Nonostante in questo blog si dia ampio spazio agli avicoli è sembrato più che corretto dedicare una sezione specifica anche ai colombi, animali dalla fisiologia e dall’allevamento molto diverso da quello delle più comuni galline. In questo testo tratteremo in particolare della fisiologia riproduttiva di questi splendidi animali che rappresenta un punto cruciale per gli allevatori. Conoscere determinate caratteristiche e comportamenti aiuterà il neofita in fase di scoperta della colombicoltura, ma sarà anche una base solida e uno spunto di riflessione per l’allevatore esperto.
MONOGAMIA
I colombi sono animali monogami: ciò significa che, al contrario delle galline, formano un’unione solida e stabile con un solo partner che, salvo eccezioni o morte di uno dei due, mantengono per tutta la vita. Maschio e femmina impiegano un arco di tempo più o meno lungo per consolidare la loro coppia (una volta sessualmente maturi in 1 settimana potrebbero trovare il proprio compagno/a).
“Il più particolare pregio per altro del colombo è quello dell’amore; Egli a differenza di tutti gli altri animali presceltasi una volta una compagna, mai più l’abbandona; si amano sempre con tenerezza, si conservano una incorrotta fedeltà, e soffrono scambievolmente il peso del proprio mantenimento e quello dei propri figli”
Così descrive la monogamia nel colombo Jacopo Antonio Buonfanti nel suo libro “Del pollajo e della colombaja: Trattato rustico economico” – 1826
Il corteggiamento del maschio nei confronti della femmina è composto da una serie stereotipata di azioni che nel breve tempo portano all’accoppiamento dei soggetti: il maschio inizia a tubare, gonfiare il gozzo, struscia la coda a terra e fa la ruota intorno alla compagna (ovvero le gira intorno compiendo movimenti circolari).
Inizialmente la femmina è sfuggevole ma, se ci fosse sintonia tra i due volatili, inizia a cercare il becco del compagno fino a inserirvi il proprio, il maschio a questo punto rigurgiterà del latte di gozzo per la femmina (poltiglia caseosa che tratteremo meglio più avanti). Questo schema si ripete per qualche volta fino a che la femmina si “accovaccia” accettando la copula ed il maschio sormontandola porta a termine l’atto riproduttivo. Ciò non si manifesta solo al primo accoppiamento ma si ripete ogni volta che i due colombi tentano di riprodursi.

e conclusione del rito riproduttivo con l’accoppiamento (foto 3)
Avere nella colombaia soggetti singoli (non accoppiati), soprattutto se maschi, potrebbe creare confusione, disturbare le altre coppie in fase riproduttiva o le femmine quando stanno covando nel nido. Nel caso in cui questo avvenga si consiglia di rimuovere il soggetto non accoppiato dal gruppo. Questa situazione di disagio e scontri nella voliera può avvenire anche con razze particolarmente “asociali”, dove la convivenza tra coppie è complessa o in voliere dove il numero di colombi supera la densità consigliata.
La monogamia nei colombi persiste anche nella gestione della prole, la coppia si divide i compiti in modo eguale tra maschio e femmina ed il padre partecipa in modo attivo al mantenimento di pulli covandoli, curando il nido e nutrendoli.
Molto spesso negli allevamenti di selezione si mantengono le vecchie coppie di riproduttori unite in voliera mentre i giovani piccioni nati nell’anno vengono separati per sesso.
Avendo infatti come obiettivo la selezione del proprio ceppo è preferibile non permettere la formazione autonoma delle coppie, ma scegliere i soggetti più sani, robusti e con caratteristiche estetiche e morfologiche ricercate, formando con essi coppie di riproduttori di ottima qualità. Per formare una coppia con i soggetti selezionati si posizionano gli animali in una gabbia chiusa da una rete in cui sia disponibile mangime ed acqua. I due vengono lasciati nella loro posta per minimo una settimana durante la quale formeranno la nuova coppia e definiranno il box in cui si trovano come il loro nido ufficiale, in cui dormiranno, deporranno le uova e difenderanno da eventuali minacce. Una volta che la coppia è consolidata e il luogo di nidificazione è fissato gli animali possono uscire dall’isolamento ed essere lasciati in voliera con le altre coppie.

lo spazio che successivamente sarà il nido in cui si riprodurranno e riconosceranno come rifugio
in questa fase è chiuso (in occasione della foto è stato aperto) e provvisto di vaschetta per acqua e granaglie
(foto e colombi di Tiziano Trinci)

dentro il loro futuro nido
tratto da “The illustreted book of pigeons” di Robert Fulton – 1868
MATURITA’ SESSUALE e RIPRODUZIONE
La maturità sessuale nei colombi si completa tra i 4 e gli 8 mesi e varia in base a:
• Razza, alcune sono più precoci e tardive;
• Stagione di nascita animali nati da Luglio a Dicembre subiscono l’influsso del fotoperiodo calante e hanno uno sviluppo più lento rispetto ad altri nati da Gennaio a Giugno con un fotoperiodo crescente;
• Individualità, infatti soggetti più forti e sani sono sicuramente i più rapidi dal punto di vista della crescita e di conseguenza del raggiungimento della maturità sessuale.
Una volta raggiunta la maturità maschio e femmina sentono istintivamente la necessità di trovare un partner con cui poter proliferare e manifestano gli schemi comportamentali tipici descritti in precedenza. L’efficienza riproduttiva si mantiene elevata per oltre 4 anni: nel caso dei maschi le migliori prestazioni si hanno nei primi 2 o 3 anni di vita dell’animale con un vistoso calo in seguito; nella femmina l’età influisce moltissimo da un punto di vista del quantitativo e della dimensione delle uova: il primo anno produttivo deporrà il maggior numero di uova con un regolare calo anno dopo anno, mentre le dimensioni cresceranno regolarmente con gli anni. La perfetta via di mezzo tra numerosità e dimensione si ottiene con femmine che abbiano dai 2 ai 4 anni, con un buon numero di uova e pulli abbastanza grandi e forti.
Il colombo, a seconda della razza, depone con una certa continuità; alcune razze depongono praticamente tutto l’anno, mentre altre performano solo 3-4 deposizioni l’anno con due uova per covata.
La fecondazione avviene circa 24 ore prima della deposizione e per questo gli accoppiamenti sono molteplici durante il giorno. Generalmente razze piccole e leggere sono più attive dal punto di vista di numerosità degli accoppiamenti, mentre razze pesanti sono più “pigre”, dato che l’atto riproduttivo è più impegnativo e difficoltoso.
Le uova deposte devono essere sempre due a distanza di 2-3 giorni l’una dall’altra. Ciò significa che il primo uovo entrerà in cova con un po’ di anticipo rispetto al secondo ed il pullo uscito dal primo uovo sarà sempre il più forte nella coppia, avendo alcuni giorni di “vantaggio” sull’altro. La cova ha una durata che oscilla tra 17 e 18 giorni e, come detto nella parte relativa alla monogamia, maschio e femmina si alternano sopra le uova: la femmina rimane in cova tutta la notte fino alle 9:00-9:30 del mattino poi abbandona il nido durante i periodi più caldi della giornata per nutrirsi. Il maschio durante la fase di cova della compagna si posizione dentro o davanti al nido a protezione, mentre in sua assenza la sostituisce evitando pericolosi raffreddamenti per l’embrione. La femmina torna nel tardo pomeriggio (16:00-16:30), infilando la testa sotto il compagno spostandolo delicatamente per prende il suo posto.

Nel caso in cui la femmina restasse vedova durante la cova è possibile che porti in autonomia a termine la schiusa mantenendosi sul nido per altri 4 giorni; se è il maschio a restare solo invece tenderà a lasciare le uova al loro destino dopo un massimo di 2 giorni.
I pulli appena nati sono deboli e ciechi (apriranno gli occhi dopo qualche giorno dalla nascita): la pelle chiara è coperta da un leggero strato di peluria colorata che verrà persa dopo 10-12 giorni e sostituita dalle piume. La mancanza di piumino alla schiusa è una manifestazione del gene della diluizione del colore del piumaggio: i bianchi (non diluiti) hanno piumino giallo e molto sviluppato, per contro nero diluito (pietrascura) nasce senza piumino.
I pulli sono “prole inetta”, cioè incapaci di procurarsi nutrimento in autonomia e dipendono completamente dalle cure genitoriali, hanno bisogno di una fonte di calore e sono incapaci di muoversi sulle proprie zampe (a differenza dei pulcini, detti “prole atta”, che poco dopo nascita sono autosufficienti).

a sinistra pullo di 1 giorno ed a destra gli stessi pulli a 5 giorni con il gozzo pieno di colore scuro
Lo sviluppo dei pulli generalmente segue questo iter temporale:
➢ dalla nascita al decimo giorno di vita i pulli sono nutriti da entrambi i riproduttori con solo il latte di gozzo, rigurgitato con peristalsi esofagea dal becco dell’adulto al becco della prole. Ogni singolo piccioncino si batte per ricevere maggior cibo ed è quindi evidente come un animale più grande, anche di pochi giorni, sia avvantaggiato rispetto al fratello minore.
➢ il piumino cade intorno al 10°-12° giorno ed è sostituito dalle prime piume.
➢ dall’11° giorno i genitori iniziano a somministrare alla prole anche granaglie già ammollate nel gozzo, riducendo il latte.
➢i pulli rimangono fissi nel proprio nido (dove defecano), fino al 25° giorno di età ed usciranno dal nido sotto sorveglianza genitoriale: da lì in solo 5 giorni saranno indipendenti anche da un punto di vista alimentare.
Una volta svezzati l’allevatore, in base a quale sia lo scopo di allevamento, decide cosa fare dei giovani piccioni: se il fine è la produzione di carne, questi vengono macellati; se l’obiettivo è la selezione i giovani vengono spostati in una seconda voliera (per evitare che disturbino le coppie), dove appena possibile verrà effettuato il sessaggio e la suddivisione maschi/femmine (le nuove coppie solitamente vengono costituite nei primi mesi dell’anno dopo).

(foto File:Racing Pigeon.jpg – Wikimedia Commons
Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International)
La rapida velocità di accrescimento dei pulli è dovuta alle qualità del latte di gozzo: composto lattiginoso formato da cellule di sfaldamento del gozzo estremamente proteico e lipidico che garanisce al piccione appena nato le risorse per raddoppiare il proprio peso nell’arco di 2 giorni (in un parallelismo con il mondo avicolo al pulcino occorrono 9 giorni ed all’anatroccolo 6) e mediamente nelle prime 4 settimane aumenta di 15-20 grammi al giorno.

Ciò permette di avere a 48 giorni dalla deposizione delle uova piccioni già strutturalmente completi e capaci di abbandonare il nido: la selezione, soprattutto di colombi da produzione, fonda le proprie origini già alla fine del XIX secolo e documenti dei primi anni del ‘900 testimoniano la rapida crescita di questa razza di volatili.
La formazione di questo composto ricco di grassi e proteine è stimolata dall’ormone prolattina (che nei mammiferi ha come target le mammelle e stimola la lattogenesi), secreta dall’ipofisi. La prolattina inizia ad essere prodotta dal 14° giorno di cova e continua fino a 25 giorni dopo la schiusa. Questo ormone provoca sia un accumulo di cellule epiteliali nel gozzo sia il successivo distacco di questa massa cellulare. Il culmine della produzione di latte di piccione si ha intorno al 4°-5° giorno dalla nascita dei pulli con la proteina grezza che raggiunge il 20.4%.
La produzione e la concentrazione proteica calano vertiginosamente tra l’8° ed il 10° giorno (da 18.81% a 13.67%) e tra il 19° ed il 22° giorno (da 11.84 a 5.36 %).

ormai fortemente presenti sul corpo
(foto di Ettore Anzalone)
SESSAGGIO SOGGETTI
Quando i giovani piccioni incominciano a lasciare il proprio nido, l’allevatore ha la necessità di sessare gli animali: questa pratica nei colombi è tutt’altro che facile e qualche volta anche allevatori esperti possono sbagliare. Il sessaggio diviene più facile intorno al 4° mese di età, quando il comportamento del volatile ne suggerisce il genere.
Come morfologia i maschi sono leggermente più grandi e la testa è più squadrata mentre la femmina è più piccola e la parte superiore della testa è convessa… ma l’atteggiamento è ciò che aiuta maggiormente il riconoscimento: il maschio tuba a gran voce, rincorre la propria compagna, trascinana le piume della coda sul terreno e compie movimenti rotatori su se stesso, mentre la femmina e schiva e raramente esibisce danze circolari o lo fa compiendo al massimo mezzo giro, le sue movenze tipiche sono l’abbassamento della coda trascinandola qualche volta sul terreno (ma non tuba) ed il mantenimento delle ali cadenti in fase di corteggiamento.

ed a destra femmina (smagliata verga gialla)
(foto di Ettore Anzalone)
Un’ulteriore tecnica che aiuta il sessaggio del colombo è la palpazione dello spazio tra le ossa della cloaca: nel maschio sono quasi a contatto, nella femmina giovane che non ha ancora deposto sono leggermente distaccate e nella femmina che ha deposto almeno una volta c’è uno spazio di anche 2-3 cm tra le due estremità della pelvi (a seconda della razza).
In alcune razze, in particolar modo quelle create per la produzione di carne come il Texano, l’uomo ha selezionato il gene “Faded” così da poter distinguere precocemente dal piumaggio il sesso dell’animale (dismorfismo sessuale fenotipico).

a sinistra la femmina con piumino lungo ed anello nero sul becco;
a destra il maschio con piumino corto
DIFFICOLTA’ NELLA RIPRODUZIONE
La riproduzione dei colombi per un allevatore neofita rappresenta sicuramente una parte particolare e a volte ostica, dato che temperamento dei riproduttori, stazza, morfologia, attitudine alla cova, numero di deposizioni annue e consanguineità possono favorire o ostacolare il successo riproduttivo.
Generalmente i colombi di piccola taglia sono piuttosto prolifici, ma in alcune razze la conformazione del becco impedisce la somministrazione efficace di latte di gozzo ai pulli; alcuni colombi dal carattere piuttosto battagliero tendono a difendere il proprio nido da invasioni di altri volatili, perdendo però di vista la cura delle loro uova, in altri casi colombi di grossa taglia manifestano difficoltà durante la copula e la cova producendo uova vuote o con alto rischio di rottura.
Per aggirare queste problematiche si sfruttano delle balie, cioè altre coppie di razze particolarmente attente alla cova che fungano da genitori adottivi della razza che si cerca di moltiplicare.
Questa tecnica a livello teorico sembra molto semplice, ma solo un allevatore attento può destreggiarsi del baliaggio con successo.
È importante scegliere come razza “balia” un tipo di colombo che deponga spesso (come gli ibridi da carne Hubbel California) questo perché è necessario che tra la deposizione della genitrice (che chiameremo A) e la deposizione della balia (che chiameremo B) intercorrano al massimo 2 giorni in estate e 5 in inverno (quando lo sviluppo è più lento). In questo modo la coppia adottiva B, alla quale sono state sottratte le uova originarie, non percepirà la sostituzione delle uova e continuerà a prendersene cura e al momento della schiusa nutrirà i pulli come se fossero propri.
Alla coppia A si lasceranno le uova della coppia B, tale che esse possano essere ridate ai balianti in caso le uova A siano infertili.
Quando si sceglie di impiegare la tecnica delle balie, si suggerisce sempre di avere per 1 coppia A almeno 3-4 coppie di balie B, in modo da avere una maggior possibilità di avere una balia con tempi di deposizione compatibili.
In alcuni casi l’allevatore, per sollecitare la riproduzione ed il numero di pulli in un anno, può sottrarre le uova dal nido originario A, distribuendoli in altri nidi che contengano un solo uovo deposto.
Il nido adottivo potrà produrre quindi due o anche tre pulli.
Questa pratica è da dosare con il contagocce in quanto già con 2 pulli della stessa covata quello nato in anticipo risulterà sempre più forte, quando ci sono 3 pulli il rischio che non ci sia cibo per tutti aumenta, con conseguente disomogeneità di sviluppo o morte del pullo più debole. Per minimizzare questa diseguaglianza è ideale utilizzare questo sistema tra gruppi riproduttori della stessa razza: uova simili e pulli simili non avranno disparità eccessive in fase di distribuzione del latte di gozzo e potranno crescere piuttosto uniformemente.
Tutto questo deve essere fatto con parsimonia ed intelligenza dall’allevatore: si devono conoscere le coppie della propria colombaia! Bisogna evitare di sottrarre le uova sempre dallo stesso nido e altrettanto importante non lasciare 3 uova sempre alla stessa coppia per evitare stress eccessivi. Questo tipo di tecnica di baliaggio deve essere utilizzata saltuariamente e per reale necessità (abbandono del nido da parte dei riproduttori). Vista la particolare fisiologia riproduttiva del piccione infatti interventi occasionali non incrinano il successo ed il benessere degli animali, ma attuare questa pratica regolarmente può essere pericoloso per la salute dei propri soggetti.
INCUBAZIONE ARTIFICIALE
Riprodurre i colombi nella maggior parte dei casi viene lasciata alla cova naturale, la prole inetta che schiude dalle uova rende difficile, ma non impossibile, riprodurre il colombo per incubazione artificiale. In casi particolari come negli allevamenti intensivi o nella condizione in cui un nido viene abbandonato e non si hanno balie disponibili è possibile covare e schiudere le uova nell’incubatrice artificiale.
L’uovo dopo la deposizione se non covato rimane fecondo per 2-3 giorni al massimo, dopo di che diventa vecchio, può essere messo in incubatrice in qualsisia momento dello sviluppo embrionale mantenendo nella macchina una temperatura tra i 36.1 e i 36.7°C con umidità al 70 %.
La difficoltà più grande non è la schiusa quanto la cura dei nascituri, questi richiedono alimentazione frequente che deve essere fatta a mano ed a complicare ulteriormente il problema abbiamo la necessità di creare un latte di gozzo artificiale.
Il composto da somministrare ai pulli deve contenere 20 – 22 % di proteina grezza per un equivalente energetico di 13.14 – 13.39 MJ/kg ed il mangime deve avere una concentrazione di acqua del 86 % da 1 a 4, del 80 % da 5 a 6 gg e del 75 % da 7 a 28 gg.
Negli allevamenti intensivi spesso la cova naturale comporta una perdita del 20-25% sul totale delle uova deposte: l’incubazione artificiale a tal riguardo rappresenta una valida alternativa, dato che spesso si recuperano anche uova deposte fuori dal nido oppure abbandonate.
Guido Monciatti
BIBLIOGRAFIA
– Corso di “Allevamenti alternativi in aviconiglicoltura” – Dott.ssa Fulvia Bovera
– “A to Z Pigeons and Bantams” di Frank W. DeLancey
– “Del pollajo e della colombaja Trattato rustico economico” di Jacopo Antonio Buonfanti – 1826
– “I COLOMBI” di Ermanno Loesher – 1887
In copertina Coppia di pulli di 1-3 giorni di vita

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