La selezione naturale è il lungo processo evolutivo descritto da Charles Darwin nel suo trattato più celebre “L’origine delle specie” del 1859; essa si manifesta con la conservazione delle variazioni individuali favorevoli e la perdita di quelle nocive. Le variazioni che non sono né utili né nocive non saranno influenzate dalla selezione naturale, questa legge di Natura prevede quindi la sopravvivenza degli individui più adatti all’ambiente e la morte e/o la mancata riproduzione di quelli che manifestano caratteri svaforenti. Questo non è un processo conscio ma un puro strumento del caso, mutazioni genitiche casuali portano a cambiamenti nell’aspetto o nelle caratteristiche di un essere viviente, in molti casi queste alterazioni sono negative o indifferenti per la sopravvivenza del soggetto, ma in rari casi queste portano a un miglior adattamento all’ambiente, il classico esempio di questo fenomeno è rappresentato dal collo delle giraffe, infatti le giraffe nate con colli più estesi possono nutrirsi di foglie di rami più alti, ergo sono a minor rischio di morire durane eventi di carestia).
Una creatura che sopravvive più a lungo è in gradi di riprodursi un numero maggiore di volte e quindi di diffondere questi geni positivi nella sua prole che sua volta ne trarrà beneficio.
Alcuni dei caratteri selezionati da questo affascinante processo però non sono da attribuirsi a pura forza bruta o a doti di difesa, ma sono andati a differenziare l’estetica degli animali, anche all’interno della stessa specie.
Questo fenomeno è chiamato Dimorfismo (dal greco δίμορϕος cioè “che ha duplice forma”) ed è definito come la presenza di soggetti appartenenti alla stessa specie che presentino caratteristiche morfologiche diverse. Queste possono variare in base alla stagione (come nell’anatra mandarina) generando il dimorfismo stagionale, oppure variare in base al sesso dell’animale che è ciò che definiamo Dimorfismo sessuale, ed è su di esso che ci soffermeremo maggiormente.
Si ricorda al gentile lettore che si parlerà in modo centrale degli uccelli domestici e che esempi e forme genetiche citate presentano eccezioni, che verranno dove possibile trattate e approfondite.
Nel mondo animale la selezione sessuale è un processo di selezione naturale che garantisce la possibilità a determinati soggetti di avere maggiori probabilità di riproduzione rispetto ad altri: maschi e femmine ricercano infatti gli uni negli altri determinate caratteristiche che vengono viste come sintomo di salute, vigore, forza…tutti aspetti che qualsiasi riproduttore vorrebbe trasmettere nella propria prole.
Nei pavoni Cristatus e Muticus la femmina ricerca principalmente maschi che abbiano code con un numero elevato di “occhi”: la selezione sessuale da questo punto di vista ha garantito un diffondersi di soggetti con molti “occhi” rispetto a quelli che ne avessero pochi.

(foto ed esemplare di Carlo Schiavottiello)
TIPOLOGIE DI DIMORFISMO SESSUALE
In molti volatili la differenziazione tra maschio e femmina di una certa specie è individuabile dall’osservatore attraverso il fenotipo, ma è importante pensare che ciò che biologicamente definisce il sesso di un soggetto è dovuto in primis al suo DNA; i galliformi per esempio hanno 39 cromosomi (78 coppie): 38 di questi sono definiti “autosomici” e sono uguali sui due sessi della stessa razza , mentre il 39° è definito “legato al sesso” ed ha una vera e propria differenza strutturale tra maschio e femmina, in quanto il gallo ha entrambe le parti sviluppate (ZZ), mentre la gallina ha una parte non sviluppata (ZW). Questo piccolo fondamentale aspetto definisce le differenze estetiche descritte sopra, che possono avere diverse manifestazioni:
– DIMENSIONE: nel mondo animale è frequente la differenza di stazza tra maschio e femmina ed in alcuni casi il primo si presenta più grande della seconda, in altri casi è diametralmente l’opposto. In generale questa caratteristica è propria delle specie poligame come per esempio in Gallus gallus, dove il gallo è più grande della gallina e presenta inoltre parti del corpo maggiormente sviluppate rispetto all’alter ego femminile (cresta e bargigli);

è particolarmente evidente il dimorfismo sessuale a livello di dimensioni
(foto ed esemplari di Michele Rocco)
La caratteristica di avere strutture del corpo più grandi nel maschio è molto diffuso negli uccelli: anche nell’Anatra Muta (Cairina mushata) il maschio presenta una stazza maggiore e caruncole facciali più marcate rispetto alla femmina. In altri volatili invece, come le quaglie giapponesi (Coturnix japonica), è presente un dismorfismo sessuale legato alle dimensioni, ma opposto a quanto descritto fino ad ora: la femmina è solitamente circa 50g più pesante del maschio;

(foto ed esemplari di Michele Rocco)
– STRUTTURALE: entrando più nel dettaglio è facile pensare che maschio e femmina si differenzino l’uno dalle altre anche per la presenza o assenza di determinate strutture anatomiche. Rimanendo sui galliformi alcune tipologie di piume che nella femmina sono assenti o dalla forma più arrotondate nel gallo sono lunghe ed appuntite, tra questa abbiamo le falciformi (piume che coprono i fianchi vicino alla coda) e le copritrici della groppa e delle ali.
Sempre nel genere Gallus la presenza degli speroni è stata fissata nei millenni di evoluzione solo sui maschi: questi sono infatti strumenti di offesa nel periodo riproduttivo contro gli altri galli, ma anche potenziali armi contro predatori che minaccino l’harem di un gallo; le femmine invece a causa dell’inibizione ormonale ovarica non li sviluppano, mantenendone però l’abbozzo. In alcune razze di pollame domestico di origine mediterranea come la Livorno o nei combattenti possiamo vedere alcune femmine con sviluppo visibile di speroni… questo serve a ricordarci che in biologia i concetti di “mai” e “sempre” sono raramente utilizzabili.

nella gallina (destra) è presente solo un accenno di sperone (freccia)
(foto ed esemplari di Giovanni Di Cicco)
– COMPORTAMENTALE: ovvio pensare che il dimorfismo sessuale non riguardi solo il fenotipo, ma anche attitudini e comportamenti tipici legati ai cicli ormonali. Nella maggior parte degli avicoli per esempio l’istinto alla cova è tipico solo della femmina (gallina, tacchina, etch), la quale indipendentemente dal comportamento del riproduttore maschio sceglie il periodo migliore per avviare l’incubazione delle uova. Il canto al contrario è una caratteristica prettamente del maschio e viene stimolata da ormoni presenti in ridotte quantità nella femmina.
– COLORAZIONI: quando maschio e femmina sono distinguibili anche da un punto di vista di colori si parla di “dicromatismo sessuale”; in molti casi è il maschio ad avere tinte più appariscenti, mentre la femmina ha colori più attenuati e mimetici. Da questo punto di vista animali come i fagiani ed i galliformi sono emblematici: il maschio del Fagiano di Elliot (Syrmaticus ellioti) presenta riflessi bruni e barrature argentate sul corpo veramente vistosi, mentre per la femmina i cromatismi sono più smorzati e tendenti al bruno.

a terra il maschio (foto ed esemplari di Matteo Zanetti)
Questo aspetto è particolarmente presente negli uccelli che risentono ancora di un forte legame con il selvatico (nei polli domestici questa colorazione è detta proprio “selvatico oro o argento”): la femmina infatti covando le uova per periodi piuttosto lunghi ha bisogno di un’importante mimetizzazione per difendersi dai predatori e quindi il suo piumaggio assume tinte che la rendono, una volta immobile, invisibile; al contrario i maschi sono spesso estremamente colorati perché così riescono ad attrarre a sé un maggior numero di femmine per l’accoppiamento: un piumaggio lucente, curato e perfetto denota l’ottima salute di un riproduttore maschio che la femmina preferirà per la generazione della propria prole.
Ad un’attenta osservazione risulta evidente che il maschio dai colori vivaci e appariscenti cada più facilmente vittima di predazione… anche questo è qualcosa con cui la Natura ha giocato d’azzardo. Per gli esseri viventi infatti è fondamentale produrre prole e far si che essa sopravviva: un predatore in agguato che punti un gallo anziché una gallina risulta ideale, il gallo è infatti una preda più ostica, con maggiori possibilità di difendersi e la sua morte crea il minor danno, dato che il cuore del gruppo, cioè le femmine con prole, hanno maggiori chance di fuggire e sopravvive. Il maschio (inconsciamente) si mette a rischio per garantire la sopravvivenza dei suoi geni.
Non è raro però che la differenza cromatica sia presenti una femmina dai colori più lucenti ed appariscenti, al contrario di quanto descritto fino ad ora: in questo caso si parla di dimorfismo inverso.

per esempio in questi due esemplari pollame [gallina SX – gallo DX]
razza Brahma colorazione perniciato maglie nere è particolarmente evidente questo dismorfismo sessuale
(foto ed esemplari di Gabriele Marchetti)
Il mondo degli uccelli è comunque vario ed è normale aspettarsi delle eccezioni: nel dismorfismo sessuale a livello di colorazione ci troviamo di fronte a due sessi fenotipicamente molto simili (per lo meno ad un occhio non troppo allenato). I colombi domestici in linea generale sono uguali tra maschi e femmine e se escludiamo il comportamento in fase di accoppiamento possono risultare difficili da differenziare. Ciò comporta per gli allevatori meno esperti il dover attendere alcuni mesi dalla nascita prima che i pulli siano sessabili: frequentemente si attende che sia l’attitudine verso l’altro sesso o l’atteggiamento nel gruppo a definire il sesso di quel soggetto.
Questa similarità estetica è maggiormente presente in specie che adottano una strategia riproduttiva basata sulla monogamia dove sia maschio che femmina si impegnano nel covare le uova e accudire la prole in modo paritario.
La difficoltà di sessaggio precoce però risulta un inconveniente per l’uomo che nel tempo ha cercato metodi per sessare gli animali il prima possibile, potenzialmente già alla nascita: nei galliformi i pulcini sono uguali ma l’allevatore normalmente cerca di avere femmine che da adulte depongano le uova; oppure si ricerca un riproduttore di uno specifico sesso (come capita spesso in colombicoltura) perché abbiamo bisogno di comporre una coppia.

il dimorfismo sessuale nei colombi è spesso leggermente accentuato,
come in questo caso
(foto di Maroan Maarouf)

a sinistra la femmina con piumino lungo ed anello nero sul becco;
a destra il maschio con piumino corto

A: tarso macchiati di grigio nella parte superiore-Femmina
B: tarso giallo con leggere sfumature scure-Maschio
C: piumino dietro la nuca prevalentemente scuro-Femmina
D: piumino dietro la nuca con macchie bianche-Maschio
(foto ed esemplari di Paolo Cortopassi)
Sempre la selezione generata dall’’estro degli allevatori ornamentali ha spinto a ricercare e fissare caratteri che si distaccasse dalle mere necessità produttive e alimentari, aggirando il dismorfismo sessuale: il gallo infatti sarà anche vistoso, ma in alcuni casi l’eleganza paga… infatti in alcune razze in cui le femmine avevano caratteristiche del piumaggio meravigliose è stato fatto un lavoro di trasferimento delle stesse qualità sul maschio. Fiore all’occhiello di questa selezione è la Sebright, piccola razza famosa per l’aspetto del gallo, portatore di un “piumaggio femminilizzato”: i maschi in questa razza non hanno le sopra citate piume lunghe ed appuntite a livello di copritrici e falciformi, ma hanno un piumaggio rotondeggiante e similare alla gallina per forma, struttura, colore e distribuzione di cromatismi e disegno. Questa caratterizzazione è figlia del gene “Hf/Hf” (incompletamente dominante) che ha effetto solo sul gallo ed inibisce alcuni ormoni maschili (alterando il rapporto estrogeni/testosterone); in questi animali è possibile che il piumaggio definitivo femminilizzato sia visibile fenotipicamente solo al secondo anno di vita del volatile (dopo la prima muta completa).
E’ comunque importante precisare che questo gene non è legato alla colorazione degli animali: potremo avere un piumaggio femminilizzato su un gallo selvatico oro, su un gallo bianco, su un gallo blu, o su un gallo perniciato…

questo è dato dal gene Hf che comporta il piumaggio femminilizzato nel maschio
(foto ed esemplari di Giovanni Mugavero)
Il mondo dei volatili domestici offre moltissimi spunti di analisi ed approfondimento: questo articolo vuole essere semplicemente un’introduzione generale al dimorfismo sessuale con rapidi approfondimenti su tematiche specifiche o eccezioni. Ci saranno sicuramente articoli dedicati a razze e genetica in cui sarà dedicato ampio spazio alla descrizione di ogni situazione distinta.
Ringrazio Anna Donneschi per il supporto tecnico
Scritto e curato da Guido Monciatti
BIBLIOGRAFIA
– Atlante Ornitologico: Uccelli Europei – Dr. E. Arrigoni Degli Oddi
Foto in copertina:
Gallo e gallina di razza Onagadori colorazione selvatico argento
(foto ed esemplari di Gabriele Marchetti)

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