IL COLOMBACCIO

La famiglia dei piccioni (Columbidae) è estremamente ampia varia: tra le specie selvatiche più comunemente note vi è sicuramente il Colombaccio (Columba Palumbus), tipo di volatile che oggi è allevato in cattività a scopo soprattutto venatorio (volantino da richiamo), ma che registra il maggior numero di soggetti viventi ancora allo stato brado.

La sua diffusione riguarda tutto il territorio europeo a partire dal 65° parallelo e soprattutto le aree boscose ricche di latifoglie, ma, grazie alle sue ottime capacità di volo (apertura alare di 75cm) e l’importante massa muscolare (lunghezza totale 40cm) che lo contraddistingue, è uno dei pochi colombi migratori: il Colombaccio è capace di coprire lunghe distanze in poche ore superando valichi montani e grandi pianure anche in condizioni climatiche avverse. Il suo volo è potente, rapido ed elegante: nell’aria al suo passaggio del singolo volatile o dello stormo si percepisce un forte sibilo intervallato dallo schioccare delle ali.

Oggi a fronte dell’intensivo surriscaldamento globale questo colombo sta diventando un volatile stazionario nel nostro Paese, nella Francia meridionale e nella penisola Iberica dove in molti casi sverna, ma gli esemplari che arrivano in Scandinavia, Cecoslovacchia e Polonia durante per la stagione riproduttiva, durante le stagioni fredde sono soliti popolare il sud-Europa ed in alcuni casi arrivare anche nella zona del nord-Africa (Marocco e Libia). Questa descrizione spiega in modo chiaro l’eccellente capacità del Colombaccio di adattarsi a varie tipologie di clima: quelli rigidi dell’Europa settentrionale e quelli temperati della zona sud del Vecchio Continente.

Le migrazioni del Colombaccio (volatile da doppio passo nei periodi febbraio-ottobre) tipicamente interessano spostamenti sulla dorsale NE-SW e sul territorio italiano sorvolano spesso le coste tirreniche toscane e campane grazie alla spinta della corrente adriatica-settentrionale e centro-europea.

Miniatura del Colombaccio tratta dall’Enciclopedia Treccani – 1961
(documento di proprietà dell’autore)

Il Colombaccio presenta una splendida colorazione cenere-azzurro-ardesia sul dorso che tende ad imbrunire nella parte alta, mentre si schiarisce verso la coda. Nella parte del ventre è di un grigio-azzurro che vira verso il bianco mano a mano che si sposta verso il retro. Salendo invece verso il collo prevalgono i cromatismi bordeaux e vinaccia, mentre ai lati i riflessi verde smeraldo si mischiano in un magnifico gioco cromatico. Elemento che permette di distinguere gli adulti dai novelli dell’anno (colombi che non hanno ancora effettuato la prima muta) sono le due evidenti e lucenti macchie bianche ai fianchi del collo. Punto di luce sulla testa è sicuramente il becco: all’attaccatura ha un colore rosso corallo e tende a schiarire verso l’arancio mano a mano che procede verso la punta. L’occhio è di un pallido giallo zolfo.

Le ali sono sicuramente un punto di forza del Colombaccio e, come tutto il resto dell’animale, hanno colori ben definiti: lungo le copritrici esterne si sviluppa una larga fascia bianca e le remiganti sono di un grigio ardesia. Il volo è supportato da una coda robusta costituita da 12 timoniere di colore nero con riflessi blu ed una striscia trasversale leggermente più chiara.

Infine i tarsi sono di un rosso porpora.

Esemplare adulto di Colombaccio
(fonte: File:Houtduif jong (Columba palumbus young bird).jpg – Wikimedia Commons)

Il Colombaccio ha un’indole molto sospettosa e guardinga; questa sua caratteristica la si percepisce nel comportamento in fase di volo ed una volta a terra: lo stormo quando identifica un terreno idoneo per alimentarsi lo sorvola a lungo ad un’elevata altitudine e controlla le aree limitrofe prima di atterrare; una volta al suolo alcuni esemplari sono designati come sentinelle perimetrali per avvisare il gruppo di eventuali pericoli in arrivo. In genere il colombaccio non emette un canto, ma una profonda tubazione, tipica soprattutto del rituale di corteggiamento.

“Coppia di acquarelli dipinti da Ettore Anzalone e parte della collezione condivisa sull’account Instagram wild.mirror

L’alimentazione del Colombaccio è estremamente varia e come tutti gli animali selvatici si nutre di ciò che trova disponibile in Natura. I boschi di latifoglie (quercia, sughera e leccio) sono il suo habitat preferito, dato che, oltre a fornire un ottimo nascondiglio, le ghiande sono una delle principali fonti di nutrimento durante il periodo tardo estivo ed autunnale. In questi luoghi sceglie di mangiare anche le bacche dell’edera che si arrampica ed erge al di sopra del perimetro degli alberi. Quando il Colombaccio diventa stazionario di aree dove gli alberi ad alto fusto sono prevalentemente le conifere, esso si nutre dei loro semi.

Anche il sottobosco garantisce un’importante fonte di alimentazione con fragole e mirtilli.

Questo colombo non disdegna comunque i parchi cittadini e le aree civilizzate che sono un sicuro rifugio: qui trova anche alimenti fondamentali per il suo nutrimento come olive mature e campi di girasole, favino, grano e mais, aree indispensabili di foraggiamento per questo colombo.

Generalmente il Colombaccio è monogamo ed il maschio contribuisce nella cova e nel mantenimento della prole: la fase riproduttiva inizia ad aprile, quando maschio e femmina si corteggiano in rituali di accoppiamento caratterizzati da attività in volo e sugli alberi (raramente a terra dove sono maggiormente esposti a predazione). La femmina nidifica su alberi e cespugli folti utilizzando ramoscelli secchi e feci nella costruzione del ricovero. Essa depone 2 uova (bianche e di forma ovale con l’asse maggiore di 38-40mm e l’asse minore di 28-30mm) a distanza di un giorno l’una dall’altra e dopo 18-20 giorni di cova nascono i pulli, ciechi, implumi ed indifesi, nutriti da entrambi i riproduttori con una secrezione del loro gozzo di consistenza lattiginosa. Nella maggior parte dei casi le cove sono 2-3 per stagione. I pulli sviluppano quasi subito, per combattere anche il freddo e le intemperie, piume fulvo-cenere sulle ali, sul petto e sulla testa con leggere variazioni cromatiche.

Il Colombaccio è un volatile gregario: nei Paesi dove nidifica spesso si costituiscono delle vere e proprie colonie, dove ogni coppia rimane comunque indipendente.

Pullo di Colombaccio di circa 4-7 giorni di vita
(fonte: File:Houtduif jong (Columba palumbus young bird).jpg – Wikimedia Commons)

Il Colombaccio è prevalentemente un volatile selvatico, ma l’uomo, sia per la sua bellezza sia a scopo venatorio, ha scelto di allevarlo: quando avviene l’ obiettivo è spesso quello di creare “racchette” da richiamo per la caccia al selvatico; la voliera, per l’indole di questo colombo, dovrebbe essere piuttosto ampia anche per garantire un buon mantenimento muscolare degli esemplari.

La legge italiana vieta la cattura di Colombacci selvatici e quindi quelli che si trovano in commercio derivano sempre da animali già tenuti in cattività: l’indole selvatica di questo volatile non garantirebbe comunque la possibilità di una vita serena in uno spazio limitato, se questi fossero nati in libertà ed adattati alla voliera successivamente; discorso il diverso per colombi nati e cresciuti in voliera.

La caccia del selvatico definisce regolarmente ogni anno i periodi in cui il Colombaccio sia insidiabile: il cacciatore dagli appostamenti fissi grazie agli esemplari addestrati (racchette) richiama gli uccelli da predare.

Immagine tratta dall’Atlante Ornitologico:
a sinistra esemplare di Colombaccio ed a destra di Colombella
[Foto di Comi R.]

Scritto e curato da Guido Monciatti

BIBLIOGRAFIA

– “Atlante Ornitologico: Uccelli Europei” del Dr. E. Arrigoni Degli Oddi

– “Animali da cortile” del Prof. P. Bonizzi

– “Rassegna dell’avifauna – Prima parte: uccelli non passeriformi” di Mario Spagnesi

– “Enciclopedia della caccia” di Sadea e Sansoni

– “Storia naturale degli uccelli che nidificano in Lombardia – Vol.2” di Eugenio Bettoni

– Immagine di copertina – fonte File:Columba palumbus -Quinton, Birmingham, England -head-8.jpg – Wikimedia Commons

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