Ritorno alla colombaia

Il fascino dell’allevamento del colombo ha da sempre catturato l’uomo: la sua magnifica capacità di produrre carni di ottima qualità in tempi rapidi ed in autonomia lo ha reso un volatile tipico degli allevamenti rurali, in passato soprattutto del centro Italia. Nei secoli si è in più riusciti a domare la sua innata qualità di tornare alla propria voliera, anche intraprendendo viaggi non poco impegnativi per ciò che riguarda distanze e condizioni climatiche ed ambientali avverse.

Foto e colombi di Ettore Anzalone

Ogni tipo di colombo ha nella propria genetica l’indole di identificare la collocazione della propria colombaia di nascita e sviluppo e di riuscire nel rintracciarla se portato lontano da essa: sui criteri ed i metodi secondo cui ciò sia possibile aleggia ancora un velo di mistero ed a tal proposito si è cercato di far luce su questo nel precedente articolo relativo all’introduzione ai colombi viaggiatori (https://confraternitagallus.com/2023/01/26/introduzione-ai-colombi-viaggiatori/). Infatti, seppur sia vero che tutti i colombi hanno questa qualità, i colombi viaggiatori sono quella branca che grazie alla selezione artificiale sono riusciti a specializzarsi al meglio nel “ritornare in voliera”: possiamo identificarli per questo come i soggetti migliori, l’eccellenza, i protagonisti di un’estrema ricerca di perfezione. Non a caso infatti la disciplina che regola il perfezionamento della capacità e delle performance dei colombi viaggiatori è riconosciuta come pratica sportiva, costellata durante la stagione da gare di differenti tipologie. Concludiamo questa prima parte quindi partendo dal presupposto che ogni colombo abbia questa indole, tale da raggiunge la massima espressività nei colombi viaggiatori, ovvero gli sportivi professionisti di questa branca. Normale quindi aspettarsi che certi colombi per vari motivi come la struttura fisica, la forma, la conformazione…siano più adatti di altri che hanno fatto della stazza, della forma compatta e del peso elementi di forza durante la fase di selezione, così che questi siano meno propensi ad allontanarsi dalla propria colombaia una volta che questa si palesasse di fronte a loro aperta. Giusto per fare un esempio pratico con due razze italiane: il colombo Reggianino ama volare ed allontanarsi anche di qualche centinaia di metri nei cieli intorno alla propria voliera, cosa che invece non accade per esempio nel Sottobanca, colombo che preferisce invece rimanere a terra ed allontanarsi al massimo di qualche decina di metri dalla propria voliera, spiccando solo raramente brevi voli.

Si intuisce quindi come l’equilibrio tra massa corporea e conformazione corporea trovi maggiore predisposizione in alcune razze rispetto ad altre. Si consideri che oggi la catalogazione tra colombi da produzione, colombi ornamentali e colombi viaggiatori sia molto più ferrea di ciò che avveniva in passato, quando una specifica razza poteva appartenere a due di queste categorie, se non anche a tre, a seconda della necessità. In particolar modo il concetto di colombo ornamentale (oppure “fency pigeon” in inglese) è un qualcosa che è nato solo recentemente in epoca contemporanea, dato che prima i colombi erano principalmente da carne o impiegati per il trasporto di messaggi (viaggiatori).

Presso il Museo del Colombo Viaggiatore di Reggio Emilia sono presenti vari documenti storici
questo in foto nello specifico è un attestato di vittoria di una gara di volo della Società Colombofila “Il Colombo” del 1897: i colombi rappresentati sul documento ricordano molto per forma e postura gli attuali Cravattati Italiani, detti Reggianini, sintomo che originariamente come colombi viaggiatori fossero usati
anche quei volatili che oggi sono categorizzati come colombi ornamentali

Il perfezionamento dell’allevamento colombofilo ha portato nei secoli ad appurare e migliorare sistemi e tecniche che aumentino le probabilità di un ritorno in voliera dei colombi senza che si verifichino pericolosi smarrimenti: ciò dipende ovviamente da alcune variabili che creano il ventaglio di possibili situazioni che si possono presentare in una voliera. Importante precisare che in questo paragrafo ci soffermeremo sui colombi viaggiatori, più abili nell’imparare a riconoscere la propria colombaia di nascita e farvi ritorno, ma meno propensi a cambiare colombaia durante la loro vita se questa cambiasse (vendita di soggetti per esempio), tendendo quindi a tornare sempre là dove sono nati e cresciuti; per i colombi di altre razze tali regole che si descrivono qui sotto, sono da applicare, ma in modo meno ferreo o per periodi più lunghi.

Le suddette variabili sono l’età dell’animale (sostanziale differenza tra piccione e colombo è il fatto che il primo non si è ancora accoppiato nella colombaia, mentre il secondo si è già riprodotto), tempo che ha vissuto nella voliera e se ha effettuato degli addestramenti: con quest’ultimo concetto si intende un colombo che è stato portato lontano dalla propria voliera e vi ha fatto ritorno con successo, indipendentemente dalla distanza (maggiore sarà la distanza degli addestramenti e più facilmente sarà legato alla specifica voliera di nascita).

Una nota generale è l’indicazione che per abituare i colombi ad allontanarsi poco dalla propria voliera i momenti migliori sono verso sera e durante le giornate di pioggia, quando la curiosità li spingerà comunque ad uscire, ma per brevi distanze.

La distinzione fondamentale è tra gli animali nati in colombaia e quelli che si ricevono da altri:

NATI NELLA COLOMBAIA

⁃ in questo caso i piccioni sono abituati fin dal momento in cui abbandonano la posta di nascita ad uscire ed entrare dalla voliera (anche quando non sono ancora grandi volatori), conoscono l’ambiente circostante ed emulano gli animali più adulti seguendoli più avanti nello sviluppo nei voli esterni;

⁃ i colombi già accoppiati percepiscono il maggiore stimolo a tornare in voliera data la presenza della controparte nella coppia e potenzialmente anche della prole, ma avendo già ottime capacità di volo è suggeribile, per evitare che si smarriscano, far conoscere loro l’ambiente esterno la voliera. Per far questo l’impiego della gabbia-trappola è preferibile: si tratta di una struttura che conterrà i volatili per un breve periodo (settimane o mesi) uno dei cui lati è removibile e si affaccia sull’esterno della colombaia. Dopo aver nutrito i colombi all’interno, quando l’orario e la stagione saranno più adatti (vedi nota generale sopra) si può rimuovere il telaio mobile: in questa fase come si comporteranno i colombi è completamente casuale, infatti ci saranno volatili che preferiranno non uscire, altri allungheranno inizialmente il collo incuriositi, altri spiccheranno brevi planate, mentre alcuni usciranno fuori volteggiando in aria (da considerare che questi ultimi saranno più predisposti a perdersi).

Immagine tratta dal libro “The pigeon book” di A.H.Osman
che ritrae una colombaia per colombi viaggiatori, in cui si può notare un esempio di gabbia-trappola (freccia rossa)

PROVENIENTI DA ALTRE COLOMBAIE: in questo caso la nota generale è che se ci si trovasse nella situazione di non poter rispettare i tempi indicati nell’elenco sottostante per i colombi che non si devono allontanare troppo dalla voliera di trasferimento, un suggerimento utile all’apprendimento potrebbe essere quello di tagliare le remiganti, così che i volatili non riescano a spiccare lunghi voli.

Inoltre quando si hanno colombi provenienti da altre voliere, sarà suggeribile accoppiarli con soggetti invece nati nel sito, così che questi stimolino i nuovi compagni a farvi ritorno.

PICCIONI

⁃ nel caso di volatili di circa 40 giorni di età (o comunque appena svezzati), non essendo mai usciti dalla voliera, saranno sufficienti 8-10 giorni dentro la nuova voliera, perché si abituino a rientrarvi;

⁃ per animali di alcuni mesi d’età, ma sempre stati chiusi nella voliera di nascita si provvederà a tenerli per circa 20 giorni chiusi nella nuova colombaia;

⁃ se hanno alcuni mesi d’età, ma che sono stati liberati o che hanno eseguito sessioni di addestramento le cure dovranno essere maggiori: sarà opportuno attendere un paio di mesi e fare in modo che in questo periodo si accoppino e depongano le prime uova, così che questo incrementi il loro stimolo di appartenenza per l’attuale colombaia;

COLOMBI

⁃ nel caso di soggetti adulti che non siano mai stati liberati nella loro voliera originaria o che avevano popolato già altre voliere diverse da quella di nascita i tempi di sosta nella voliera nuova saranno più lunghi e come ordine di grandezza avremo come riferimento 3-5 covate. Questo garantirà un incremento del legame con la nuova voliera, fomentato dalla cura della prole e dall’identificazione più recente di un luogo sicuro di riproduzione;

⁃ il caso più complesso si presenterà quando avremo colombi che nella colombaia di nascita sono stati abituati ad uscire ed hanno qui effettuato voli di addestramento conclusi con successo. Questi volatili avranno generato in sé una particolare affezione, legame visivo ed istintivo a questo luogo che sarà estremamente complesso e difficoltoso abituare con il nuovo ambiente di residenza. Sulla metodologia in questo caso vi sono poche certezza: sicuramente i colombi dovranno trascorrere degli anni chiusi in voliera e successivamente rendere difficile il loro volo con il taglio delle remiganti. Questo permetterà loro di poter uscire, ma non di volare.

Il percorso sarà lungo ed il risultato non sicuro: per questo l’allevatore sarà consapevole dei rischi e della possibilità di fallimento.

Volendo analizzare nello specifico l’ultimo caso descritto nell’elenco qui sopra, il colombicoltore neofita potrà porsi il quesito sul perché correre un rischio del genere nel portare un colombo adulto ed allenato per un’altra voliera in una nuova colombaia: questo tipo di pratica è di uso comune, soprattutto con i colombi viaggiatori; ciò avviene spesso con soggetti esperti ed in particolar modo vincenti che hanno nella propria genetica caratteristiche di alto livello per resistenza, orientamento, velocità…: questi colombi saranno confinati in una zona della nuova voliera dove non potranno uscire fuori (proprio per non correre i rischi sopra descritti), ma saranno dediti esclusivamente alla riproduzione, così da generare prole che (si spera) porti molti di quelle caratteristiche ereditate dai genitori. Tale prole, una volta lasciata la posta di nascita, sarà poi trasferita nell’area aperta al volo esterno e si potranno considerare le tecniche sopra descritte per colombi affini a tali condizioni.

Foto e colombi di Ettore Anzalone

Prima ancora che l’allevamento ed il perfezionamento della genetica e delle doti “atletiche” dei colombi viaggiatori diventasse in tempi recenti un vero e proprio sport a tutti gli effetti, in alcune regioni del mondo già esistevano pratiche che sfruttavano a livello ludico la capacità dei colombi di tornare nelle loro voliere. In Italia una tra le razze più antiche è proprio cresciuta e si è sviluppata dietro al “giuoco del far volare colombi”: siamo a Modena e già nel XIII secolo erano identificati nel ceto sociale i “Triganieri”, colombicoltori che liberavano e facevano volare i loro animali nei cieli della città, principalmente nei mesi invernali. La razza nello specifico era il Triganino Modenese, uno dei simboli del capoluogo emiliano già in quegli anni: lo sport consisteva nel liberare i colombi sopra i tetti e regolati dal Triganiere che si ergeva sopra un piedistallo impugnando una spranga con un panno nero, egli richiamava i propri volatili nella loro colombaia, mentre questi erano impegnati nel volteggiare in stormo, con la speranza che richiamassero con sé anche altri Triganini di altri allevatori, così da rapirglieli; in questo modo una volta rientrati in colombaia, l’allevatore si sarebbe trovato di fronte la possibilità di arricchire di nuove unità il proprio gruppo, anche da un punto di vista genetico; l’alternativa era anche quella di ritrovarsi successivamente con l’allevatore privato del suo animale e chiedergli in cambio un “riscatto”, spesso equivalente ad 1 lira della città di Modena.

Immagine tratta dal libro
“I colombi domestici e la colombicoltura”
in cui si nota un Triganiere sul tetto di un’abitazione modenese
regolare il volo dei propri colombi

Seppur questa pratica possa sembrare a scopo di lucro (anche se alla fine effettivamente lo è…), lo scopo principale era quello di avere la possibilità di vantarsi del proprio successo a discapito di qualche altro Triganiere. Esistevano infatti dei circolini cittadini in cui una volta calata la sera i colombicoltori modenesi si ritrovavano e discutevano degli eventi giornalieri, vantandosi dei propri successi a discapito di altri colleghi.

Celebri opere pubbliche citano la figura dei Triganieri: si trovano nel manifesto della città di Modena del 1547 e lo scrittore Tassoni attorno a metà ‘500 nel suo poema eroicomico cavalleresco “La secchia rapita” li descrive come una “..comitiva di scapigliati…”. Questo a dimostrare come queste figure rappresentassero nella città entità eclettiche, ma soprattutto avvezze al gioco e minimamente intimorite dal fatto di disturbare i cieli e privare altri allevatori dei loro animali.

Tale pratica, in passato diffusa anche nei Paesi dell’ex-URSS, è tutt’oggi un’importante usanza in alcune aree geografiche: nei Paesi del Maghreb e del Medio-Oriente (Sirio, Libano, Yemen) l’allevamento dei colombi è molto in voga e sui tetti piatti di molte abitazioni capita spesso di trovare voliere con moltissimi colombi, liberati spesso al calar del sole, quando le temperature scendono ed i volatili hanno modo di volare prima del rientro nelle poste e persiste ancora la pratica di ricercare la cattura di soggetti altrui. Ovvio considerare che questa usanza abbia come scopo principale quello di allenare i colombi viaggiatori, il cui sport non ha subito forti rallentamenti né per il Covid-19 né per i disastrosi conflitti che hanno visto protagoniste queste aree geografiche.

Foto e colombi di Ettore Anzalone

Cogliamo in questa parte finale dell’articolo l’occasione per raccontare un aneddoto: l’evento risale alla fine degli anni ’90 e ce ne parla Tiziano Trinci, esperto allevatore toscano di colombi ornamentali:

Nel 2000 l’Associazione Colombofila Toscana svolse la propria mostra annuale ad Empoli (FI) in collaborazione con l’associazione toscana dei colombi viaggiatori denominata “Ali del Tirreno”, la quale appunto sfruttò l’occasione per un’esposizione in gabbia di bellezza a giudizio dei loro soggetti.

L’allora presidente di “Ali del Tirreno” di Tirrenia (PI) in quell’occasione mi raccontò di essere stato protagonista di un’insolita storia: anni prima acquistò un maschio di colombo viaggiatore proveniente da un’importante e vincente linea di sangue; si trattò di una maschio già adulto che aveva già volato e gareggiato, tanto da essere legato (per come scritto sopra nell’articolo) alla colombaia belga, così che l’obiettivo del colombicoltore pisano fu quindi quello di tenere il soggetto in colombaia e sfruttarne la genetica sulla prole senza mai liberarlo.

Tale piano fu tranquillamente messo in atto per circa 8 anni, durante i quali questo maschio allevò e generò molta prole con soggetti buoni (alcuni divenuti anche campioni) e meno buoni, continuando sempre a rimanere chiuso in colombaia, finchè un giorno per una disattenzione dell’allevatore questo colombo trovò una porta chiusa male o comunque un pertugio, sufficiente a garantirgli la fuga.

Il dispiacere per il colombicoltore nell’immediato fu estremamente profondo: aver perso un soggetto di simile caratura rappresentò un grave evento per l’intera colombaia, ma anche perché nell’immaginazione quel colombo si sarebbe perso finendo preda di qualche animale selvatico o morendo di stenti.

Dopo qualche giorno l’allevatore pisano ricevette però la chiamata del colombicoltore belga: trascorsi i primi convenevoli di saluto quest’ultimo avvisò il collega italiano che fosse arrivato presso la sua colombaia il maschio “fuggitivo”. La meraviglia fu molta e tanta fu anche l’incredulità, la quale fu però rapidamente assopita alla lettura del codice sull’anello: ERA LUI! Il maschio fuggito dalla Toscana era tornato a nord e si era subito infilato in colombaia, la SUA colombaia.

L’allevatore pisano si riattivò subito per andare in Belgio a riprendersi il colombo: l’amico però gli premise che sì avrebbe trovato le porte aperte della sua colombaia, ma mai sarebbe stato disponibile a cedere nuovamente quel colombo, fedele alla propria colombaia per oltre 8 anni, bensì un qualsiasi altro soggetto!

Foto e colombi di Ettore Anzalone

Concludiamo sottolineando che questa abitudine di identificare la propria voliera e farvi ritorno è particolarmente accentuata nei colombi, ma è tipica anche di altri generi di volatili, come alcuni galliformi: ciò che ovviamente nei colombi salta maggiormente all’occhio è la migliore capacità di volo che permette ad essi di “fare ritorno alla colombaia” di appartenenza anche da distanze considerevoli e ciò avviene raramente in altri uccelli.

Scritto e curato da Guido Monciatti

Bibliografia

https://sites.google.com/site/ilcolombotriganinomodenese/Home/storia/polacci?authuser=0

⁃ “I colombi” di Malagoli Giuseppe – 1887

⁃ “I colombi domestici e la colombicoltura” del Prof. Paolo Bonizzi – 1887

⁃ “I colombi di Modena” del Prof. Paolo Bonizzi – 1876

⁃ “Animali da cortile” del Prof. F. Faelli

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