L’anatomia dell’apparato riproduttore degli uccelli è abbastanza tipica, presentando una cloca in cui si riuniscono l’apparato escretore nella sua componente intestinale e renale e quello riproduttivo.
La maggior parte degli uccelli presenta un anatomia in buona parte sovrapponibile tra maschio e femmina, con una leggera estroflessione dell’organo nel maschio per ottenere, durante la copula, ciò che viene chiamato “sovrapposizione cloacale” o in gergo “bacio cloacale”.
Nelle anatre e in altri uccelli acquatici però la cloaca presenta un marcato dimorfismo tra maschio e femmina non visibile però se non con adeguate manipolazioni o durante la copula.
La cloaca maschile infatti presenta un organo detto pseudopene che viene estroflesso e inserito in una vera e propria fecondazione interna nella cloaca femminile.
Lo pseudopene dell’anatra nello specifico ha una tipica forma a spirale (simile a un cavatappi) ed è di considerevole lunghezza, e similmente la cloaca femminile presenta nella sua sezione riproduttiva una struttura convoluta e spiratala per rendere compatibile l’atto copulatorio.

BIOLOGIA DELLA RIPRODUZIONE
In tutte le razze di anatre comuni, i sistemi di riproduzione variano dalla monogamia alla poligamia, anche se è molto frequente la formazione di legami di coppia relativamente stabili. Tendenzialmente nelle anatre domestiche si creano gruppi poligami, mentre nelle specie selvatiche è più diffusa la monogamia.

L’intero atto riproduttivo, inoltre, è condizionato dalla fase pre-copulatoria, in cui si svolgono una serie di rituali di corteggiamento. Quest’ultimo è caratterizzato da una precisa sequenza di segnali-risposte sincronizzate, che mettono in “sintonia” la coppia e permettono di portare a termine con successo l’accoppiamento.
La copula negli uccelli acquatici avviene tipicamente in acqua, con la coppia che si isola per evitare disturbi e conflitti con altre coppie presenti nell’area. Anche la nidificazione tende ad essere singola e non coloniale, salvo presenza di molti animali in un territorio favorevole relativamente piccolo. Un un area i nidi sono sparsi e la distanza tra loro è determinata in parte dalla forza del comportamento territoriale della specie e della razze in questione (con soggetti/specie più aggressive che si isolano maggiormente rispetto a animali più miti e gregari). Nella maggior parte delle specie, tuttavia, le coppie rimangono all’interno di un “home range”, che comprende acqua, un luogo di riposo, una copertura per nidificare e cibo, ma non ne difendono in modo ferreo i confini. Vi è però un alta tutela per il nido e della femmina stessa, che viene protetta dal partner con aggressività, scacciando altri maschi rivali ed eventuali minacce. Un maschio che si intromette in una coppia dà origine alla “caccia ai tre uccelli”, che è una caratteristica del comportamento pre-nido. Raro ma non impossibile trovare sia in natura che in cattività coppie dello stesso sesso che vanno a formare un nido e difendere il proprio territorio in modo similare alle coppie composte dai due generi. Nel caso di coppie femminili spesso avvengono copule con maschi solitari e le uova deposte danno sovente vita a pulcini, nelle coppie maschili dove la deposizione non è possibile può capitare che i due maschi prendano possesso su nidi abbandonati o di cui i genitori originali sono morti.
La selezione del sito del nido è effettuata principalmente dalla femmina, anche se il maschio può accompagnarla nella ricerca. I nidi costruiti sull’acqua tra la vegetazione palustre ma anche sulla terraferma, in caso di necessità anche a qualche chilomentro dall’acqua. Alcuni anatidi non costruiscono nidi, ma si appropriano invece di quelli disponibili, come tane abbandonate di mammiferi, buche preesistenti e cassette di nidificazione.

La costruzione del nido è generalmente affidata alla femmina che utilizza materiali presenti come sterpaglie, foglie, pelo e piume, con assistenza del maschio che procura materiale utile consegnandolo alla femmina che lo dispone attorno a sè, formando un mucchio in cui, con la rotazione dell’animale stesso, si crea la conca di deposizione. Ad eccezione delle specie che condividono l’incubazione, come l’oca gazza, le anatre fischiatrici e l’anatra dal dorso bianco, il nido viene progressivamente rivestito di piumino prelevato unicamente dal petto della femmina. Questa piuma viene tirata sopra le uova quando la madre si allontana per nutrirsi e lavarsi formando uno strato di protezione alla vista dei predatori e che mantiene la temperatura delle uova più stabile. Similmente a quanto avviene per gli altri avicoli da cortile è comune per la femmina alzarsi dalla cova 1 o 2 volte al giorno per alimentarsi, lavarsi e defecare.
La deposizione delle uova avviene di solito al mattino presto e dura solo pochi minuti, anche se la femmina rimane sul nido fino a un’ora. In genere viene deposto un uovo al giorno, con intervalli occasionali. Lo sperma rimane vitale in una femmina per la durata della deposizione (che varia di norma da specie a specie da 7 a 20 giorni), quindi è probabile che la copulazione prima della deposizione delle uova sia sufficiente a fecondare l’intera frizione, anche se ci sono specie in cui copule intermedie sono presenti e comuni. Le dimensioni delle uova variano all’interno della specie, così come la numerosità per covata, ma le medie vengono deposte da 3 a 12 uova per cova.
La deposizione di uova in nidi diversi dal proprio è molto diffusa tra gli uccelli acquatici e le covate molto grandi (fino a 22 nel germano reale) sono di solito opera di più di una femmina. Nei moriglioni e nelle codoniere questo parassitismo dei nidi è così comune da influenzare la biologia della riproduzione. Solo una specie, l’anatra testa nera (Heteronetta atricapilla) del Sud America, è un parassita obbligato del nido (similmente al più noto Cuculo).

Nella maggior parte delle specie la cova è affidata alla femmina, che siete sulle uova per 22-39 giorni (variabile da specie a specie). Quando il giorno della schiusa si avvicina la femmina diventa sempre più riluttante a lasciare il nido e vocalizza e becca se minacciata, spesso rimane a tutela delle uova anche quando si avvicina un predatore. Se si trova in pericolo con i piccoli nati o prossimi alla schiusa adotta una tattica particolare, fingendo di essere ferita, sbattendo o trascinando le ali in modo scoordinato per distrarre i predatori dal nido e catalizzarli su di lei in un ultimo eroico atto di protezione.
Se una covata viene distrutta precocemente o i genitori sono costretti alla fuga nella la maggior parte dei casi viene iniziata una seconda covata che è generalmente più piccola, ma può avere un successo maggiore in quanto la schiusa avviene con il tempo meno incerto dell’estate. (E’ pratica abbastanza comune sottrarre la prima covata agli anatidi e covarla con balie o artificialmente per spingere le coppie a produrre un secondo gruppo di uova).
Poiché l’incubazione inizia solo quando la deposizione è ultimata, la schiusa è generalmente sincronizzata e può essere completata entro sei ore dal primo piccola nato. Altre sei ore sono necessarie perché la peluria si asciughi e gli anatroccoli di solito rimangono nel nido per tutta la notte. Durante la permanenza nel nido vengono covati dalla femmina e si forma l’imprinting, un fenomeno di stretta associazione tra pulcini e madre e viceversa, che permette loro di trovarsi e riconoscersi con certezza anche in mezzo a molteplici soggetti. Come nelle galline i piccoli hanno riserve alimentari date dal riassorbimento del sacco vitellino sufficienti per 24/48h ma se ne hanno possibilità iniziando ad alimentarsi non appena completamente asciutti.
I piccoli inoltre risultano in grado di nuotare fin da subito grazie all’aiuto della madre che li impermeabilizza con le secrezioni oleso del suo uropigio, (nei piccoli si sviluppa al secondo/terzo mese di età).
Il CORTEGGIAMENTO
Il maschio dimostra le sue intenzioni sessuali, interrompendo le proprie attività e interessandosi a quelle della femmina, accennando nella sua direzione caratteristici movimenti ritmati del collo che viene alternativamente allungato verso l’alto e ritratto verso il corpo più volte. Non è però raro riscontrare un inziale apporccio della femmina nei confronti del maschio con un similare pattern comportamentale.
La risposta della femmina (o del maschio) a questi segnali è decisiva per il proseguimento o meno dell’accoppiamento. Se la femmina non è disposta ad accettare il maschio, può dimostrare il suo disinteresse non rispondendo ai movimenti del collo o accennandoli appena, se invece essa è disponibile alla copula risponde al maschio in modo similare, questa danza si alterna in modo via via più intenso e frequente tra i due per diversi minuti fino a che il maschio si affiancata alla compagna, che risponde abbassa il proprio corpo verso terra, estendendo al massimo il collo verso terra e rimane immobile in questa posizione. Ciò consente al maschio di afferrare col becco le penne della del collo per sostenersi e salirle sul dorso.
Una volta sul dorso della femmina il maschio copie una sorta di “calpestio” per bilanciarsi e stimolare la femmina al sollevamento della coda. Il maschio si spinge posteriormente tenendosi alla femmina, abbassando la sua coda e compiendo rapidi movimenti a destra e sinistra per raggiungere la posizione di penetrazione, deviando lievemente di lato. Una volta in posizione avviene una spinta lombare e lo sfodero del pene con una penetrazione vera e propria.
Depositato il seme il partner maschile si lascia cadere poi al fianco della femmina rialzatosi dopo pochi secondi e muovendosi freneticamente per qualche minuto ed esplorando l’ambiente tenendo il collo con portamento basso verso il terreno mentre il pene torna a ritrarsi in addome. La manifestazione energetica del maschio va poi a ridursi ed è seguita da cura e grooming delle penne. La femmina si rialza di scatto scuotendo le piume e sbattendo le ali, a volte emettendo stridi rapidi. Se disponibile una fonte d’acqua è comune che a questo scuotimento segua un bagno e la cura del piumaggio.
Altre comuni manifestazioni sono reciproci inseguimenti post copula accompagnati di schiamazzi e bobbing della test.
Scritto e curato da Dr. Anna Donneschi e Lisa Berno


Foto in copertina di Michele Rocco

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