Introduzione
Questo breve testo oltre a dare una rapida panoramica sul concetto di benessere citerà parti di normative di legge disponibili sui siti ministeriali e ancora in vigore alla data di stesura (24-04-23), queste leggi potrebbero variare negli anni, non va quindi considerato questo articolo uno spunto normativo a cui attenersi, ma unicamente un trattato informativo e di introduzione alla materia.
Si notifica inoltre al lettore l’importanza, prima di acquistare un qualsiasi animale, di contattare l’ATS locale o il veterinario di fiducia e informarsi su permessi e requisiti minimi necessari alla detenzione della specie di interesse (che variano da regione a regione). Gli animali non sono tutti uguali e il monitoraggio sul territorio è fondamentale per controllare la diffusione di malattie e la corretta gestione zootecnica.
È un dovere morale per qualsiasi allevatore che si rispetti iniziare la propria attività con un cuore pieno di passione ed una testa informata e preparata.
Il Benessere animale è un tema caldo e in costante evoluzione soprattutto negli ultimi anni, la legge si sta rapidamente adeguando alle conoscenze sempre più rilevanti riguardanti l’intelligenza, l’empatia e le necessità degli animali, che fino al secolo scorso erano considerati poco più che oggetti.
Nel diciannovesimo secolo infatti gli animali erano paragonati a macchine di carne e sangue, prive di coscienza o comprensione del mondo, giudicati guidati da puro istinto e in cui dolore, paura ed emozioni non erano presenti come nell’uomo, ma venivano solo manifestati per un freddo istinto di sopravvivenza. Quello che rientrava nei concetti di empatia, intelligenza o, per i credenti, “anima” era unico appannaggio dell’essere umano.
Questo portò alla considerazione generale degli animali come meri strumenti utili al raggiungere uno scopo, fosse questo lavorativo, alimentare, di intrattenimento o di studio. Bisogna ricordare però che anche le leggi di tutela dei diritti umani al tempo erano aberranti rispetto a quello che ora consideriamo normale, nei secoli passati esperimenti e prove psicologiche ad oggi agghiaccianti erano considerate assolutamente perpetrabili su persone, infanti e, ovviamente, anche animali (si veda da esempio lo studio del piccolo Albert o l’esperimento della “madre di ferro” di Harlow).
Con il tempo la conoscenza e la consapevolezza sono cresciute, il pensiero filosofico ha iniziato ad espandersi e interessarsi al mondo animale fino a che, nel 1964, dopo il trattato di Ruth Harrison “Animali Macchine” si attivarono i primi meccanismi per creare e definire il concetto di benessere animale.
Lo studioso Brambell rispose a Harlow con un trattato che analizzava l’etologia e il benessere degli animali, In sintesi il rapporto affermava che gli animali dovessero avere la libertà “di alzarsi, sdraiarsi, girarsi, pulirsi e allungare gli arti”. Queste libertà divennero note come “Le cinque libertà di Brambell” e furono ampliate e migliorate per creare un elenco più dettagliato da parte del Farm Animal Welfare Advisory Committee (successivamente rinominato in Farm Animal Welfare Council) che nel 1979 definì le iniziali Five Freedoms (5 libertà) a cui si fa riferimento tutt’oggi:
1. Libertà dalla Fame e dalla Sete – Gli animali devono essere liberi dal patire fame e sete, questo deve essere garantito fornendo loro costante ed adeguato accesso ad acqua fresca unito alla somministrazione di una dieta che garantisca il soddisfacimento dei loro bisogno nutrizionali.
2. Libertà dai Discomfort ambientali – Gli animali non devono provare disagio per via dei fattori ambientali e deve quindi essergli fornito un riparo adeguato dalle intemperie ed un luogo in cui possano isolarsi e riposare.
3. Libertà da Dolore, Ferite o Malattie – Gli animali malati non devono essere mantenuti in tale stato, che va risolto attraverso la prevenzione o la rapida diagnosi e trattamento delle problematiche presenti, in casi estremi l’abbattimento dei soggetti non recuperabili (seguendo normativa di legge) è considerato accettabile per interrompere la sofferenza dell’animale.
4. Libertà di Esprimere un Comportamento Normale – Esplicato fornendo sufficiente spazio per l’animale e strutture ed arricchimenti che rendano attuabili i suoi comportamenti fisiologici, per gli animali sociali e gregari è richiesta la compagnia di altri animali della stessa specie (i criceti ad esempio sono animali solitari e non devono essere tenuti in gruppo).
5. Libertà dalla Paura e dal Distress – assicurando condizioni di vita che evitino la sofferenza mentale. Gli animali non devono subire violenza, non gli va causata attivamente paura e vanno quindi evitate grida, punizioni corporali e stimoli stressogeni.
Le prime 3 libertà risultano per tutti abbastanza immediate mentre le ultime due, riguardando in un caso la sfera medica e nell’altro un valore difficilmente misurabile, tendono ad essere ostiche da tabulare in modo chiaro e tuttora si sta lavorando per trovare la strategia migliore per la loro valutazione.
Per gli animali da reddito stanno venendo create nuove normative che prevedono leggi più attente e sistemi di valutazione definiti e utilizzabili da incaricati formati (veterinari) allo scopo di valutare la condizione sanitaria ed il livello di benessere degli animali all’interno degli allevamenti.
(Se interessati ad approfondire l’argomento materiale riguardante le schede di valutazione, i manuali di benessere e le normative di riferimento è scaricabile sul sito del sistema “ClassyFarm”, strumento inserito nel portale nazionale della veterinaria e che consente la rilevazione, la raccolta e l’elaborazione dei dati relativi alla valutazione di biosicurezza, benessere animale, parametri sanitari e produttivi, alimentazione animale, consumo di farmaci antimicrobici e lesioni rilevate al macello).
Il Benessere nella gallina
Il concetto di benessere animale e la capacità degli animali di provare sensazioni non devono essere confusi con le tecniche e l’ambiente di allevamento in senso lato, anche se spesso si è visto come il miglioramento delle condizioni di vita del pollaio comporti un aumento delle performance produttive e del livello di benessere generale.
Poiché il benessere animale è un argomento di nuova concezione, necessita di essere divulgato adeguatamente tra gli operatori che lavorano a stretto contatto con gli animali, compresi allevatori hobbisti e rurali che, nel loro piccolo, sono comunque responsabili dello stato sanitario e della qualità di vita dei loro animali. A seguire sarà riportato un sunto semplificato dei punti attualmente parte della normativa per la corretta gestione della gallina ovaiola nell’allevamento professionale, cercheremo da questi di trarre spunti per migliorare e gestire al meglio i soggetti allevati da noi appassionati.
Rapporto Uomo-Animale


Il rapporto con l’uomo è infatti fondamentale per il benessere animale, gli animali allevati sono costretti ad entrare in contatto con esseri umani, che non condividono con loro le stesse forme di comunicazione e comprensione. Calma, tatto e pazienza sono le tre caratteristiche che stanno alla base di un buon allevatore, mentre atteggiamenti di tipo negativo come comportamenti bruschi, aggressivi o violenti, sono da scoraggiare e determinano uno stato di paura e di stress nelle galline. Se è necessario immobilizzare un animale questo va preso con fermezza, bloccando le ali e tenendo saldamente le zampe.
E’ stato dimostrato (Mench and Rodenburg, 2018) che una manipolazione appropriata degli animali non solo riduce lo stress e la probabilità di ferire gli animali ma può migliorare la qualità della carne e ridurre i costi di produzione. Lo stress e la paura sono stimoli intensi e causano il rilascio nell’organismo di cortisolo, adrenalina e noradrenalina (catecolamine) oltre ad una serie di composti secondari; in un evento singolo la combinazione di questi elementi aumenta la pressione sanguigna per migliorare le prestazioni fisiche e la prontezza ma se lo stimolo è frequente, o addirittura costante, l’organismo inizia a subirne le conseguenze; lo stress cronico causa un calo della risposta immunitaria, manifestazioni di comportamenti aggressivi e, con il tempo, di stereotipie. Un buon allevatore manipola con attenzione le galline, controlla la frustrazione senza sfogarla sugli animali e mantiene un atteggiamento maturo, intelligente e morigerato. Le galline non capiscono le nostre parole o lo fanno solo in parte, non fanno “dispetti” e non possono capire cosa vogliamo da loro o che intenzioni abbiamo nei loro confronti; proiettare quindi sentimenti umani come vendetta, rabbia o educazione punitiva sugli animali è il modo migliore per passare dalla parte del torto: come non puniremmo un neonato perché piange, non possiamo pensare di punire una gallina perché scappa da noi o perché rovescia il contenitore dell’acqua; è nostro compito mettere gli animali nelle condizioni migliori per favorire le nostre necessità senza arrecare loro dolore e paura non necessarie

Malattie e Ferite
“Gli animali malati o feriti devono ricevere immediatamente un trattamento appropriato” e “La soppressione di animali da reddito che versino in condizioni di grave sofferenza, in assenza di soluzioni economicamente valide atte ad alleviare il dolore, è un dovere morale”
Per essere certi di individuare un soggetto in difficoltà è richiesto negli allevamenti industriali il minimo di una vita al giorno nei capannoni, per i nostri lettori suggeriamo lo stesso.
L’ispezione giornaliera degli animali deve essere attenta per poter riconoscere velocemente eventuali segni di malattia o di malessere e si adoperi prontamente per porvi rimedio, ove necessario gli animali malati o feriti vengono isolati in appositi locali muniti di lettiere asciutte o confortevoli, gli animali malati dovrebbero essere ispezionati almeno 3 volte al giorno per accertarsi della loro condizioni. Qualora un animale non reagisca alle cure iniziali o non si avessero le conoscenze necessarie a gestire la condizione in autonomia deve essere consultato un Medico Veterinario!
Ci sentiamo di suggerire a chiunque detenga animali di avere tra i propri contatti un veterinario in grado di gestire la specie di interesse, in avicoltura rurale questo non è sempre semplice, ma online possono essere trovati elenchi regionali e provinciali dei veterinari specializzati nelle varie specie in modo da poter valutare un loro intervento in caso di necessità.
Igiene
La rimozione non regolare delle deiezioni può essere un pericolo per il benessere e la salute dell’animale, la pollina se accumulata a lungo peggiora la qualità dell’aria e favorisce la diffusione di patologie. La normativa definisce in modo generale la necessità di eliminare con adeguata frequenza le deiezioni: tale prescrizione deve essere interpretata sulla base della tecnologia di allevamento presente e il numero di soggetti detenuti.
La pulizia del pollaio e fondamentale per garantire animali sani ed un ambiente piacevole in cui lavorare. Anche in questo caso in base a pavimentazione e dimensioni si lascia all’allevatore il decidere ogni quanto pulire le sue strutture (anche se una pulizia completa con disinfezione, compresi posatoi, nidi e mangiatoie andrebbe eseguita come minimo due volte all’anno).

Gli ambienti in cui vengono allevati pulcini e pulcinotti dovrebbero essere mantenuti con particolare riguardo, svuotati e igienizzati prima delle nuove nascite o di inserire un nuovo gruppo di soggetti. Nella routine giornaliera andrebbero visitati per primi, in modo da non portare i patogeni presenti negli stabulari degli adulti ai giovani animali, ancora troppo fragili e delicati.
Tecniche di allevamento e mutilazioni
Non devono essere praticati l’allevamento procedimenti che provochino o possano provocare agli animali sofferenze o lesioni. Prendiamo come esempio la muta, questa può anche essere indotta artificialmente negli allevamenti e prolunga la vita produttiva della gallina riducendo il numero di rimonte necessarie per produrre la stessa quantità di uova con dei vantaggi dal punto di vista economico e dell’impatto ambientale. Negli allevamenti intensivi però, accanto a questi vantaggi, ci sono degli aspetti negativi dovuti al fatto che, tradizionalmente, vengono utilizzate pratiche non consentite dalla normativa cogente come la sospensione della somministrazione dell’alimento, dell’acqua associata o meno alla riduzione del fotoperiodo.
La muta forzata risulta quindi ad ora illegale, ma sono concesse forme di induzione della muta “non forzata” riducendo l’alimento ma mantenendolo in dosi adatta alla età e specie e in quantità sufficiente a mantenere gli animali in buona salute e a soddisfare le loro esigenze nutrizionali, garantendo sempre l’acqua e rispettando i programmi di luce previsti dalle norme vigenti in materia di benessere animale.
Similmente alla muta, altri processi attuati nell’allevamento sono ad oggi stati abrogati o ridotti.
Citando il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 146 nei punti 19 e 20:
“E’ vietata la bruciatura dei tendini ed il taglio di ali per i volatili se non a fini terapeutici certificati. Il taglio del becco deve essere effettuato nei primi giorni di vita con il solo uso di apparecchiature che riducano al minimo le sofferenze degli animali. La castrazione e’ consentita per mantenere la qualita’ dei prodotti e le pratiche tradizionali di produzione a condizione che tali operazioni siano effettuate prima del raggiungimento della maturità sessuale da personale qualificato, riducendo al minimo ogni sofferenza per gli animali. A partire dal 1 gennaio 2004 e’ vietato l’uso dell’alimentazione forzata per anatre e oche e la spiumatura di volatili vivi. Le pratiche di cui al presente punto sono effettuate sotto il controllo del medico veterinario dell’azienda.”
Il taglio del becco è una pratica che andrebbe progressivamente eliminata, ma solo qualora la sofferenza causata da fenomeni di cannibalismo non sia superiore a quella provocata dall’operazione.” (EFSA, 2005).


A livello generale “Non devono essere praticati l’allevamento naturale o artificiale procedimenti di allevamento che provochino o possano provocare agli animali in questione sofferenze o lesioni. Questa disposizione non impedisce il ricorso a taluni procedimenti che possono causare sofferenze o ferite minime o momentanee o richiedere interventi che non causano lesioni durevoli, se consentiti dalle disposizioninazionali.”
Nell’allevamento domestico è sconsigliata e in alcuni casi vietata la pratica di qualsiasi tipo di mutilazione da parte dell’allevatore, in quanto non formato e abilitato per la corretta procedura. In ambito di gestione rurale un corretto management riduce o elimina completamente i comportamenti di cannibalismo e aggressione rendendo superflue queste pratiche.
In caso di necessità di piccoli interventi come l’accorciamento dello sperone è sempre consigliato procedere con il graduale taglio tramite forbici/tenaglie adeguare (ideali quelle per cani) o, in caso di speroni deformati o con strozzature difficili da gestire con il taglio, la sfilatura dello sperone (la pratica è lievemente dolorosa ed espone zone irrorate di sangue che possono diventare un punto di ingresso per i patogeni. Se possibile è sempre preferibile l’accorciamento manuale).

Spazi

Nelle gabbie modificate è richiesto che la superficie verticale sia di almeno 20 cm in ogni punto e che la superficie totale della gabbia sia superiore a 2000 cm².
Il passaggio dalle gabbie convenzionali alle gabbie modificate ha comportato un aumento dello spazio disponibile per ogni gallina da 550 cm² a 750cm²/capo di cui 600 di libero uso) con un miglioramento evidente del benessere animale dovuto alla maggiore possibilità di manifestare un più ampio repertorio comportamentale proprio della specie. Tuttavia, le manifestazioni etologiche della gallina in gabbia risultano sempre più ridotte rispetto a quelle allevate nei sistemi alternativi (EFSA, 2005).

Nonostante la legislazione stia progredendo in merito agli spazi necessari è importante ricordare che si tratta comunque di una forma di gestione fortemente intensiva in cui gli spazi sono molto limitati per favorire il maggior rapporto kg/m² possibile. Una scelta informata del consumatore durante l’acquisto di uova e carne industriali aiuta a spingere il sistema verso forme di allevamento più etiche (Ricordate che la vostra scelta da acquirente nel lungo periodo ha conseguenze molto più ampie di quanto non si pensi).
Le galline ovaiole devono disporre di un sistema di abbeveraggio appropriato tenuto conto in particolare della dimensione del gruppo, il sistema varia in base a tipo di detenzione e al tipo di abbeveratoio (tettarelle, tazza, raccordo) ma deve garantire agli animali un adeguato accesso all’acqua (per le gabbie modificate almeno due tettarelle o coppette raggiungibili da ciascuna ovaiola, nei sistemi alternativi abbeveratoi continui con minimo 2,5 cm o nelle circolari 1 cm di lunghezza per ovaiola o una tettarella-coppetta ogni 10 ovaiole… etc.).

Per il pollaio domestico per garantire un allevamento ottimale dovrebbero essere alloggiate massimo 4 galline per metro quadro (2500cm²/capo, con almeno due punti abbeveraggio (uno ogni 10 galline se a tazza o una tettarella ogni 4-5 animali) in modo che le gerarchie vigenti tra gli animali non impediscano ad alcuni di accedere all’acqua. I contenitori devono fornire una riserva adeguata o se possibile direttamente legati al sistema idrico. L’acqua deve essere pulita e in caso di abbeveratoi a cisterna sostituita ogni 3-4 giorni tale che non diventi stagnante. Attenzione durante l’inverno al ghiaccio, sotto zero le tubature e gli specchi d’acqua possono congelare. Controllare giornalmente che gli animali abbiano acqua accessibile.

Ambiente, temperatura e qualità dell’aria
Il range di termo-neutralità per le galline ovaiole (ADULTE) è stimato tra i 12°C e i 24°C. Al di fuori di esso gli animali possono adattarsi in una certa misura alla temperatura esterna modificando il loro comportamento e l’assunzione di alimento ed acqua. In caso di temperature elevate aumentano la dissipazione del calore corporeo e il consumo di acqua. Man mano che la temperatura ambientale si approssima a quella corporea il rischio che gli animali muoiano per stress da calore aumenta notevolmente (EFSA, 2005)

Per quanto riguarda l’aria “Le concentrazioni dei gas non devono essere dannose per gli animali” (D. L. vo 146/2001, allegato, punto 10); alte concentrazioni di polvere e ammoniaca sono irritanti per le vie respiratorie ed aumentando il rischio di malattie respiratorie nelle galline. La CO2 aumenta all’aumentare della densità degli animali in condizioni di ventilazione non idonea, mentre alti livelli di ammoniaca tendono a verificarsi nei sistemi in cui si accumula lettiera umida all’interno del capannone (FAWC, 1997).
Per l’attuale norma la concentrazione dei gas è considerata non dannosa per gli animali se l’ammoniaca NH3 è in concentrazione inferiore a 20 parti per milione (ppm), e la CO2 inferiore a 3000 ppm.
Fotoperiodo
Gli animali custoditi nei fabbricati non devono essere tenuti costantemente al buio o esposti ad illuminazione artificiale senza un adeguato periodo di riposo. Se la luce naturale è insufficiente a soddisfare le esigenze delle galline bisogna sopperire con illuminazione artificiale Tutti gli edifici devono essere dotati di un’illuminazione sufficiente per consentire alle galline di vedersi e di essere viste chiaramente, di guardarsi intorno e di muoversi normalmente. Il periodo di oscurità deve permettere il riposo corretto degli animali per un tempo sufficiente e ininterrotto, a titolo indicativo pari a circa un terzo della giornata. Se la luce è artificiale il buio deve essere preceduto da un periodo di penombra per permettere agli animali di posizionarsi senza ferite e confusione.
Materiali e arricchimenti
L’impossibilità di esprimere il comportamento di cova rappresenta una grande fonte di stress per le galline ovaiole allevate con metodi intensivi. Tale comportamento è innescato nell’animale da modifiche nei livelli ormonali; a seguito di tali modifiche endocrine, le galline sono spinte a isolarsi in un luogo appartato per deporre le uova. Per questo motivo in ciascuno dei sistemi di allevamento, comprese le gabbie modificate, è stata prevista la postazione di deposizione a nido. Tale struttura è definita come uno spazio separato, con un pavimento privo di rete, studiato per la deposizione delle uova di una singola gallina o di un gruppo di galline”
Fonti di arricchimento ambientale, come substrati che stimolino e soddisfino il comportamento di becchettare in cerca di cibo, dovrebbero essere equamente distribuite ed accessibili agli animali. Ad ES: balline di paglia, blocchetti beccabili minerali, ballette di erba medica etch… rappresentano materiali efficaci che le galline utilizzano volentieri. Usare i giusti arricchimenti ambientali aiuterà a prevenire plumofagia e cannibalismo. Negli anni recenti è stata posta una particolare attenzione sull’arricchimento ambientale delle ovaiole con il ricorso a sistemi di allevamento più complessi (gabbie arricchite, voliere, free range ed allevamenti a terra). Tali sistemi sono in grado di garantire il soddisfacimento delle necessità comportamentali di base (razzolare, appollaiarsi, nidificare, fare bagni di sabbia). La messa a disposizione di ulteriori fonti di arricchimento ambientale (blocchi di granaglie, frutta congelata, dispenser alimentari interattivi) ha dimostrato un effetto positivo sul benessere delle ovaiole.


Perdite e mortalità
In un allevamento intensivo di ovaiole la mortalità media settimanale compresa tra 0,1-0,2% (due animali ogni mille) è considerata accettabile. Per quanto riguarda gli allevatori rurali si considera normale la perdita dell’1-2% dei pulcini prodotti nei 3 giorni successivi alla schiusa, successivamente dovrebbero essere assenti o estremamente sporadiche le mortalità in altri soggetti.
Dare una misura percentuale specifica però diviene estremamente complesso in quanto nel mondo rurale sistemi di allevamento, densità e tasso di rimonta degli animali possono variare in modo estremo da caso a caso.
Si consiglia però all’allevatore se si verificassero in modo ravvicinato più casi di morte di soggetti giovani/adulti sospette o con palesi segni di infezione (tosse, scolo nasale, diarrea, fame d’aria, gonfiori etch) di considerare delle analisi laboratoristiche per escludere o confermare la presenza di una condizione morbosa nel proprio pollaio. Il veterinario di fiducia saprà guidarvi su quali analisi siano adeguate in base ai sintomi mostrati dagli animali.
E’ inoltre buona norma eseguire almeno un test per ricerca salmonella e un esame parassitologico all’anno, ideale alla ripresa della stagione riproduttiva (marzo-aprile) in modo da monitorare la condizione sanitaria dei nostri animali.
Pollaio domestico punti chiave per il benessere

Visitare i propri animali almeno una volta al giorno per controllare la loro condizione e individuare soggetti in difficoltà
Manipolazione e contenimento degli animali con calma e senza recare loro eccessivo stress
Dimensioni adeguate all’alloggiamento degli animali con non più di 4 galline per metro quadro
Struttura chiusa da rete su tutti i lati per evitare l’ingresso di volatili selvatici.
Numero di punti acqua sufficienti a permettere l’accesso a tutti gli animali, minimo due per evitare che in caso di ostruzione o malfunzionamento gli animali restino per lunghi periodi senza acqua.
Mangiatoia in grado di permettere l’accesso a tutti gli animali durante la distribuzione del pasto, o, nel caso di mangiatoie con serbatoio continuo, almeno il 30% degli animali deve poter accedere contemporaneamente al cibo. (se ho 10 galline almeno 3 devono poter accedere al cibo nello stesso momento).
Almeno un’area coperta sufficiente a ospitare tutti gli animali presenti in caso di intemperie
Possibilità di aree nido chiuse su 4 lati per la deposizione
Avere strutture per il riposo che permettano agli animali di appollaiarsi al riparo da correnti d’aria e pioggia
Luce naturale o artificiale disponibile durante il giorno e mantenimento del buio continuativo per almeno 7 ore durante la notte tale da permettere il corretto riposo degli animali
Vaccinare se possibile i nuovi nati per le principali patologie avicole di interesse.
Controllare lo stato sanitario annualmente è un’ottima pratica, presenza di parassiti e salmonella andrebbero testati una volta l’anno anche in caso di assenza di sintomi specifici per tenere monitorata la condizione del pollaio.
Ultimo ma non meno importante un allevatore che voglia garantire il benessere dei suoi animali deve serbare per loro passione e mantenere viva la sua voglia di imparare.
La gestione e il mantenimento di qualsiasi essere vivente è complesso ed è umano commettere errori in buona fede o avere conoscenze lacunose in alcuni ambiti.
Importante è però non lasciarsi scoraggiare, imparare dei propri sbagli, studiare ed informarsi!
Ora non vi manca che andare nel vostro pollaio a controllare cosa potete fare per rendere le vostre galline ancora più felici.
Scritto e curato da Anna Donneschi MV

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