In colombofilia l’attività di osservare, valutare e selezionare la bellezza di un soggetto si sofferma essenzialmente su 3 aspetti: la forma, il colore ed il comportamento. Tutti questi tre elementi sono la risultate di una combinazione genetica, di cui il singolo colombo si fa portatore. Nello specifico esistono proprio dei criteri e regole di base che definiscono la struttura ed il comportamento di alcuni geni, la cui risultante è data dalla combinazione dei geni ereditata dai riproduttori: queste informazioni le potete recuperare nell’articolo “Introduzione alla genetica di base del pollo” nella sezione avicoli. In quel documento è possibile trovare quelle nozioni che introducono il neofita a certe tematiche e garantiscono la possibilità di approfondire gli argomenti che seguiranno. Non vi sono grandi differenze tra il colombo ed il pollo: è importante precisare però , anche se servirà solo a livello nozionistico, che il pollo ha 39 coppie cromosomi totali (38 autosomi e 1 legato al sesso), mentre nel colombo ce ne sono 40 totali (39 autosomi e 1 legato al sesso). Per il resto a livello macro la genetica funziona esattamente allo stesso modo, ovvio immaginarsi che i geni ed il loro funzionamento siano ben distinti.
Gli articoli che seguiranno (questo compreso) garantiranno la possibilità all’attento lettore di capire perché un soggetto risulti avere certe caratteristiche fenotipiche e comportamentali. Inoltre l’ambizioso colombicoltore avrà anche la possibilità di mettere in pratica quanto letto, andando a verificare in fase di selezione pratica ciò che ha potuto apprendere . Alla fine di ogni articolo sarà premura dello scrittore lasciare una piccola legenda dei termini tecnici utilizzati lungo il testo, così da facilitarne la comprensione: tali parole saranno evidenziate lungo lo svolgimento del testo in blu; per quanto riguarda i simboli dei geni, questi saranno scritti in rosso corsivo.
Si conclude questa introduzione sottolineando che il l mondo della colombofilia nello specifico ha ancora tantissimi lati della genetica celati nell’ombra ed esistono manuali da cui questo stesso articolo prende spunto: non si ha quindi la pretesa di insegnare qui, bensì di stimolare l’allevatore/lettore nel conoscere per migliorare; si rimanda a testi didattici e specifici delle razze che permetteranno approfondimenti più professionali e dettagliati; inoltre la pratica dell’allevatore stesso garantirà la possibilità di ottenere ulteriori informazioni.

Come scritto poco sopra la genetica del colombo è veramente molto ampia: si è scelto quindi di partire dalla descrizione dei geni e del loro comportamento per quanto riguarda la colorazione; è sostanziale per facilitare la comprensione dei concetti che seguiranno, definire i tre parametri che sono le fondamenta della colorazione di ogni colombo: colore base, disegno base e modificatori. In questo articolo nello specifico andremo ad approfondire e descrivere quelli che sono i COLORI BASE.
Per ogni colore, anche negli articoli futuri riferiti alle colorazioni, sarà sempre indicato il termine italiano ed il corrispettivo inglese; può capitare però che a questi si aggiunga un terzo termine: questo è dovuto all’importante influenza dialettale della regione Emilia-Romagna nel mondo colombofilo (legata in particolar modo all’allevamento del Triganino Modenese, la razza che detiene il record di numero di colorazioni presenti nel proprio standard).
In colombofilia i colori base sono tre e sono quei colori su cui si basano tutti i cromatismi che un colombo può avere: il BLU, il ROSSO DOMINANTE ed il BRUNO. Ognuno di questi rappresenta un fondo (una base appunto) che garantisce l’opportunità di ottenere una serie di pigmenti: perché ciò sia possibile è necessario l’intervento di altri geni che comportano un’alterazione del fenotipo (oltre al genotipo ovviamente), rimanendo comunque sempre all’interno di un intervallo definito. E’ naturale però aspettarsi che alcuni colori non rientrino tra le possibili linee di pigmentazione dei colombi: per esempio il verde, colorazione propria di altri uccelli come il Parrocchetto dal Collare (Psittacula krameri), nei colombi ornamentali non esiste.
Si vuol precisare che i colori base non sono formalmente presenti su tutte le specifiche razze, poiché sì tutti i colori base potenzialmente possono tingere il piumaggio di ogni colombo, ma ufficialmente solo alcuni fenotipi legati al mantello sono riconosciuti sullo standard di ogni razza, perché hanno seguito un iter di ufficializzazione: nel Cravattato Italiano per esempio il colore base bruno non è stato ancora riconosciuto e questo non è motivato dal fatto non si possa ottenere, ma perché selezione ed approvazione ufficiali non sono ancora avvenuti. Lo stimolo è quello di selezionare le proprie razze con un obiettivo migliorativo di forma, ma anche di colore ed in quest’ultimo caso anche provando ad uscire fuori dagli schemi.
E’ premura specificare che il bianco è un colore frequente da vedere nei colombi, seppur questo non faccia parte dei colori base: il motivo è perché il bianco è generato dall’assenza dei pigmenti nelle piume del colombo (si dedicherà un articolo specifico di approfondimento in futuro).

BLU – blue (B+)
Questo colore base è sicuramente il più conosciuto, perché è il più comune tra i colombi ornamentali e si tratta di quel pigmento derivante dal tipo ancestrale (wild type) proprio del Columba Livia, il colombo originario dal quale sono state generate tutte le altre razze riconosciute per mezzo di mutazioni genetiche: la presenza del “+”nel simbolo di riferimento B+ si riferisce proprio a questo, ovvero quel gene che non è stato condizionato da mutazioni.
Il colore base blu (che in modenese prende il nome di “bigio”) conferisce al colombo una linea di pigmenti che vanno dal nero al grigio. Questo fenotipo è dato da una prevalenza di eumelanina (insieme di pigmenti a base nera) nel piumaggio; si precisa che in alcuni casi è presente comunque in piccola dose un accenno di feomelanina (melanina legata al rosso).



ROSSO DOMINANTE – ash red (BA)
Come si può intuire dal nome questo colore base vira dal rosa-argenteo al grigio cenere/fumo fino al bordeaux: si intuisce quindi come mentre per le altre due basi il range che coprono è definitamente ristretto variando di poco, qui i parametri d’inscurimento potrebbero essere tali da arrivare ad una tinta rosso cupo, quasi nera. Si sottolinea ulteriormente, sfruttando sia il termine inglese “ash” (cenere) che quello modenese monaro (che in dialetto significa mugnaio, le cui vesti erano spesso infarinate), di come in alcuni soggetti (spesso maschi) alcune parti del piumaggio come coda e sulle ali (remiganti e timoniere) risultino “sporche”: più scuri ed irregolari sulla piuma del colombo (si precisa che non si tratti di frizzature, caratteristiche tipiche di alcuni mantelli indipendenti dal colore base rosso dominante).
In questa colorazione di base la feomelanina prevale nel piumaggio, conferendo così pigmenti tipici rossicci al fenotipo.
In fase di selezione sarà un’importante premura dell’allevatore non confondere la genetica che è collegata al colore base ROSSO DOMINANTE, rispetto al ROSSO RECESSIVO – e (su questo colore verrà redatto un articolo specifico di approfondimento), gene anch’esso legato al sesso, ma non un colore base; si sottolinea come i due rossi siano geneticamente diversi e non abbiano nulla in comune (lo dimostra anche banalmente l’uso di un simbolo differente), perché collocati su due cromosomi distinti. Questa importante distinzione è stata notata nel primo ventennio del XX secolo, ma un occhio attento riesce a notare differenze essenziali (vedi foto sotto): il rosso recessivo in situazione di omozigosi riesce a coprire completamente il colore di base sottostante; questo significa che, seppur i migliori mantelli rosso recessivo siano ottenuti dal colore base blu, in particolare attraverso la versione estesa fenotipicamente riconoscibile come il nero unicolore, possono comunque avere base rosso dominante (ed anche il bruno che vedremo dopo): si verificherà quindi che rosso dominante e rosso recessivo convivano, trovandosi, come detto sopra, su due cromosomi diversi.



BRUNO – brown (b)
Questo colore base fino intorno al 1930 era considerato un mantello diluito del blu e spesso il mantello uniforme del bruno era confuso con il blu uniforme diluito (dun); qualche relazione tra i due esiste: il bruno è una speciale combinazione di feomelanina, più abbondante, ed eumelanina, minore in percentuale, ma che ha anche una diversa capacità strutturale di riflettere la luce.




E’ corretto valutare anche come i tre colori base si relazionino tra loro e come si comportino i geni che sono alla base di una prole nata dall’incrocio di due riproduttori i cui colori base sono diversi (maschio base bruna X femmina base bigia, per esempio); definiamo quindi prima di tutto che i tre colori base sono legati al sesso: questo è molto importante e significa che sono annidati nel locus che nel maschio ha il classico allele W//W mentre nella femmina si ha W/Z, dove appunto il secondo cromosoma trasporta solo una parte del materiale genetico
I tre colori base persistono in un triplice legame descritto dalla seguente formula:

dove il rosso dominante domina sugli altri due, il blu (il colore ancestrale) prevale sul bruno, ma non sul rosso dominante ed infine il bruno che è l’anello debole della triade è recessivo nei confronti degli altri.
Il lettore a questo punto dell’articolo ed a valle di quanto descritto potrebbe chiedersi il motivo per cui un allevatore voglia incrociare due colori base: la ragione è sempre quella di trasportare del materiale genetico dove manca e spesso avviene quando si vogliono costruire nuove varianti di colori su una razza prelevandole da un’altra che invece le possiede già oppure in fase di selezione si vuole migliorare la brillantezza o l’intensità di una certa colorazione…
In contesti di selezione ci troveremo prole di natura eterozigote per quanto riguarda i colori base: da un punto di vista di cromatismo del piumaggio, l’allevatore selettore dovrà lavorare per migliorare ed ottenere un canonico colore base, ottimizzato in casi di omozigosi; si potranno comunque verificare situazioni in cui soggetti eterozigoti e soggetti omozigoti abbiano stesso fenotipo (questo succede spesso con blu portatori di bruno), risultando così indistinguibili.
In selezione il colombicoltore sfrutterà le nozioni condivise su manuali ed articoli didattici (come questo): i colori base sono legati al sesso e potremmo aver quindi un fenotipo diverso su maschi e su femmine.
Qui di seguito lasciamo alcuni esempi approfonditi nella didascalia.

I maschi possono portare con sé due basi genetiche diverse nel caso di geni legati al sesso:
il colombo in foto è un soggetto nato dall’incrocio di due Cravattati Italiani,
in cui il maschio riproduttore è Giallo Vergato (base Rosso Dominante) e la femmina Argento Vergata (base Blu);
si noti come il colore del mantello sia Giallo, ma il fondo non sia bianco come dovrebbe essere un Giallo Vergato,
bensì rimanga quel grigio-piombo dato dal Blu, che qui si schiarisce per effetto del gene diluitore (d) portato da entrambi i riproduttori (questo in omozigosi). Sul sesso femminile in questo tipo di accoppiamento si avrebbe un 100% di Giallo Vergato.
Si intuisce quindi come il Rosso Dominante rispetto al Blu abbia un effetto coprente,
ovvero capace di coprire, ma non completamente in una situazione di eterozigosi,
come farebbe invece in una situazione di omozigosi.
Tale soggetto sarà quindi [BA/B+]come mostrato dal diagramma di Mendel in alto a destra.
Foto e soggetto di Mugavero Giovanni

In questo esempio si mostra una prole meticcia di sesso maschile (sinistra) e femminile (due foto a destra), generata dall’incrocio di due diverse razze: il maschio riproduttore è un Mookee bruno unicolore
e la femmina riproduttrice una Colombella ciuffata blu vergata.
I maschi nati presentano un fenotipo di colore base blu con accenni di bruno sul proprio mantello (un grigio opacizzato):
in questo caso il colore base blu rispetto al bruno agisce in modo DOMINANTE, prevalendo a livello di fenotipo, ma il bruno “contamina” ancora la purezza del blu stesso;
un esempio è il matello del maschio della foto di sinistra che presenta una vaga opacizzazione della piuma, data dall’essere “portatore di bruno” (B+/b).
Per quanto riguarda le femmine il legato al sesso ha dato la possibilità di avere soggetti bruni (b/0)
garantendo così un autosessaggio della prole già alla nascita.
La genetica, quindi anche i colori base, hanno la necessità di rendere scientifico l’agire di determinati geni e spiegare come l’incrocio di alcuni di essi nei riproduttori generi determinati risultati nella prole: ciò avviene in modo molto chiaro e definito per mezzo di schemi. Quello che accade praticamente alcune volte nella realtà di un allevamento può però rispecchiare la teoria genetica…oppure no: questa variabilità è data spesso dal fatto che il patrimonio genetico di cui un soggetto è portatore (genotipo) non è detto che lo si riesca a verificare visivamente (fenotipo) e quindi può accadere che si verifichino situazioni inaspettate, che comunque la scienza riuscirebbe a spiegare, ma solo attraverso un quadro generale del genotipo. Spesso però il colombicoltore non conosce così approfonditamente i geni di cui un soggetto è portatore ed abbia così determinate aspettative sulla prole…salvo poi concretizzarsi con altri risultati.
Forse proprio questo è il bello di sperimentare attraverso la selezione!
Monciatti Guido

LEGENDA
Allele – coppia o gruppo di geni che sono alternative sullo stesso locus nel cromosoma e generalmente hanno stesso simbolo “principale” all’interno della coppia o gruppo, differenziandosi per un suffisso ( i colori base di questo articolo usano tutti la lettera “b”, maiuscola per i dominanti (BA, B+) e minuscola per il recessivo (b)
dominante – il gene mutato copre la parte non mutata (anche in situazione di eterozigosi)
Cromosoma – strutture filamentose costituite dal DNA (Acido desossiribonucleico)
Eterozigosi – i due alleli dello stesso gene, sui due cromosomi, sono diversi (carattere non puro)
Fenotipo – espressione estetica/visiva dei geni
Genotipo – insieme di tutti i geni in un organismo
Incompletamente dominante – gene che si evidenzia con la sua manifestazione completa e totale solo quando in omozigosi, dando un fenotipo pieno; in forma eterozigote si manifesta parzialmente, dando un fenotipo evidentemente differente rispetto al gene recessivo coinvolto, ma parziale rispetto alla manifestazione omozigote completa
Legato al sesso – Specifici geni intervengono sui maschi in entrambi i cromosomi (W//W), mentre nelle femmine solo in uno, dato che l’altro è atrofizzato (W/Z) e nello specifico il locus Z contiene materiale genetico, ma non a livello del locus W
Locus – posizione occupata da un determinato gene o da uno dei suoi alleli
Omozigosi – i due cromosomi della coppia hanno per un determinato gene lo stesso allele (carattere puro)
Recessivo – identifica il comportamento di un certo gene e spiega come questo per manifestarsi nel fenotipo abbia bisogno di essere in omozigosi o in emizigosi se legato al sesso; la situazione di eterozigosi, ovvero con il gene recessivo in singola dose, definisce quello specifico soggetto “portatore del gene recessivo”
Ringraziamenti
Fabio Zambon
Tiziano Trinci
Comi Roberto
Antonio Vaccari
Giovanni Mugavero
Bibliografia
“Pigeon Genetics” di Alex Sell – 2012
“Manuale del Triganino Modenese” di Fabio Zambon ed Antonio Vaccari – 2022
01 Classificazione mantelli del Triganino Modenese

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