Introduzione alla selezione artificiale

Selezione è una parola molto sfruttata quando si parla di allevamento animale, ma molti ignorano il suo complesso significato.
In questo breve articolo cercheremo di esporre il complesso significato che questo termine sottende e le sue implicazioni nell’avicoltura e nell’allevamento.

Se cerchiamo la parola “selezione” troviamo che si può definire come “Operazione di scelta che ha per fine di trarre da un gruppo, anche molto vasto, gli elementi migliori o più adatti a determinati fini”. Risulta quindi essere un’azione volontaria, protratta da qualcuno che attivamente individua in una popolazione ciò che ritiene maggiormente adeguato a uno scopo.

Ci sono però diversi tipi di selezione che è importante conoscere per comprendere al meglio quanto questo fenomeno sia in realtà presente ogni giorno intorno a noi.

Selezione naturale

Charles Darwin la descrisse in questo modo: «La conservazione delle differenze e variazioni individuali favorevoli e la distruzione di quelle nocive sono state da me chiamate “selezione naturale” o “sopravvivenza del più adatto”. Le variazioni che non sono né utili né nocive non saranno influenzate dalla selezione naturale, e rimarranno allo stato di elementi fluttuanti […] o infine, si fisseranno, per cause dipendenti dalla natura dell’organismo e da quella delle condizioni»

La selezione naturale è quindi un meccanismo che in presenza di vincoli ambientali produce evoluzione a patto che gli individui della popolazione possiedano delle differenze che influenzano la loro idoneità riproduttiva e a patto che tali differenze siano ereditabili dalla prole.
Animali, vegetali e tutti i viventi sono soggetti a questo processo inarrestabile ogni giorno, ed è proprio questo naturale susseguirsi di fenomeni di adattamento all’ambiente che ha portato all’essere umano come lo conosciamo oggi.

Selezione artificiale

Quando l’essere umano ha cominciato a coltivare la terra ha iniziato a piantare semi delle piante più generose o che producevano frutti alla polpa più spessa e piacevole al gusto.

Dapprima inconsapevolmente, ma via via con più coscienza l’uomo ha quindi favorito la riproduzione di alcuni soggetti a discapito di altri, in base a quelli che più rispondevano alle necessità del tempo. Similmente è avvenuto con gli animali, inizialmente selezionando i più docili e mansueti in modo da poterli addomesticare con facilità e successivamente cercando produrre soggetti sempre più produttivi e specializzati.

Questo processo di attiva selezione è quello che tuttora avviene negli allevamenti e nei campi di tutto il mondo.

Nel campo dell’avicoltura si parla molto di selezione, ma molti sottovalutano la sua complessità, limitandosi alla scelta dei “migliori soggetti” e alla loro riproduzione ma in realtà è un processo che richiede molta lungimiranza in quanto sono molti fattori interconnessi che possono portare al successo, ma molto spesso anche all’insuccesso del processo di selezione in corso.

È importante quindi approfondire la materia per limitare le delusioni e imparare a gestire gli errori nel miglior modo possibile.

Dunque selezionare significa scegliere gli elementi migliori, quelli che presentano determinate caratteristiche o che sembrano più adatti a uno scopo specifico.

La selezione artificiale è ciò che ha portato alla creazione delle molteplici razze avicole che oggi popolano i nostri pollai e ci ha permesso di ottenere animali dalle alte performance produttive (ottenendo deposizioni elevate e animali dalla crescita estremamente rapida) o dal fenotipo particolare per appagare l’occhio trovando e fissando caratteristiche quali colori, pattern, code e creste particolari, ciuffi e dimensioni estremamente variabili.

L’uomo quindi partendo da un soggetto può con il tempo e la giusta attenzione selezionare animali con le caratteristiche a lui gradite, tuttavia, non bisogna mai trascurare lo scopo primigenio della selezione in natura, cioè quello di avere soggetti con una alta fitness (termine che in biologia è la rappresentazione quantitativa del successo riproduttivo individuale, e che quindi sia fertile, resistente alle malattie e adattato al suo ambiente nel modo più efficace).

Deposizione, fertilità e benessere dovrebbero infatti sempre essere caratteri da valutare anche quando si lavora con razze ornamentali.

La selezione nella pratica

La scelta dei riproduttori è fondamentale per la selezione in quanto solo loro che forniranno ai nuovi soggetti il pool genetico da cui attingere.

Deve essere effettuata all’interno di un gruppo di animali che siano: sani, fertili e con la potenzialità genetica di trasmettere le caratteristiche ricercate. Grazie alla loro diversità genetica e alla capacità e sensibilità dell’allevatore, sarà possibile migliorare la qualità e ridurre i difetti ottenendo via via generazioni sempre più vicine all’ideale che si tenta di raggiungere.

Pertanto se si vuole lavorare su una specifica razza è assolutamente necessario conoscerne lo standard (descrizione fornita da enti autorizzati delle caratteristiche di un ipotetico o ideale esempio di razza X)

Consanguineità

Spesso il termine consanguineità è associato a un connotato negativo e non desiderabile, ma nella selezione può rivelarsi uno strumento utile e talvolta fondamentale.

Ma cosa è la consanguineità?

La consanguineità è una caratteristica di un individuo che si definisce consanguineo quando è concepito da due genitori che sono tra loro parenti
Due soggetti sono parenti quando uno è discendente dall’altro o entrambi discendono da uno o più ascendenti comuni. In avicoltura si considerano parenti gli individui che hanno antenati in comune nelle prime 4/5 generazioni

La consanguineità nell’allevamento può essere vantaggiosa entro certi limiti, poiché permette di fissare più facilmente le caratteristiche fenotipiche desiderate andando a pescare da un pool genetico con minor variabilità. Tuttavia, superando un certo limite, si rischia di creare un ceppo che potrebbe essere esteticamente perfetto, ma privo delle qualità necessarie al suo benessere e alla sua corretta sopravvivenza, come rusticità, resistenza alle malattie e fertilità, che sono fondamentali per garantire la sopravvivenza della linea.
Il continuo incrocio di soggetti parenti tra loro infatti porta a una prole con una maggior probabilità di avere alleli omozigoti (dovuta alla maggior presenza di alleli identici per origine dovuti alla parentela tra i genitori del soggetto) che può portare alla manifestazione di malattie genetiche a manifestazione recessiva e in generale al calo delle performance riproduttive e alla fitness individuale.

La consanguineità in allevamento avicolo è tollerabile fino a un coefficiente dello 0,4 (40%) ma va valutata linea per linea in quanto non vi è una reale regola valida per tutti le razze, in quanto non si conosce spesso lo stato di parentela tra i soggetti che si acquistano o il loro coefficiente di consanguineità.

È quindi importante tenere traccia del grado di consanguineità, registrando gli accoppiamenti e le nascite in un libro genealogico, anziché affidarsi alla memoria.

In questo semplice albero genealogico vediamo che A e E sono parenti.E è un discendente di A.Quando il soggetto A ed il soggetto E si accoppiano otteniamo F.
F, essendo frutto di un accoppiamento tra parenti, è un soggetto consanguineo.

Selezione dei soggetti

Per riportare nel proprio gruppo le caratteristiche richieste dallo standard, se queste sono già presenti in modo più o meno marcato, si può effettuare una selezione di miglioramento facendo riprodurre solo i soggetti ritenuti validi e più vicini all’ ideale di standard. Se invece le caratteristiche desiderate non sono presenti nel gruppo, si può ricorrere all’incrocio con un’altra razza affine che si ritiene possa apportare ciò che manca, senza alterare troppo la struttura e la conformazione dei soggetti (ad esempio quando si vuole portare una colorazione in una razza che non la possiede ancora).

Anche questa pratica non è immune da sorprese: una volta raggiunto l’obiettivo prefissato a livello fenotipico, potrebbero emergere caratteristiche inaspettate nella prole a causa dell’eterogeneità genetica dei riproduttori. Una razza può considerarsi quindi “fissata” o “stabili” solo quando si raggiunge una adeguata omogeneità genetica (non solo fenotipica).

Come partire

La cosa migliore è lavorare con un gruppo omogeneo che abbia le giuste caratteristiche fenotipiche della razza (colore, morfologia etc) evitando promiscuità e tenendo sempre sotto controllo i riproduttori e la rispettiva prole. In caso sia necessario introdurre nuovo sangue, è consigliabile utilizzare soggetti di un altro ceppo che siano stati allevati nello stesso modo e che presentino caratteristiche pari, superiori o da ottenere rispetto ai soggetti già presenti.

Il sistema di allevamento “out-crossing” può essere utilizzato quando un allevatore dispone di un gruppo di media qualità e desidera evitare la consanguineità. In questo caso, si fanno accoppiamenti tra soggetti non imparentati per ottenere una prole non consanguinea.

Il sistema di allevamento “line-breeding” viene utilizzato quando si dispone di un riproduttore ottimale. In questo caso, si utilizza la consanguineità in modo controllato, accoppiando fratelli+sorelle o padre/madre+figlie/figli, al fine di fissare le caratteristiche desiderate.

Il sistema di allevamento “close-breeding” invece prevede una consanguineità ancora più stretta, con l’accoppiamento ripetuto tra fratelli+sorelle o padre/madre+figlie/figli. Questo sistema viene utilizzato quando si dispone di soggetti eccezionali e si desidera generare galli da utilizzare come riproduttori in linee di allevamento diverse.

Sarebbe auspicabile avere gruppi separati ben selezionati per poter scambiare i riproduttori quando necessario, mantenendo sempre un libro genealogico aggiornato e identificando gli animali in modo univoco in base alla linea di provenienza.

La selezione dei soggetti da esposizione inizia con la scelta delle uova, che devono avere la giusta misura, forma e colore. Alla schiusa, si selezionano i pulcini privi di difetti strutturali e con la giusta colorazione del piumino. Man mano che gli animali crescono e sviluppano nuove caratteristiche vengono allontanati dal gruppo quelli che non sono conformi allo standard.

La scelta dei soggetti per l’esposizione deve essere fatta almeno una settimana prima dell’evento, tenendo conto dello standard della razza e dello stato di salute dei soggetti. I migliori animali vengono isolati in gabbie separate e abituati gradualmente alla presenza dell’uomo. È consigliabile prenderli in mano più volte al giorno per esaminare le parti non visibili. Per ottenere i migliori risultati è consigliabile pulire i tarsi e l’anello.

Alcune razze possono richiedere inoltre una leggera toelettatura, come nelle razze a ciuffo o dal piumaggio particolare (Olandesi, Padovane, Moroseta etc). Il piumaggio deve essere completo e in buone condizioni.

In conclusione, il nostro principale obiettivo è quello di individuare le caratteristiche indispensabili per ottenere un soggetto “Eccellente”, anziché creare una nuova razza. L’incrocio tra diverse razze può essere giustificato al fine di raggiungere tale scopo, anche se potrebbe non essere approvato da tutti. È fondamentale considerare come tutte le razze che conosciamo oggi siano state selezionate attraverso l’incrocio di razze diverse.

Scritto e curato da Dr.a Donneschi Anna e Paolo Cortopassi

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