certamente il Falco Pellegrino rappresenta il peggiore tra tutti: questo rapace piomba sul colombo in volo colpendolo con il proprio sterno ad alta velocità, con l’intento di stordirlo, farlo precipitare e finirlo una volta al suolo.

Anche il Geppio, la Pioana e lo Sparviero rappresentano un’importante minaccia per i viaggiatori, anche se non utilizzano la tecnica dello stordimento per la predazione.

Miniatura raffigurante un falco che ha predato un colombo
Tratto da “Der Bieftraubensport” di Jan Bungarty – 1889

In contesti urbani non si è comunque immuni da attacchi provenienti dal cielo in fase di rientro alla colombaia: spesso durante i voli di routine quotidiani o in semplici allenamenti infatti anche i Corvi e le Cornacchie sono capaci di agire in gruppo attaccando il colombo, farlo cadere ed attaccarlo senza via di scampo per esso.

Il colombo viaggiatore, le sue peculiarità, il mondo che lo circonda e la passione che i suoi tanti estimatori godono nei suoi confronti lo rendono uno tra i volatili più allevati al mondo a livello amatoriale: la Storia, che in piccola parte abbiamo riassunto in questo articolo, ne è un’autentica dimostrazione e se ci sarà modo, saremo lieti di continuare a raccontarla sul blog.

Sincero ringraziamento ad Ermes Sacchetti, abile storico colombofilo italiano: a lui vanno anche i complimenti per l’impegno e la dedizione con cui costantemente recupera documenti e reperti storici sul colombo viaggiatore e soprattutto per la realizzazione del Museo della Federazione Colombofila Italiana (FCI) di Reggio Emilia.

Guido Monciatti

Foto di copertina Colombo Viaggiatore di Ermes Sacchetti

BIBLIOGRAFIA

Quando i piccioni viaggiatori facevano da “droni animali” – Siena News

Ricordi e un po di storia della colombofilia | Facebook

How Pigeons Always Find Their Way Home – YouTube

12_dicembre_2007_DEF.qxp (lemarcheelagrandeguerra.it)

Colombi Viaggiatori, che passione! – YouTube

Colombi viaggiatori – Caro Marziano 07/06/2017 – YouTube

Razze colombi: Colombo o Piccione Viaggiatore (agraria.org)

colombi viaggiatori – YouTube

Explainer: how do homing pigeons navigate? (theconversation.com)

– “Forty years of olfactory navigation in birds” – Anna Gagliardo (2013)

Microsoft Word – REGOLAMENTO CU Scandiano 2021 (colomboviaggiatore.it)

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