Albert Einstein nel 1952 scrisse:
“Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.”
Una frase emblematica che da sempre mi ispira nel migliorarmi ed approfondire le mie passioni: questo è ciò che avviene anche in ambito colombofilo. Pur non allevando (ancora!) colombi, nutro una profonda curiosità verso questo mondo che mi stimola continuamente ad indagare, leggere, osservare e studiare.
La stessa curiosità che mi ha portato oltre un anno fa a conoscere e richiedere il supporto del sig. Sacchetti Ermes in occasione della scrittura del primo articolo introduttivo qui nel blog sul Colombo Viaggiatore (LINK INTRODUZIONE AI COLOMBI VIAGGIATORI – il portale indipendente di informazione avicola (confraternitagallus.com)). Quella volta i social e le poche informazioni disponibili sui colombi furono la giusta combinazione perché una nostra collaborazione arricchisse quello stesso articolo; compresi fin da subito la sua grande passione per questo volatile e come essa fosse sfociata in lui recentemente in qualcosa di concreto: il Museo del Colombo Viaggiatore a Reggio Emilia.
Il sig. Sacchetti oggi riveste il ruolo di responsabile del Museo del Colombo Viaggiatore: egli insieme ad un gruppo di amici appassionati alla colombofilia ebbe nel 2015 l’iniziativa di organizzare durante una giornata federale della F.C.I. (Federazione Colombofila Italiana) una prima mostra nazionale che raccontasse il magnifico mondo del Colombo Viaggiatore in Italia e come questo volatile sia parte della nostra Storia, sia stato protagonista sul fronte delle due guerre mondiali e come oggi sia valorizzato sportivamente per le sue eccellenti qualità di volo. Una mostra correlata di documenti, oggetti, cronometri e cimeli che seppero cogliere la curiosità ed i consensi dei visitatori, ma anche attrarre a sé collezionisti che videro nella mostra un momento per valorizzare quelle “reliquie colombofile” private fino a quel momento celate in abitazioni, scantinati o soffitte. La raccolta di essi non rappresentò per il sig. Sacchetti un’impresa da poco, il quale insieme ai suoi amici appassionati continuò ad organizzare mostre. Quando il numero di questi elementi da collezione incominciò ad aumentare anno dopo anno si concretizzò la necessità di trovare un’ubicazione a questa collezione: la F.C.I. con sede a Reggio Emilia scelse di dedicare un’ambiente proprio a questi cimeli e nel 2021 nacque così il Museo del Colombo Viaggiatore.

Con dedica del Presidente Federale Bonvicini al responsabile Sacchetti
E mosso ancora una volta dalla curiosità il 21 gennaio 2024, una domenica, grazie alla disponibilità infinita del sig. Sacchetti ho avuto modo di visitare il Museo: un ambiente splendido che profuma di Storia Italiana, di una passione passata e presente, di una sinergia ancestrale che lega simbioticamente il colombo e l’uomo e di un volatile rivoluzionario nel mondo della comunicazione che riesce ad essere attuale ancora oggi nell’era del digitale.

con una statuetta ritraente un colombo viaggiatore dotato
capsula per contenere i messaggi (zampa destra)
I miei occhi da appassionato entrando nel Museo si soffermarono su ogni vetrina, su ogni oggetto, su ogni documento; ci sono tanti aneddoti dietro ognuno di essi ed oltre a quelli più recenti di puro stampo sportivo, grande pathos lo suscitarono quelli capaci di tornare indietro nel tempo ad oltre 100 anni di Storia, quando il colombo viaggiatore era un fondamentale strumento di comunicazione sul fronte della Grande Guerra in contesti in cui mezzi più all’avanguardia del periodo (come il telegrafo per esempio) non erano disponibili o messi fuori uso dal nemico; anche durante la Seconda Guerra Mondiale però quando la telecomunicazione aveva già fatto importanti passi avanti, il colombogramma era uno strumento affidabile e certe volte preferibile.
Qui di seguito alcuni scatti fatti e presentati dal responsabile Sacchetti durante la visita del Museo

la prima era la “base” mobile dei colombi, così che direttamente dalle prime linee i volatili vi tornassero con messaggi direttamente dal fronte;
la seconda invece serviva solo per trasportare i colombi, i quali una volta liberati con i messaggi, tornavano alla base militare nelle città

una volta raggiunta le prime linee, in attesa che i colombi volassero, i colombi erano collocati in poste con mangiatoie (foto di destra)

capsula originale in alluminio da zampa;
taccuino per messaggi (colombogramma) originale dotato di doppia copia;
colombogramma originale (datato 1-7-1939)

i corpi militari si dotarono quindi anche di strumenti aerei perché questo potesse avvenire:
come il sig. Sacchetti mostra nella foto di sinistra all’interno di una cesta in vimini venivano paracadutati
oppure in coppia con un paracadutista come nella raffigurazione in basso a destra.
NOTA: nell’immagine in alto a sinistra breve descrizione supplementare, in cui si evidenzia come questi cestini
fossero avvolti anche da rete di metallo per proteggere i volatili dai predatori

anche in questo i colombi viaggiatori hanno rappresentato una carta vincente;
conoscendo l’uomo i tragitti che i colombi avrebbero compiuto, venivano dotati di micro-macchine fotografiche che
scattavano foto raffiguranti lo stato delle truppe nemiche, il posizionamento, i risultati di un bombardamento…

Ovviamente le profonde conoscenze in ambito colombofilo ereditate dal mondo militare e la passione in merito di tanti allevatori si sono ribaltate successivamente in un contesto sportivo (l’allevamento dei colombi ad uso privato era principalmente per autoconsumo, in Italia solo il Ministero della Guerra, a supporto degli strumenti di comunicazione, era interessato alla messaggistica con i Colombi Viaggiatori): mentre nei conflitti bellici era fondamentale che il colombogramma fosse recapitato e la differenza di pochi secondi non faceva la differenza, in gare competitive il tempo di raggiungimento della destinazione assumeva un’importanza cruciale. Quindi il percorso per gli allevatori fu quello di selezionare colombi sempre più performanti ed affidabili, mentre per i giudizi implementare strumenti di misurazione sempre più precisi. Si svilupparono e migliorarono nel tempo così gli orologi di rilevazione ufficiale, dove i colombi erano inseriti (vedi foto sotto) al momento dell’arrivo alla colombaia ed in seguito al blocco dello sportello di inserimento, attraverso meccanismi specifici su cartoncini rotondi, era segnato l’orario di arrivo. Per evitare manomissioni ogni colombo era dotato dell’anello identificativo irremovibile (come oggi) e di un anellino in gomma removibile, da inserire nel meccanismo stesso.
Qui di seguito foto di alcuni orologi ed altri cimeli sportivi:

questo strumento come indicato nella targa e mostrato nella foto prevede l’inserimento del colombo dalla parte retrostante
del contenitore e relativo blocco dell’orologio

sia dotato di un sistema di rilevazione più preciso


molti di questi rilasciati dal Ministero della Guerra, che supervisionava e premiava quegli allevatori e quei colombi
sportivamente primeggianti

della Società Colombofila “Il Colombo” di Reggio Emilia:
datato 1897 si noti come i colombi rappresentati in basso ricordino molto per forma e postura
gli attuali Cravattati Italiani, detti Reggianini, sintomo che originariamente come Colombi Viaggiatori fossero usati anche
quei volatili che oggi sono categorizzati come colombi ornamentali

le manifestazioni che si sono tenute in Italia sono Modena 1951 e Verona 1991 (la locandina è quella nel primo piano a sinistra).
Nella foto, nel piano inferiore,
alcune croci al merito e distintivi della FCI
Una volta conclusa la visita l’emozione era tanta: oltre alla mia passione per un voltile come il colombo che naturalmente mi entusiasma, è stato per alcuni tratti quasi fantastico il ritrovarsi a stretto contatto con una realtà sconosciuta. Molte volte ci ritroviamo da ragazzi a studiare la Storia, soffermandoci soltanto alla “buccia”: esiste un mondo sotto di essa che solo grazie a luoghi come il Museo del Colombo Viaggiatore è possibile approfondire e solo grazie ad appassionati come il sig. Sacchetti è possibile mantenere e tramandare; un luogo che garantisce la sopravvivenza di queste memorie ignote che avrebbe bisogno di essere più noto e diffuso, soprattutto nel rivalutare un volatile che naturalmente ha servito (e serve ancora) l’uomo.
Un profondo e sentito ringraziamento a:
– F.C.I. – Federazione Colombofila Italiana
– Sacchetti Ermes
Scritto e curato da Guido Monciatti


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