Conosci il tuo nemico?
I coccidi sono un dei grandi nemici che preoccupano gli allevatori di avicoli.
Sono protozoi, parassiti intracellulari estremamente speci-specifici che nei polli appartengono principalalmente al genere Eimeria (o più raramente Cryptosporidium) e che contano diverse specie tra le loro fila.

Perché questa malattia è così temuta?
E’ presto detto: La coccidiosi, nonostante nella maggior parte dei casi non porti a conseguenze particolarmente drammatiche (salvo casi che tratteremo a seguire), porta ad un danno cronico e prolungato nel tempo, causanto alla mucosa intestinale lesioni continue che calano l’efficienza alimentare, l’indice di crescita dei soggetti e permettono ad altre malattie, soprattutto di eziologia batterica, di trovare un ambiente ideale per proliferare. I danni alla mucosa intestinale aprono la strada a infezioni batteriche secondarie, tra le più temute Clostridium perfringens e Salmonella. Specifichiamo inoltre che le conseguenze di una coccidiosi su un animale già debilitato da Bursite o Marek tendono ad essere molto più tragiche in quanto gli animali non riescono a sviluppare una protezione anticorpale sufficiente per tenere i parassiti sotto controllo; essi si debilitano velocemente e incorrono in sintomi quali abbattimento, anoressia e successivamente morte.
Specie di interesse per Gallus gallus
–Eimeria acervulina: la più comune in allevamento, è principalmente situata nell’intestino tenue (piccolo intestino), la sua oociste è medio-piccola e la sua patogenicità non è particolarmente spinta ma dipende dalla quantità di oocisti ingerite. Un infezione massiccia può portare a cali di crescita, lesioni intestinali biancastre a placche e in alcuni casi morte del soggetto.
–Eimeria brunetti: rappresenta un 5-15% delle coccidiosi in allevamento, sita nell’ultima parte del tenue e nella totalita del grosso intestino (cechi esclusi) ha oocisti poco più grandi di acervulina e da lesioni più gravi, con diarrea emorragica e in casi di alta infestazione mortalità tra il 10 e il 30%.
-Eimeria maxima: il coccide tra quelli che tratteremo di dimensioni maggiori, sita nella porzione media del tenue e da feci ricche di muco arancio/giallo, da cali di crescita ma raramente porta a morte i soggetti.
-Eimeria mitis: sita principalmente nell’ultimo tratto del tenue (dopo diverticolo di Meckel), ha oocisti molto piccole e spesso non presenta lesioni o sintomi evidenti.
–Eimeria necatrix: specie conosciutissima per le palesi lesioni e la forte patogenicità, la posizione è simile a quella di E. maxima ma riproduce più lentamente e spesso i danni sono nei giovani adulti e non nei pulcinotti. Si evidenzia un intestino con parete raddoppiata in diametro con sangue e muco nel lume. Le oocisti si trovano solo nei ciechi, in quanto gli schizonti di 2° generazione migrano li per la fase sessuata. la mortalità può andare dal 25 al 100% in casi estremi.
-Eimeria tenella: coccide più noto per la sua gravità, si localizza nei ciechi e causa diarree emorragiche in quanto si moltiplica coinvolgendo strati profondi della mucosa, gli animali si presentano pallidi, abbattuti e possono andare incontro a morte.

Come riconoscerle la coccidiosi
La coccidiosi è una malattia subdola e il consulto del veterinario è fondamentale per una diagnosi efficace, cercheremo però qui di indicare i principali sintomi a cui stare attenti per poter intervenire in modo tempestivo.
I sintomi sono aspecifici nelle fasi iniziali e si rendono più identificabili al progredire della malattia.
Gli animali nelle prime settiamane dall’infestazione non presentano sintomi in quanto i coccidi necessitano di un periodo che varia dalle 2 alle 3 settimane per completare il loro ciclo vitale, a seguire i primi sintomi si manifestano con calo della crescita degli animali, peggioramento della qualità del piumaggio e episodi di diarrea che si presenta tendenzialmente ocra, mucosa e a volte con tracce di sangue.
Se l’animale continua a ingerire oocisti dall’ambiente i sintomi si aggravano con animali apatici e che si muovono poco, piumaggio arruffato e diarrea più persistente e fluida (il tipo di consistenza e colore delle feci varia molto e non è un paramentro assoluto, ci sono casi di pesanti infestazioni con feci perfettamente


formate, in ogni caso trovare feci liquide e di colori gialli/ocra va preso come un segnale a cui porre attenzione). In animali forti il sistema immuniario può reagire e iniziare a difendersi dalla parassitosi, attenuando i sintomi e causando una parassitosi cronica, l’animale non guarisce ma trova una sorta di “equilibrio” con il parassita, riuscendo a sopravvivere in modo accettabile.
In alcuni casi, soprattutto se infezioni batteriche secondarie si instaurano nell’animale, si possono vedere diarree emorragiche, sintomi nervosi come tremori, difficoltà alla deambulazione o alla stazione eretta e animali che cessano di alimentarsi o che collassano. In questi casi il recupero dell’animale è possibile ma richiede un intervento immediato, non è raro che soggetti trattai troppo tardivamente vadano incontro a morte. Le sintomatologie sono più gravi e rilevanti in animali giovani (dalle 3 settimane fino ai 2 mesi risulta essere la fase più critica). In questi pulcinotti le infestazioni portano spesso ad abbattimento e arruffamento dei soggetti, minor attività, i pulcini appaiono lenti e deboli, cercano con più frequenza le fonti di calore e possono avere le penne attorno alla cloaca sporche di feci.
In animali giovani non è infrequente la morte iniziale dei soggetti più fragili, che può poi estendersi e coinvolgere anche la totalità della nidiata.
Fondamentale ricordare che alcuni animali possono infestarsi ma non manifesare sitomatologia, essi continuano però a contaminare il pollaio con le loro feci; per questo è consigliato programmare un esame parassitologico annuale per tenere sotto controllo la propria situazione sanitaria (il costo tendenzialmente non risulta proibitivo).
Combattere la coccidiosi
La lotta alla coccidiosi venne inizialmente attuata con azione diretta su soggetti malati tramite antibiotici sulfamidici, una volta capito che ciò eliminava i parassiti ma non prima che questi avessero già agito sulla mucosa intesintale, si passò ad un approccio preventivo utilizzando soluzioni coccidiostatiche. Queste impediscono al coccide di moltiplicarsi nella mucosa e permettono ai soggetti di sviluppare l’immunità al parassita senza subirne i danni. Ovviamente anche l’uso di questi prodotti presenta delle problematiche e per quanto sia praticamente routine nell’allevamento industriale, per gli allevatori amatoriali sono disponibili mangimi primo periodo sia con che senza queste sostanze, in modo che ogni allevatore possa valutare la sua gestione.
In allevamenti con controllo annaule o semestrale delle feci e che risultano coccidio-free è attuabile un approccio senza utilizzare mangimi medicati, stando sempre attenti a non introdurre animali da altri allevamenti senza prima quarantena ed esame delle feci (o un trattamento mirato tutelativo).
Per chi abbia situazioni parassitarie dubbie o che sia consapevole della presenza del parassita nei pollai è consiglaito l’uso di queste sostnze almeno fino ai 2 mesi di vita dei pulcini senza diluire il mangime con altri prodotti (diluire la dose di principioa attivo infatti favorisce fenomeni di farmaco-resistenza nei parassiti e può rendere inefficace il coccidiostatico). In alternativa i pulcini possono essere isolati dal pascolo o dal pollaio comune fino al raggiungimento dei 2 mesi e mezzo in modo che non entrino in contatto con il parassita, ma serve per questa procedura un ottima applicazione delle norme igieniche e il rispetto assoluto della biosicurezza (Entrare prima nelle aree con animali giovani e a rischio e passare solo poi in quelle di animali adulti, usare calzari o stivali adibiti all’area con i nuovi nati, pulire spesso la lettiera e igienizzare le gabbie dopo ogni ciclo, usare calzari mono uso per ospiti che vengano a visitare il pollaio).
Ricordiamo inoltre che per le coccidiosi esiste un protocollo vaccinale (anche se presenta ancora qualche limite di efficacia), che va valutato e concordato con il proprio veterinario di riferimento. Ci sono inoltre in sviluppo diversi programmi di selezione genetica mirati al selezionare animali con resistenze naturali ai coccidi, che siano quindi capaci di sopportare la parassitosi senza subire cali di crescita o sintomatologie rilevanti.
Scritto e curato da Donneschi Anna

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