FISIOLOGIA RIPRODUTTIVA – BALIE

La fisiologia riproduttiva è uno degli aspetti più affascinanti in colombicoltura: il legame che unisce i due riproduttori e la cura della prole sono sicuramente due aspetti caratteristici, che allo stesso tempo distinguono il colombo dagli altri uccelli domestici (come polli, tacchini, fagiani…). Se escludiamo per un attimo il numero di uova deposte per ciclo riproduttivo (il colombo solitamente arriva ad un massimo di 2, mentre le altre specie possono arrivare anche ad oltre una decina), una differenza essenziale tra avicoli è colombi è che nell’allevamento dei primi per la riproduzione naturale la pratica dello scambio di uova tra riproduttori è molto frequente ed anche il neofita può metterla in pratica; spesso accade che ci sia una chioccia in cova sulle proprie uova e si desideri far nascere pulcini provenienti da un altro gruppo riproduttore: si sostituiranno così le uova “proprie” della chioccia con le uova “adottive” e, se si saranno seguite delle semplici regole insieme alla disponibilità della chioccia, la procedura sarà da considerarsi portata a termine con successo. Anche in colombicoltura questa pratica è attuabile e si chiama “uso delle balie”: richiede l’applicazione di alcune regole di preparazione e di esecuzione, che verificheremo in questo articolo. In linea generale si avrà minore flessibilità nei colombi rispetto agli avicoli, soprattutto quando si parla di gallinelle nane o tacchini, particolarmente propensi ad adottare uova “altrui”.

Si specifica che l’accezione femminile del termine “balia” è motivato da un’eredità antropica: in colombofilia il ruolo di balia è svolto equamente dal maschio e dalla femmina riproduttori che si cimenteranno nell’adozione delle uova da un’altra coppia attraverso la cova e la cura della prole dopo la nascita dei piccioncini.

Nido con femmina di Hubbel California Sauro che sta curando prole di Romagnolo: foto ed animali di L.Landi

QUANDO SI USANO LE BALIE

Le balie non svolgono alcun ruolo nella fase di accoppiamento dei riproduttori: si verificherà quindi che si debba/possa far uso anche in razze o coppie che si accoppino bene e depongano regolarmente; il momento in cui questo tipo di supporto entra in gioco può essere per:

⁃ DIFFICOLTA’ NELLA COVA: alcune razze non riescono a gestire bene la fase della cova ed i motivi possono essere vari: principalmente la causa può essere la stazza importante dei riproduttori che potrebbero con i loro movimenti nel nido compromettere proprio l’integrità delle uova, facendole rotolare fuori o schiacciandole; un risultato simile si verifica quando si hanno riproduttori troppo turbolenti, concentrati più a difendere le uova che all’incolumità delle stesse; se si volessero fare alcuni esempi, rientrano in questa sezione razze come il King, il Mondano ed il Romagnolo, le cui dimensioni o le piume sulle zampe troppo ingombranti risultano essere un impedimento, ma anche il Fiorentino, il Carrier ed il Modena troppo turbolenti nella posta e territoriali.

⁃ ALLEVAMENTO POST-NASCITA: la necessità di impiego delle balie può essere dovuto anche al fatto che una volta schiuse le uova i riproduttori siano incapaci di gestire/nutrire i piccoli. Questo può essere dovuto a diversi fattori: il più evidente e noto è legato a quelle razze dal becco piccolo che non riescono a permettere ai piccioncini di inserire correttamente il becco nel loro becco per trasferirsi il latte o le granaglie semi-digerite, ma anche in contesti come quelli precedentemente descritti di razze troppo turbolente e protettive della posta, dove in questo caso l’incolumità è dei piccoli.

⁃ AUMENTO DI FREQUENZA DI DEPOSIZIONE: in alcune fasi del ciclo riproduttivo sottrarre uova alla coppia di riproduttori per cederla alle balie può essere utile se si vuole accelerare la frequenza di deposizione della prima. Ovviamente un ciclo riproduttivo prevederebbe in molte razze periodi di 40-50 giorni tra una deposizione e l’altra, per la maggior parte dovuti alla crescita dei piccioncini. Sottraendo invece le uova del nido si interrompe nei riproduttori il ciclo di riproduzione, che dopo alcuni giorni di stop, si riavvia con una nuova fase di sviluppo embrionale e successiva deposizione delle uova, accorciando così di 10-15 giorni il ciclo. E’ importante sottolineare che questa pratica è da utilizzare occasionalmente, dato che rappresenta un forte stress per entrambi i riproduttori.

Si conclude questo paragrafo sottolineando quindi che allevando determinate razze potrebbe essere indicato valutare l’utilizzo delle balie: il discorso potrebbe essere comunque negato nel caso di coppie specifiche, per cui non risultino verificate determinate aspettative tipiche di certe razze.

Nido con femmina di Hubbel California Sauro che sta curando prole di Fiorentino Gazzo Nero:
si tratta di un ottimo esempio di utilizzo delle balie, dato che la razza adottiva è una tra le più rinomate per questo utilizzo,
mentre quella adottata è una tra le più irruente nel nido e per questo solita a questa pratica
foto ed animali di M. Claudenti

COME SI UTILIZZANO LE BALIE

Per quanto detto appena sopra il colombicoltore attento e conoscitore delle proprie razze allevate dovrà essere consapevole del fatto che una o alcune di esse abbiano bisogno del supporto delle balie. Nel caso in cui questo risulti effettivamente necessario saranno da identificare quelle coppie dedite a questa pratica. In generale il ruolo di balia è indicato per quelle razze che covano ed allevano bene la prole, ma anche che avranno un alto numero di deposizioni durante la stagione. Generalmente le più indicate sono i Triganini Modenesi, i Colombi Viaggiatori (quelli da gara per intendersi) e la razza ibrida degli Hubbel California: queste tre razze serviranno al lettore così da avere un riferimento di tre razze la cui grandezza sarà proporzionata ai piccioncini che nasceranno e quindi simile alla razza d’origine; serviranno per questo solo come indicazione, sarà poi l’allevatore stessa a trovare la razza o l’ibrido migliore per svolgere il ruolo di balia. Facendo riferimento all’ibrido Hubbel California si può affermare che in questo caso la selezione a scopo alimentare ha portato ad ottenere soggetti le cui dimensioni e l’attitudine riproduttiva fossero eccessivamente spiccate: quest’ultimo aspetto è confermato dal fatto che spesso queste coppie riescano a covare anche tre uova e conseguentemente anche 3 piccioncini, raramente tralasciando la crescita di 1-2 soggetti; la rendono così una tra le razze più apprezzate per questo uso.

Un piccolo accenno ai Viaggiatori da Esposizione: tutte queste razze derivano proprio dal Colombo Viaggiatore da competizione, il quale per la pratica sportiva deve essere un buon allevatore di prole ed avere un’abbondante produzione nell’anno. Ognuna di esse ha seguito un percorso diverso in funzione (spesso) della Nazione in cui è stata selezionata e così si sono generati colombi diversi, ma dal ceppo unico. Questa indole particolarmente propensa all’allevamento dei piccioncini però con la selezione a fine espositivo si è negli anni persa a favore di soggetti portatori di caratteristiche affini allo standard: è per questo che oggi si preferisce usare i primordiali Colombi Viaggiatori da gara come balie, anziché i derivati da esposizione. Anche in questo caso il discorso è generale: esisteranno sicuramente soggetti, coppie e ceppi che hanno mantenuto tali peculiarità e quindi anche adatte all’uso di balie.

In questa foto si ha un riproduttore di Colombo Viaggiatore da gara: sotto 2 piccioncini, di cui quello con peluria chiara di Viaggiatore (proprio della coppia di riproduttori) ed uno quello più scuro di razza Modena (adottivo).
I Modena in genera ed in condizioni di estrema tranquillità sono buoni allevatori, ma queste condizioni non sempre sono attuabili
Foto ed animali di P. Bellò

Avevamo iniziato l’articolo partendo da una distinzione tra avicoli e colombi: se nei polli l’uovo sia da scartare perché “troppo vecchio” dopo 7-10 giorni dalla deposizione, nel colombo questo avviene molto prima, intorno ai 4-5 giorni. Tutto questo è basilare per capire che la sottrazione delle uova da un nido per inserirlo nell’altro adottivo sia un’azione da effettuare in tempi rapidi: si consideri infatti che molto spesso i colombi deponendo 2 uova in tempi dilatati di 2 giorni, generano una prole anch’essa di 2 giorni di differenza. Sarà quindi importante che il colombicoltore agisca tempestivamente una volta che le uova saranno disponibili.

E’ diretta conseguenza di questo il fatto che l’allevatore dovrà identificare una coppia adottiva, quella che poi a tutti gli effetti diventerà “balia”: questa dovrà anch’essa trovarsi in una fase di cova primordiale, intorno massimo al 3-4° giorno. Se fosse troppo avanti, sostituissimo le uova e la fase di cova si allungasse troppo oltre i 17-18 giorni standard, le uova potrebbero essere scartate dai riproduttori e l’intero progetto decadrebbe. Al contrario un altro rischio è che se lo sviluppo delle uova adottate è troppo avanzato, mentre le balie sono ad inizio della loro cova e si arrivasse alla schiusa, i riproduttori adottivi non avrebbero fisiologicamente attivato quelle ghiandole che garantiscono la secrezione del latte di gozzo, non riuscendo a tutti gli effetti a nutrire i piccioncini affamati appena nati con un sufficiente apporto calorico/proteico.

La concomitanza delle due deposizioni e della cova hanno come coppia che detta il tempo quella da cui vengono prelevate le uova: di conseguenza sarà necessario avere un buon numero di potenziali coppie adottive, perché ce ne sia almeno una che sia predisposta per ricevere le uova nei tempi indicati. Se il numero non fosse sufficiente è altamente probabile che i tempi non siano allineati e non si riesca a mettere in atto il progetto di adozione. Solitamente per una coppia “cedente” si sceglie di avere almeno due coppie “balie”, meglio se si riuscisse ad arrivare a tre o quattro.

L’attento lettore una volta compresa la procedura descrittiva dell’affidamento delle uova alla coppia “balia” si chiederà: “…e le uova della coppia affidataria che fine fanno?”

E’ un quesito corretto da porsi: se lo sviluppo embrionale delle uova sostituite fosse appena all’inizio (1-2 giorni), queste possono essere consumate come alimento sulla tavola; in alternativa possono essere scambiate con la prima coppia cedente, con la consapevolezza che si possa perdere la prole per le cause che hanno portato alla scelta dell’uso delle “balie”. Questo ovviamente non accelererà il ciclo di deposizione della coppia cedente, dovendo questa curare nuove uova e nuova prole.

Infine, se lo sviluppo fosse troppo avanzato nelle uova della coppia ricevente, come scritto sopra, si sconsiglia la pratica della “balia”.

Le straordinarie doti di allevamento di alcune razze permettono in certi casi di non rimuovere le uova originarie dal nido: è il caso di questa foto, dove oltre ai pulli di Colombo Viaggiatore da gara (bianchi) è stato aggiunto un uovo di Cravattato Italiano (piccioncino colore blu): questa razza ha notoriamente difficoltà nell’allevare 2 pulli alla volta e spesso 1 dei due rimane indietro nello sviluppo e quindi questa può essere una valida alternativa.
Foto ed animali di P. Bellò

L’allevamento per mezzo di balie è una pratica ben nota in ambito colombofilo, ma richiede una buona esperienza in merito, conoscenza dei propri animali in colombaia e un ampio numero di animali su cui poter contare per mettere in pratica questa tecnica. L’allevatore neofita non dovrà scoraggiarsi le prime volte quando la pratica non corrisponderà alle aspettative: il fascino di questo mondo è anche avere a che fare con esseri animali, tutti diversi ed ognuno portatore di un istinto proprio; certamente il supporto e la guida di un colombicoltore esperto sarà utile nel mettere in pratica certe azioni e rilevare certi comportamenti in voliera.

Si conclude sottolineando che l’impiego delle balie debba essere di supporto all’allevamento di una razza e non la soluzione unica: ognuna, a proprio modo, deve mantenere l’originaria caratteristica di attaccamento al nido e la cura nell’allevamento della prole, senza correre il rischio che queste qualità ancestrali vadano perse nel tempo.

Ringraziamenti

⁃ Marco Claudenti

⁃ Patrizio Bellò

⁃ Leo Landi

Scritto e curato da Guido Monciatti

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