PREMESSA
Il mondo colombofilo negli ultimi decenni ha scelto di categorizzare i colombi in base a vari aspetti fisico-comportamentali per facilitarne il riconoscimento, la selezione ed il giudizio: esistono soggetti dal gozzo particolarmente sviluppato, altri con piume disposte in modo estremamente particolare o colombi dai colori unici e ricercati. Si tratta di un fantastico ventaglio di varietà, capace di rispondere a pieno al termine biodiversità.
Originariamente però la selezione di una razza rispetto ad un’altra aveva essenzialmente un duplice scopo: ludico/sportivo o produttivo. Questo è ciò che è accaduto anche nella città di Modena dove principalmente due tipologie di colombi hanno interessato maggiormente gli amanti di questo volatile: il Triganino Modenese per la sua leggiadria, capacità e velocità di volo ha creato una vera e propria sottocategoria di colombicoltori, ovvero i triganieri, figure storiche che addirittura lo Statuto della Città del 1547 ne parla, ed il SOTTOBANCA, colombo più propenso alla produzione di carne.
Ciò che ha reso infatti nei secoli il colombo uno dei primi animali ad essere allevato dall’uomo è proprio l’aspetto produttivo e la capacità di procacciarsi cibo in autonomia: molte razze di forma sono nate come colombi da allevare per l’alimentazione e molte di queste erano dei veri e propri riferimenti nel mondo rurale anche italiano, prima che l’industrializzazione e la selezione ferrea di alcune razze nello specifico (Hubbel California, King e Texani in particolare) li soppiantasse per numero di novelli prodotti da una coppia in un anno o quantitativo di carne (soprattutto nel petto, la parte più ricercata dal mercato alimentare). L’attaccamento alla tradizione, un forte legame con la Storia e la voglia di identificarsi con un recente passato ha fatto in modo che quella selezione per produzione evolvesse recentemente in una selezione a scopo ornamentale: proprio questo è quello che è successo negli ultimi anni a vari colombi italiani, come il Sottobanca, soggetto dell’approfondimento dell’articolo presente.

Come abbiamo già scritto nell’introduzione se volessimo collocare geograficamente le origini del Sottobanca sul territorio italiano è probabile che identificando nella città di Modena il luogo di nascita e sviluppo di questo colombo non dovremmo sbagliare di troppo: originariamente al momento del riconoscimento e della catalogazione di questo colombo si scelse di identificarlo come “Sottobanca Modenese” (terminologia oggi revisionata ed abbreviata a soltanto “Sottobanca”), anche se grazie a fonti storiche lo si rintraccia anche a Reggio Emilia ed a Carpi. L’Emilia-Romagna è da sempre un territorio che ha grande familiarità con questa specie di volatile ed ha trovato ampio sfogo nelle cascine rurali tipiche delle campagne modenesi, ma anche a ridosso delle aree urbanizzate dove chiunque (anche molti insospettabili) trovavano confidenza nell’allevamento del colombo: al nord della regione il Piacentino, in Romagna il Romagnolo e nella zona centrale proprio il Sottobanca è stato un importante protagonista, tanto da essere nominato originariamente Grosso Emiliano (alcune fonti parlano anche di Colombo Emiliano, Reggiano, Modenese o colombo dal ciuffo). E’ corretto allo stesso tempo attribuire però a questa razza anche un ulteriore nomignolo, quello di “Bastardone”: tale termine nasceva dal fatto che tali soggetti non avessero forme omogenee e molto probabilmente fossero selezionati originariamente senza troppi criteri estetici, ma semplicemente di dimensione. E’ importante precisare al contempo che in alcuni casi storicamente ci si riferiva al Sottobanca anche con il termine “Mondano”, vocabolo con il quale in passato venivano identificati generalmente i colombi di taglia grande: questa usanza è oggi persa dato che proprio con “Mondano” si identifica una specifica razza francese indipendente e ben definita.
Infine addentrandosi maggiormente nel dialetto modenese era anche riconosciuto come “Ciuzon”, ovvero colombo gallina per la sua forma e la sua struttura, dato che ricorda una chioccia, appunto “cioza” (precisiamo che oggi il Sottobanca rientra tra i colombi di forma e non “gallina”).
Introdotta quindi la razza Sottobanca da un punto di vista di geolocalizzazione è necessario darle anche una collocazione da un punto di vista temporale: ciò non è altrettanto facile, dato che essa ha subito nei secoli molte modifiche e variazioni morfologiche. Questo significa quindi che per trovare i primi documenti che ne parlino è necessario sfogliare anche libri storici di metà XVI secolo dove grazie a raffigurazioni e miniature si riesce a rintracciare colombi dalle forme similari a quelle del Sottobanca: il naturalista Aldovrandi Ulisse nel suo libro “Ornithologiae hoc est de avibus historia” (pubblicato nel 1599) attraverso i disegni del pittore Licozzi Jacopo propone volatili che possono ricordare lontanamente questa razza; qui di seguito un paio di schizzi particolarmente ispiranti.

Ovviamente se si confrontano queste due immagini con il disegno dello standard attuale la differenza è evidente, ma non dobbiamo dimenticare che questi disegni storici affondano in una passato di oltre 600 anni, tempo durante il quale volatili come i colombi hanno subito, soprattutto per mano dell’uomo, moltissime variazioni, anche sostanziali. Il ciuffo, il becco e la forma sono comunque elementi che sembrano un filo comune che lega nel tempo passato e presente.
Se spostiamo l’attenzione verso foto più recenti (l’immagine successiva è sicuramente più attuale, ma comunque sempre di circa 100 anni fa) si può notare una maggiore somiglianza con i soggetti in standard di oggi: ciò che colpisce in questo caso in primis come disomogeneità è certamente la postura, più inclinata ad inizio XX secolo rispetto a quella che avrebbe assunto già nello standard di fine anni ’70. Probabilmente il Sottobanca è frutto dell’incrocio tra il colombo Piacentino ed il Triganino Modenese: non è stato raro ad inizio XX secolo trovare nei cortili delle fattorie emiliane stormi di colombi di queste 3 razze allevati insieme, proprio a sottolineare il fatto di come facilmente le tre genetiche si siano facilmente amalgamate per fornire il risultato oggi osservabile. Grazie a flussi migratori verso Oriente e la propensione estense verso il Medio Oriente intorno al ‘700 si è inserito nella genealogia autoctona anche il Colombo Turco (detto Turchetto), il quale ha portato nella genetica del Sottobanca la caratteristica peculiare del ciuffo, aspetto recessivo nel colombo.



Colombo il cui proprietario svizzero lo importò dall’Italia nel 1960
Il fotografo è Karl Stauber, pioniere della fotografia colombofila e grande maestro.
Tratta dal libro Encyclopedia of Pigeon Breeds di Wendell M. Levi del 1965
Come detto nella premessa l’impiego della razza Sottobanca era prettamente quello di produrre carne ed è per questo che anche oggi è un volatile imponente dalla struttura pesante: in vari casi si avvicina al chilogrammo con un minimo da standard attuale per i maschi di 900g e nelle femmine di 850g; da un punto di vista di selezione si è lavorato fortemente in quest’ottica, tanto che alcuni documenti di fine ‘800 parlano di colombi Sottobanca il cui peso fosse massimo di 700g, mentre già 50 anni dopo si legge di soggetti di oltre il chilogrammo (1150g).
Questa stazza implica che sia un colombo privo di qualità da volatore e che a tutti gli effetti preferisca spostarsi a terra anziché volare (escluso in caso di pericolo imminente). Da questa sua attitudine deriva anche il nome: in dialetto modenese la banca è la “panca”, il sedile per più persone spesso in legno e nei portici dei casolari sotto di essa è dove questo colombo era solito deporre, covare ed allevare i propri pulli e da qui il nome “SOTTO – BANCA”.
Oltre al peso sono proprio alcune sue parti del corpo che lo inseriscono di diritto nella categoria dei colombi di taglia grande: la prima volta che lo vidi esposto notai subito le zampe ed il becco, entrambi grossi e possenti. Io infatti, abituato a colombi cittadini, vedendo dei tarsi nudi di questo spessore rimasi sorpreso: giustamente per sorreggere una struttura fisica del genere anche la zampa deve essere proporzionata al resto del corpo. Ed inoltre il becco: possente e spesso, per quanto corto, quasi a ricordare un uccello tropicale solito a rompere gusci. Ovviamente questo è quello che notai da neofita, ma l’impressione fu reale: dato di fatto è la catalogazione particolare di questa razza tra i Fortirostri, volatili a “becco forte”.
Studiando il Sottobanca per questo articolo e leggendo lo standard ho notato anche come la forma della testa, soprattutto nella zona dell’attaccatura con il becco, riesca ad enfatizzare proprio quest’ultimo: la parte superiore della testa è piatta e passa alla fronte con un angolo deciso verso il basso seguendo una linea unica che arriva fino alla punta del becco leggermente inclinato verso il basso, passando per le caruncole nasali, bianche e lisce.

Sempre nella zona della testa esiste un altro elemento peculiare della razza Sottobanca: il ciuffo sulla nuca. Qui di seguito cito direttamente dallo standard F.I.A.C. (Federazione Italiana Allevatori Colombi) la parte in cui questa parte del corpo è descritta (mi è piaciuto molto questo estratto perché penso vada oltre la semplice descrizione e lo faccia anche in modo molto dettagliato):
“La nuca è ornata da un ciuffo a conchiglia folto e spesso, ben compatto,
che la cinge sporgendo ai lati,
ove forma due rosette che hanno il centro all’altezza degli occhi e poi,
abbassandosi sul collo, si conclude con una fluida criniera.
Le rosette devono essere ben modellate, formate da diversi ordini di piume disposte concentricamente.”
Proprio l’occhio è quindi l’elemento centrale della testa intorno al quale ruotano gli altri elementi appena descritti, tanto da conferire alla razza una grande personalità: lo stesso contorno deve essere di un rosso vivo, largo, ma non troppo sporgente. Ho notato nelle varie mostre a cui ho assistito di come la pulizia del disegno di questa parte del corpo sia complessa e rara da ottenere, soprattutto in soggetti di classe B (oltre 1 anno di vita), dove l’avanzare dell’età comporta anche un inspessimento delle caruncole oculari.
Passiamo così all’approfondimento della struttura fisica del Sottobanca: come la testa anche la postura e la forma sono caratteri fondamentali in fase di giudizio e selezione: la caratteristica da preferire è una corporatura imponente e spessa che conferisca al soggetto un’impressione di forza. Gli elementi che ovviamente devono essere monitorati in tal senso sono il petto, che non dovrà essere piatto e stretto, ma ovviamente rotondo e largo ed il dorso, che parte dall’attaccatura con il collo perpendicolare alle zampe e con un angolo orientativamente di 90° si muove verso la coda. Ampio dovrà essere quindi lo spazio tra dorso e petto, con un’ala altrettanto grande da coprirne il profilo. Un’evidente differenza infatti con una razza di recente creazione, anch’essa da carne destinata alla mensa, come il Texano è proprio questa: ognuno con la propria forma e con la propria dimensione; nel caso della razza italiana l’intero animale è proporzionato nelle sue parti ed esprime una selezione rurale che nei secoli ha portato a renderlo un colombo grande a 360°, mentre nella razza statunitense ali, zampe e testa sono state miniaturizzate in rapporto al resto del corpo (elementi di scarto per animali selezionati principalmente in ottica produttiva industriale). Ed infatti anche le zampe nel Sottobanca sono da ricercare di media lunghezza: pur un colombo pesante deve ergersi e staccarsi dal terreno, poiché proprio la struttura bassa rappresenta in fase di giudizio un difetto grave.

Infine la posizione generale deve essere quella di un colombo eretto sulle proprie zampe (come scritto la testa deve essere di una linea perpendicolare al piano d’appoggio che unisce l’occhio con la punta delle dita passando per il collo) e si devono scartare soggetti la cui postura sia orientata verso avanti e con una figura complessiva (testa-corpo-coda) orizzontale (solo il copro deve essere orizzontale).
Il Sottobanca dal punto di vista dei colori offre vari mantelli: non altrettanto numerosi come accade nei Triganini, con i quali condivide la terminologia dialettale modenese con la quale in alcuni casi sono descritti. Tra i colori “base” o “fondamentali” il magnano (a richiamare l’abito sporco della figura dello stagnaro/fabbro, artigiano della tradizione abile nel riparare con lo stagno utensili di vita comune) è sicuramente il mantello più diffuso oggi; a questo si aggiungono da standard nero (moro), rosso (sauro), giallo (giallo naturale/caldano di base*), bianco (questi 5 mantelli già approvati dal 1980) e nero a testa screziata (detta suora nei soggetti femmina, riconosciuto negli ultimi anni). Corretto sottolineare a completezza dell’informazione che esistono anche altri mantelli, detti “portatori”, utili ai fini dell’allevamento per migliorare spesso la brillantezza dei mantelli principali: pietra scura (bronza), sauro di moro (baio) e nero di magnano. Giusto per un maggior dettaglio quindi i mantelli “base” sono quelli puri, ovvero ottenuti da incroci specifici e non casuali, che rispecchiano a pieno i caratteri di una colorazione. Con “portatore” si intende un concetto diverso rispetto al panorama genetico, ovvero quei mantelli utili all’allevamento e non ai fini espositivi, che ovviamente potrebbero avere disomogeneità rispetto ai colori fondamentali.
- GIALLO NATURALE/CALDANO DI BASE
Nel libro “Il colombo Sottobanca” l’autore Garagnani dedica ampio spazio a questa differenziazione cromatica oggi accomunata nello standard FIAC (dal 1977, quando tale scelta scaturì non pochi dissensi tra gli estimatori più anziani della razza): si tratta di due diversi colori dove con Caldano Base si intende una tinta pura più brillante, non opaca, intensa ed uniforme che ricorda il tuorlo dell’uovo; mentre con Giallo Naturale si hanno soggetti dal mantello portatore non vivace e sbiadito che ricorda molto i cromatismi della paglia del grano. Nel libro sono offerti ampi spunti di analisi ed approfondimento su come accoppiare soggetti perché i colori si mantengano accettabili.
A livello cromatico le tonalità dei colori devono essere intensi e brillanti: in alcuni casi accoppiamenti mirati tra soggetti dello stesso colore comportano opacizzazione del manto, seppur tutto ciò sia necessario per aspetti di forma; è così che arrivano in supporto le colorazioni “portatori”. In generale anche al centro della rosetta, oltre che nel resto del corpo, la tinta deve essere uniforme e non sfumare verso il bianco. Affascinante notare come accezioni descrittive dei mantelli e dei colori risentano in alcuni casi qui non descritti del dialetto modenese, segno tangibile di come questo colombo sia fortemente legato al territori e le se origini corrano indietro nel tempo: per questo suggerisco di approfondire la tematica dei cromatismi sullo standard FIAC.

Sottobanca nero a testa screziata maschio di Antonio Garavelli
Oggi il Sottobanca è una razza territoriale e poco avvezza ad allontanarsi dalla propria colombaia, forte del fatto che il volo non sia una sua peculiarità: preferisce razzolare anziché svolazzare di ramo in ramo, di tetto in tetto e per questo atteggiamento ricorda maggiormente un galliforme rispetto ad un colombo. Data la mole importante non è raro trovarsi in situazioni in cui le coppie litighino per la posta migliore (solitamente la più bassa): non passa in secondo piano infatti la posizione del nido e se ce ne fosse bisogno arrivano a cacciare anche altri colombi, indipendente dalla mole altrui. E’ da considerare che non esercitano tale prepotenza solo con soggetti più piccoli, ma arrivano a far ciò anche con soggetti della stessa taglia, creando nella colombaia non poco disordine. Ciò avviene spesso quando il colombicoltore, spesso neofita, lascia soggetti non accoppiati nella voliera, generando in questi colombi la ricerca naturale di un/una compagno/a a discapito di una coppia già formata. Il Sottobanca è quindi un colombo molto premuroso e difensivo della sua prole e della sua posta: in molti casi anche con l’allevatore, nel momento in cui questo tenta di ispezionare il nido per verificare lo stato delle uova o dei pulli non sarà insolito ricevere qualche colpo d’ala o beccata.

Da costatare che a livello di allevamento non è poi così facile riprodurre il Sottobanca: ciò è causato proprio per questa sua morbosità nel difendere il nido sia per la sua mole pesante. Può accadere spesso infatti che preferisca “farsi forte” per proteggere la posta anziché covare e perdendo di vista le uova (o anche i pulli) possa calpestarle, tanto da comprometterne lo stato. Inoltre anche a livello di atto riproduttivo, al contrario dei colombi di taglia piccola dove la fatica è minima e tale azione è anche ripetibile più volte nella giornata, nel Sottobanca questo evento causa non poca stanchezza e stress. Tanto che spesso capita che le uova nel nido siano infeconde. Questa è anche la diretta conseguenza di una ferrea selezione che nel tempo ha portato questa razza da essere selezionata per la produzione (tanti piccioni all’anno) ad essere un colombo ornamentale e quindi selezionato perché rispettasse certi parametri estetici, lavorando in alcuni casi con la consanguineità.

Tutto questo è quindi una realtà recente, poiché così ne parla la rivista “L’Italia agricola” nel 1922:
“Differenze marcate si riscontrano nella fecondità e soprattutto nell’amore per la covatura e nell’abilità per allevare (il riferimento è a Piacentini, Romagnoli e Romani, ndr).
Sotto questo riguardo i Sottobanca sono i migliori di tutti. Essi infatti possono arrivare ad allevare persino otto anche nove paia di piccioni all’anno, con una cura e con una abilità che invano si cercano in altre razze. […]
I colombi Sottobanca sono molto fecondi, volenterosi ed industriosi.
Possono continuare a deporre sino a 10-15 anni”
(ad oggi un colombo di 5-6 anni è considerato vecchio, ndr)
Inoltre tale documento storico prosegue confrontando le tre razze in analisi, valutando il Sottobanca come una razza facile da allevare proprio per la tenacia e la caparbietà dei riproduttori nel seguire la prole (in antitesi con quanto avvenga adesso).
Oggi quindi il Sottobanca è tra le razze meno allevate in Italia: nel 2021 attraverso uno studio di Antonio Pizzuti Piccoli descritto nel suo saggio “Conservation of Italian Autochthonous Domestic Pigeon Breeds” si contavano 120 coppie in Italia con un andamento in calo e per questo minacciato. Negli anni come razza ha avuto buoni apprezzamenti anche all’estero: in Francia in particolar modo è stato selezionato e con il tempo si è perfezionato a livello estetico, seppur seguendo altri canoni, tanto che poi si è venuta a creare una razza specifica alternativa, il Sottobanca Francese.
Come descritto sopra però la razza Sottobanca in passato è sempre stata apprezzata sul territorio, soprattutto nei suoi luoghi d’origine: è qui che già a cavallo del biennio 1970-71 grazie alla passione di alcuni colombicoltori si definì una nuova società, denominata “Triganino e Sottobanca”, tale da sancire infatti la forte appartenenza di queste due razze alla città di Modena. Fu costituito lo Statuto della società e con esso la volontà di unirsi alla Federazione Italiana Allevatori di Colombi, cosa che sarebbe avvenuta qualche anno dopo. Fu necessario attendere il 1977 per la redazione dello standard di razza Sottobanca con relativo “cartello di giudizio”, un documento che evidenziasse i pregi ed i difetti da ricercare o correggere nei soggetti. La società era forte promotrice della propria passione ed annoverava al proprio interno importanti rappresentanti anche istituzionali provinciali, tali da portare in alto progetti legati alla diffusione delle due razze modenesi.
Per supportarne la diffusione e combatterne l’estinzione F.I.A.C. insieme al sostegno di alcuni estimatori di questa razza di colombo ha istituito il club di specializzazione “Club Italiano del Sottobanca”, il cui presidente è Mazzanti Giovanni.

Il primo amore non si scorda mai!
“Fino al 1995 la domenica pomeriggio c’era un commerciante ambulante che si fermava nel quartiere in cui abitavo: qui ero solito ogni weekend comprare una coppia di colombi…tanti colombi tante razze. Senza un criterio preciso, acquistavo quelli che più mi colpivano.
Un giorno un idraulico, tale Domenico Mazzotti di Ravenna, lavorando nella zona notò la mia colombaia: chiedendo in giro tra i vicini chiese chi fosse l’allevatore di quegli animali, aspettandosi che fosse un signore adulto o di una certa età, ma invece ero io, ragazzo appena maggiorenne. Mazzotti era uno tra i migliori allevatori di Sottobanca del tempo e come tale riusciì a trasmettermi la sua passione per questa razza in breve tempo.
Da giovane quale ero, ebbi la fortuna di ricevere tanti colombi dai migliori allevatori del tempo Montanari, Mazzanti, Rubboli… e grazie all’ottimo materiale di base da cui ebbi modo di partire, riuscii a conseguire ottimi risultati e premi già nei primi anni di allevamento.
Oggi dopo un periodo di distaccamento dalla razza Sottobanca per cause personali, il mio augurio è quello di riportarli a casa dall’allevamento di mio fratello Ettore che ha conservato durante questi anni di separazione il ceppo originario: in questo modo avrò la possibilità di curarli quotidianamente e poter riprendere la selezione.”
Questo è un piccolo racconto/aneddoto che Bartoletti Filippo, membro del direttivo FIAC e giudice ufficiale Entente Européenne D’aviculture Et De Cuniculture (EE), ha voluto condividere nell’articolo in riferimento al suo esordio da allevatore di colombi con un piccolo approfondimento sulla prima razza che ha allevato, il Sottobanca.
Un sincero ringraziamento a chi ha contribuito alla scrittura di questo articolo, sottolineandone la disponibilità e l’apertura nei confronti di un progetto come Confraternitgallus, il cui unico intento è quello di diffondere e raccontare la propria passione, così che essa si rafforzi giorno dopo giorno:
– F.I.A.C. – Federazione Italiana Allevatori Colombi di razza (fi-ac.it)
– Trinci Tiziano
– Vaccari Antonio
– Bartoletti Filippo
– Nicastro Michele
Bibliografia
– “Conservation of Italian Autochthonous Domestic Pigeon Breeds” di Antonio Pizzuti Piccoli – 2021
– “L’Italia agricola” – anno 59° numero 1 – 1922
– “Manuale del Triganino Modenese” di Zambon e Vaccari – 2022
– “Ornithologiae hoc est de avibus historia” di Aldovrandi Ulisse – 1599
– “Atlante delle razze avicunicole autoctone” di Zanon e Bigi – 2023
– “I colombi Domestici” di Bonizzi – 1887
– Notiziario FIAC – Anno IX n°35 OTTOBRE 2019
– Nota di rilievo per il libro “Il Colombo Sottobanca” di Umberto Garagnani del 2015, vero e proprio saggio dedicato alla razza e grazie al quale sono riuscito ad arricchire il presente articolo. Per chiunque fosse interessato al Sottobanca consiglio di recuperarne una copia, ai fini dell’allevamento, ma anche per conoscere la Storia.

Scritto e curato da Guido Monciatti


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