Sono anni ormai che nel mondo allevatoriale (di qualsiasi tipo, ma in questo caso parleremo in modo specifico del campo avicolo) è in moto un movimento di perfezionamento e miglioramento delle condizioni di allevamento. Questo si traduce in miglioramenti strutturali riguardanti i luoghi dove gli animali sono allevati, di attrezzature, di gestione e di alimentazione. Proprio di alimentazione, o meglio di una specifica addizione in campo alimentare si incentrerà questo articolo.
Chi di noi non conosce i fermenti lattici? Batteri utili presenti negli yogurt o nelle più disparate forme in farmacia per rimettere ordine al nostro intestino. Bene, li usano anche i polli!
Prima di continuare ci teniamo a ringraziare L’azienda SACCO SYSTEM, operante nel settore, e la sua unità Business Unit AgroVet per il materiale scientifico che ci ha permesso di scrivere questo articolo.
Il mondo dei probiotici è enorme, ma cos’è un probiotico? I probiotici, sono stati definiti come “microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute dell’ospite” (De Cesare et al., 2017). Diversi sono i microrganismi che possono esercitare un effetto di questo tipo quando inclusi nelle diete avicole e in letteratura sono disponibili dati per Lactobacillus spp., Bacillus spp., Enterococcus spp., Saccharomyces spp. e molte altre specie (Forte et al., 2018).
Gli esseri viventi sono già provvisti di un microbiota intestinale, il quale costituisce un ecosistema complesso composto da una grande varietà di microrganismi. Il suo compito è molto importante, infatti opera nel mantenimento delle normali funzioni intestinali e della salute dell’ospite in cui vive. Il suo squilibrio può produrre effetti negativi i cui segni clinici di disequilibrio nei polli da carne sono stati l’assottigliamento dell’intestino tenue, l’aumento del contenuto di acqua e la presenza di residui indigeriti nelle feci (De Cesare et al., 2017). Tuttavia, la composizione del microbiota cambia con l’avanzare dell’età fino a raggiungere una condizione in cui la concentrazione della stessa diventa più labile (De Cesare et al., 2018).
Per semplificazione in questo articolo abbiamo preso in considerazione una sola specie di batteri: il Lactobacillus acidophilus (D2/CSL); e racconteremo in breve cosa gli scienziati hanno scoperto testando l’uso di questo probiotico su polli in accrescimento e su galline ovaiole.
Il lattobacillo è uno dei generi batterici predominanti nel tratto gastrointestinale sia degli esseri umani che degli animali. Si stabiliscono nel tratto gastrointestinale del pollo subito dopo la schiusa (Cesare et al., 2018). Il risultato del processo di trasformazione delle sostanze di cui si nutrono sono acido lattico, acido acetico, etanolo e CO2 i quali riducono il PH del lume intestinale, creando un ambiente sfavorevole per potenziali batteri patogeni come Escherichia coli , clostridi e stafilococchi. Un altro, forse il più importante è la Salmonella, è stato dimostrato che il lattobacillo ha sugli enterobatteri un effetto di competizione e quindi di esclusione della possibilità di proliferare (Forte et al., 2018). Al contrario, influisce positivamente sull’equilibrio del microbiota, aumentando la presenza di batteri benefici (Forte et al., 2018).
Il genere Lactobacillus comprende circa 200 specie ed è in continua evoluzione. Tra queste, Lactobacillus acidophilus D2/CSL è un batterio che è stato inizialmente isolato dal contenuto intestinale dei polli da carne ed ora utilizzato come probiotico anche nelle galline ovaiole (Forte et al., 2018). Ha efficaci capacità adesive e moltiplicative nell’ambiente enterico dei polli per cui in combinazione con la popolazione nativa l’integrazione ha favorito l’aumento dei lattobacilli intestinali totali osservato negli studi (Forte et al., 2018).
L’integrazione con L. acidophilus nella dieta dei polli in accrescimento ha prodotto un significativo effetto benefico, con particolare riguardo all’aumento di peso corporeo fino a 28 giorni di età (1.531 vs 1.498 g, rispettivamente per animali trattati e non) e all’efficienza alimentare per l’intero periodo sperimentale (1,588 vs 1,613). Questi risultati possono essere attribuiti al miglioramento dell’equilibrio microbico intestinale dell’ospite attraverso il meccanismo di esclusione competitiva e antagonismo illustrato precedentemente: esclusione verso i batteri nocivi a favore delle popolazioni microbiche benefiche, portando a un miglioramento nell’utilizzo dei nutrienti del mangime (Cesare et al.,2017).
Ma quale altro effetto possono aver avuto i lattobacilli nei polli? Si è visto che il miglioramento delle prestazioni di crescita al maggiore sviluppo dei villi intestinali, in particolare al rapporto altezza dei villi : profondità delle cripte che si traduce in una maggior superficie assorbente per tutto il tratto dell’intestino tenue. Gli uccelli trattati hanno mostrato una minore incidenza di feci pastose, sia a 14 che a 28 giorni di età, probabilmente a causa sia di un migliore utilizzo dei nutrienti sia della prevalenza di condizioni sane nell’intestino. (Cesare et al., 2017).



Non ci siamo però dimenticati delle ovaiole! Si è visto come rispetto al gruppo di controllo, cioè quello senza l’integrazione con Lactobacillus acidophilus D2/CSL, il gruppo trattato ha deposto un maggior numero di uova con un migliore indice di conversione (kg mangime/kg uova conformi). Le uova hanno mostrato anche un peso specifico più elevato e un albume più viscoso. In sostanza sono migliorati alcuni importanti parametri quantitativi e qualitativi della produzione di uova (Gallazzi et al., 2008).


Tutte queste prove nascono da un’esigenza prettamente industriale, dove il continuo impegnarsi per ridurre i consumi di antibiotico sposta l’attenzione sulla ricerca di prodotti alternativi che possano migliorare la condizione degli animali allevati. I probiotici sembrano essere più efficaci proprio quando gli animali sono stressati, perché i fattori di stress causano squilibri nella popolazione batterica intestinale (Gallazzi et al., 2008). Una notizia interessante è che una malattia che sui volatili ha un certo impatto, la malattia di Newcastle, può essere contrastata e tenuta a bada anche dall’efficacia di questo particolare probiotico in quanto influisce nell’aumentare la produzione di anticorpi contro questo virus.
In conclusione Lactobacillus acidophilus D2/CSL, ha un effetto positivo sulle prestazioni produttive e sul metabolismo, il che implica un miglioramento generale della salute degli animali (Forte et al., 2018). Anche in razze di polli allevate in zone rurali. L’adattabilità di questo minuscolo essere a sistemi di allevamento alternativi potrebbe fornire i mezzi per un metodo di allevamento innovativo che soddisfi le esigenze della nuova generazione di allevatori e consumatori attenti all’ambiente (Forte et al., 2018). Non sarebbe dunque una cattiva idea se questo tipo di tecnologie potessero entrare un giorno a far parte dell’avicoltura più rurale, fornendo in questo modo anche i più distanti dall’ottica dell’allevamento intensivo un’arma in più a favore del benessere dei nostri animali.
Scritto e curato da Riccardo Perego
Con il contributo di Enrico Ferrario e Linda Baggi
Bibliografia
• Effects of Lactobacillusacidophilus D2/CSLon laying hen performance Daniele Gallazzi, Alberto Giardini, Maria Grazia Mangiagalli, Stefano Marelli, Viviana Ferrazzi, Carla Orsì, Luigi Guidobono Cavalchini
• Effect of dietary supplementation with Lactobacillus acidophilus D2/CSL (CECT 4529) on caecum microbioma and productive performance in broiler chickens Alessandra De Cesare, Federico Sirri, Gerardo Manfreda, Paola Monica, Alberto Giardini, Marco Zampiga, Adele Meluzzi
• Dietary Lactobacillus acidophilus positively influences growth performance, gut morphology, and gut microbiology in rurally reared chickens C Forte, E Manuali, E Abbate, P Papà, L Viecelli, M Tentellini, M Trabalza-Marinucci, L Moscati

Lascia un commento